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11.12.20 - 18:29
Aggiornamento: 21:05

Pena di morte, Trump verso il record di esecuzioni federali

Il presidente non ferma il boia tra le elezioni e il passaggio di poteri a Biden. Il primo a essere ucciso aveva solo 18 anni al momento del delitto

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Li fa accoppare lui, prima che il suo successore fermi il boia. Il presidente americano uscente Donald Trump ha deciso di fare terra bruciata attorno a sé prima di lasciare la Casa Bianca, anche a costo d’interrompere una tradizione che dura da 130 anni: lo stop alla pena di morte a livello federale durante la transizione tra un’amministrazione e quella successiva. Si avvia così a conquistare un discutibile record: 10 esecuzioni federali da luglio a dicembre, dopo 17 anni di moratoria, che potrebbero salire a 13 entro fine mandato.

Giovedì è stato messo a morte nell’Indiana il 40enne afroamericano Brandon Bernard, che a 18 anni aveva rapito e ucciso due persone: da settant’anni una persona non veniva uccisa per un reato compiuto quando era così giovane, ricorda la Bbc. Stanotte è prevista un’ulteriore iniezione letale, sempre nell’Indiana: e fanno appunto dieci solo nel 2020 nelle prigioni federali – un primato imbattuto dal 1896 – che si aggiungono alle sette nei penitenziari statali (gli Stati che prevedono la pena di morte sono ancora dodici). Solo tra le elezioni del 3 novembre e il 20 gennaio il totale delle vittime potrebbe arrivare a cinque: una deprimente volata finale.

Secondo il Procuratore generale William Barr, il Dipartimento di giustizia sta solo applicando la legge. Ciò non toglie che dalla reintroduzione della pena capitale federale nel 1988 le esecuzioni, fino al 2016, siano state ‘solo’ tre; tutte sotto George W. Bush, l’ultima nel 2003. Nel caso di Bernard, perfino il procuratore che aveva sostenuto l’accusa e cinque dei nove giurati ancora in vita avevano chiesto di fermare tutto.

Trump è sempre stato un grande sostenitore della pena di morte: nel 1989 acquistò un’intera pagina sul ‘New York Times’ per chiedere di reintrodurla nello Stato dopo un caso di stupro a Central Park. Il presidente eletto Joe Biden pare essersi convertito al fronte opposto, ma solo di recente: nel 1994 contribuì invece ad aggiungere una sessantina capi d’imputazione federali per i quali si può venire venire uccisi dalla giustizia federale. Più adamantino il referto riguardante la futura vicepresidente Kamala Harris: si oppose alla condanna a morte anche quando, nel 2003, era procuratrice distrettuale di San Francisco e molti, perfino tra i Dem, chiesero la testa dell’assassino di un poliziotto 29enne. Secondo gli ultimi sondaggi, il 60% degli americani preferirebbe ormai che la pena di morte fosse sostituita dal carcere a vita.

 

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