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26.01.21 - 20:32
Aggiornamento: 21:24

Proteste contro il coprifuoco in Olanda: oltre 500 arresti

Scontri in tutto il Paese con la polizia, assalti a strutture sanitarie e auto incendiate. Il premier Rutte: “Questa è violenza e la tratteremo come tale”

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(Keystone)

Amsterdam – Quarantun anni dopo tornano proteste e scontri nelle strade d'Olanda. Il 30 aprile 1980 i manifestanti occupavano le piazze, nel giorno dell'incoronazione della nuova regina Beatrice, per protestare contro la mancanza di case. Oggi lo fanno perché in casa non ci vogliono più stare. Ad accendere la miccia, il primo coprifuoco imposto dal governo dai tempi della Seconda guerra mondiale, questa volta causa coronavirus. Anche in Olanda l'ondata Covid è fuori controllo e le misure di contenimento si sono fatte via via sempre più stringenti arrivando ad esasperare buona parte della popolazione, ormai segregata in casa da dicembre fino ad almeno il 9 febbraio. Prima la chiusura di esercizi considerati non essenziali, bar e ristoranti, infine le scuole. E un coprifuoco considerato troppo punitivo e poco 'olandese'. Tutti a casa a partire dalle 21 e fino alle 4 e mezza del mattino. Nemmeno il tempo di iniziare, nella notte tra sabato e domenica, e subito è scattata la rivolta in dieci città, compresa la capitale, L'Aia, e i grandi centri come Amsterdam e Rotterdam: cassonetti ribaltati e incendiati, saccheggi ai negozi e nelle stazioni, bici e auto della polizia dati alle fiamme, lancio di oggetti di ogni tipo, dalle palle da golf ai fuochi d'artificio ad altezza uomo. Tutto il campionario di una rivolta in piena regola, che ha portato le ferrovie locali a sospendere il servizio e le forze dell'ordine a contenere i manifestanti con getti di idranti e l'uso della polizia a cavallo. In larga parte inattesa, nonostante le prime avvisaglie durante un sit-in di protesta organizzato il 18 gennaio, la rivolta non si è fermata nel weekend dopo i primi arresti, ma è proseguita anche nelle notti di domenica e lunedì, portando a 500 il totale delle persone fermate.

Le autorità locali e nazionali hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco attaccando frontalmente – e inevitabilmente – i rivoltosi. Il primo ministro dimissionario Mark Rutte ha parlato di “violenza criminale. Non si può definire in altro modo e come tale la tratteremo”. John Jorritsma, sindaco di una delle città più colpite, Eindhoven, è stato ancora più esplicito, definendo “feccia della terra” le persone che hanno messo a ferro e fuoco la sua città “che piange, così come faccio ora. Siamo sull'orlo di una guerra civile”. Toni forse fin troppo foschi, ma che trovano riscontro nelle scorribande – sedate e poi ricominciate –  in ogni angolo del Paese, da Amsterdam, dove è stato preso d'assalto il museo Van Gogh a sconosciuti villaggi di pescatori come Urk, dove un gruppo di ragazzi ha dato alle fiamme un centro dove venivano fatti test covid alla popolazione. A Tilburg sono stati gli ultrà della squadra di calcio locale, il Willem II, a provare a sostituirsi alle forze dell'ordine per contenere i disordini, creando ulteriore caos. A Nijmegen è stato emanato un decreto d'emergenza per dare maggiori poteri alla polizia, nella provincia meridionale del Limburgo sono stati inviati i militari, a Enschede è stato presto a pietrate un ospedale. E via così, da nord a sud con adunate organizzate via social a cui avrebbero partecipato membri dell'estrema destra e di QAnon, il movimento vicino all'ex presidente Usa Donald Trump che porta avanti teorie cospirazioniste.

Il timore è che le proteste dilaghino ulteriormente. E dire che durante il primo giorno di coprifuoco in molti avevano cercato metodi alternativi, ma non violenti, per aggirare la legge. Nei siti web in cui vengono messi annunci per dog sitter, i volontari sono all'improvviso decuplicati. Il solo portale matcheenleenhond.nl è passato da una decina di offerte al giorno a trecento nel weekend. Ovviamente, portare a spasso il cane è una delle poche attività permesse. Stesso discorso per i rider delle consegne a domicilio, anche loro con il lasciapassare. E così, nel giro di poche ore, sono diventati  introvabili online sia le loro divise fluorescenti che i pacchi che vengono applicati a bici e motociclette. Anche così - travestendosi da fattorini - alcuni pensavano di poter uscire evitando la multa di 95 euro. I venditori online, dapprima felici per i guadagni extra, alla fine hanno si sono trovati costretti a bloccare gli ordini prima che la situazione degenerasse e le strade si riempissero di pettorine fasulle. E a piedi, in più città, sono rimasti fermi, almeno la sera, anche i rider ufficiali: motivi di sicurezza.

 

 

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