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02.06.20 - 21:15

Quando Pechino nascose la gravità del virus

Una inchiesta dell'Associated Press rivela: l'Oms chiese invano alla Cina le informazioni sulla diffusione del contagio

di Ansa/red
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Pechino ritardò la comunicazione dei dati sul coronavirus e in alcuni casi addirittura li nascose, provocando grande frustrazione tra i ranghi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, anche se l'agenzia sanitaria dell'Onu continuò per tutto il mese di gennaio a lodare pubblicamente la Cina per la sua rapida risposta e a ringraziarla per aver condiviso "immediatamente" il genoma. Lo ha rivelato un'inchiesta dell'Associated Press, pubblicata sul suo sito, basata sulla documentazione riservata dei vertici dell'Oms.

Carte dalle quali viene fuori un retroscena ben diverso dalla narrativa ufficiale. Le rivelazioni arrivano dopo che il presidente cinese Xi Jinping ha ribadito la tempestività delle informazioni fornite all'Oms e il taglio dei fondi all'organizzazione da parte di Donald Trump, che l'ha accusata di essere collusa con Pechino nell'aver nascosto l'estensione dell'epidemia. Le nuove informazioni non supportano nessuna delle due posizioni ma dipingono un'agenzia che stava tentando urgentemente di sollecitare più dati. Benché le leggi internazionali obblighino i Paesi a riportare all'Oms informazioni che potrebbero avere un'impatto sulla salute pubblica, l'Organizzazione mondiale della sanità non ha poteri coercitivi e deve affidarsi alla cooperazione degli stati membri. Secondo l'indagine dell'Ap, l'agenzia Onu più che tramare con la Cina è stata tenuta lungamente al buio dalla autorità di Pechino che forniva solo le minime informazioni richieste.

Nonostante ciò, l'Oms tentò di presentare il Dragone nel migliore dei modi, molto probabilmente per convincerlo a condividere più dettagli sul virus senza irritare le autorità e mettere a rischio gli scienziati cinesi. Tuttavia da quando il virus fu decodificato per la prima volta il 2 gennaio a quando l'Oms dichiarò la pandemia il 30 gennaio la diffusione dell'epidemia crebbe da 100 a 200 volte, ritardando la possibilità di contenere il virus, di studiare cure e sperimentare vaccini. "Ora siamo ad una fase in cui ci stanno dando i dati 15 minuti prima che appaiano su Cctv", si lamentò in un incontro il massimo rappresentante dell'Oms in Cina, Gauden Galea, riferendosi alla tv statale cinese.

Dalla cronologia degli eventi ricostruita dall'Ap, Pechino lasciò passare almeno nove giorni dopo che tre differenti laboratori governativi avevano mappato completamente il virus. E il governo cinese pubblicò il genoma solo il 12 gennaio, il giorno dopo che un laboratorio di Shangai aveva diffuso il suo sequenziamento sul sito virological.org, usato dai ricercatori per scambiarsi suggerimenti sui patogeni. Il 20 gennaio le autorità di Pechino ammonirono che il virus si trasmetteva tra persone e l'Oms inviò un piccolo team a Wuhan, ma una commissione di esperti indipendenti decise di non raccomandare la pandemia. Quest'ultima fu proclamata solo il 30 gennaio, dopo un inusuale viaggio a Pechino del direttore generale dell'agenzia Tedros Adhanom Ghebreyesus (nella foto con il presidente Xi Jinping), che ringraziò profusamente la Cina senza evocare le frustrazioni precedenti.

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