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08.10.19 - 17:09
Aggiornamento: 17:38

La Corte europea dei diritti umani boccia il 'fine pena: mai'

Una sentenza invita il governo italiano a rivedere l'ergastolo ostativo, ovvero quello che impedisce qualsiasi sconto di pena se non in caso di 'pentimento'

di Ansa/red
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(archivio Ti-Press)

La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha invitato l'Italia a modificare la legge sull'ergastolo ostativo, ovvero quel tipo di pena 'a vita' che non può essere abbreviato né commutato in pene alternative, a meno che il detenuto non diventi collaboratore di giustizia. I giudici di Strasburgo avevano già bocciato il 'fine pena: mai' – accettato invece dalla Corte costituzionale italiana –, ma va ricordato che le sue decisioni non sono vincolanti. Tuttavia, potrebbero giustificare nuovi ricorsi.

Il ministro della giustizia italiano Alfonso Bonafede, noto per le sue posizioni molto dure sul fronte penale, ha subito respinto le critiche europee: "Non condividiamo nella maniera più assoluta questa decisione della Cedu, ne prendiamo atto e faremo valere in tutte le sedi le ragioni del governo italiano e di una scelta che lo Stato ha fatto tanti anni fa: una persona può accedere ai benefici a condizione che collabori con la giustizia" (sempre che sia effettivamente colpevole, ndr).

L'ergastolo ostativo fu introdotto nel sistema penitenziario italiano ai tempi delle stragi di mafia. È da tempo contestato da numerose associazioni per i diritti dei detenuti. In Svizzera, qualcosa di vagamente simile per gravità della pena – ma legato alla valutazione della perdurante pericolosità del soggetto più che alla gravità puntuale dei crimini commessi – può essere considerato l'internamento a vita, il cui riesame è escluso se non in caso di nuove scoperte che rendano possibile il reinserimento nella società del detenuto pericoloso. Inoltre, in pratica finora si è eseguito sempre e solo l'internamento ordinario, che dà diritto a revisione periodica. Con un'unica eccezione: la persona internata a vita non ha tuttavia presentato ricorso al Tribunale federale.

Il caso di conflitto con la Convenzione europea dei diritti umani era stato sollevato da un condannato per possesso illegale di armi, omicidio, associazione a delinquere di stampo mafioso e sequestro di persona. 

Il parere del penalista

"È una notizia importantissima, non possiamo che essere felici. Si è scritta una pagina fondamentale nel recupero di valori che sono della Convenzione europea e della nostra Costituzione. E ora sarà importantissima la decisione della Corte Costituzionale in materia analoga", esulta Giandomenico Caiazza. Che mette la sentenza nel novero delle "decisioni coraggiose perché adottate con libertà di coscienza nonostante l'enorme pressione mediatica" che anche in questo caso c'è stata.

"Sono state raccontate balle all'opinione pubblica, facendole credere che si mandano fuori gli ergastolani". La realtà è invece che "si va finalmente a demolire le norme sulla ostatività degli ergastolani a ogni forma possibile di misura alternativa".

"L'aspetto odioso della ostatività - spiega Caiazza - è che non si può nemmeno ipotizzare che un giudice valuti se sia possibile anche all'ergastolano accedere a percorsi minimi di risocializzazione. Si tratta di un'idea incostituzionale e contraria alla Convenzione. Ora anche la Corte di Strasburgo lo conferma e questo non potrà non avere ricadute sull'imminente giudizio della Corte Costituzionale".

"Adesso cosa cambia? Si riaprono le porte al diritto del condannato all'ergastolo ostativo di richiedere alcuni benefici, che però si dovrà essere guadagnato", aggiunge il leader dei penalisti, spiegando che non ci sarà alcun automatismo, nel senso che il giudice deciderà sulla base di un'istruttoria, basata anche sull'osservazione del detenuto in carcere, che dunque non avrà necessariamente "il diritto" ad avere misure alternative.

 

 

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