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Ultimo aggiornamento: 18.08.2018 03:21
Filippine
13.02.18 - 18:030

L'ultima di Duterte: 'Sparate nelle parti intime'

Il presidente che si è paragonato a Hitler lancia un monito disumano alle ribelli comuniste, suscitando un coro internazionale di sdegno.un coro internazionale di sdegno

Dopo essersi paragonato a Hitler, essersi vantato di avere ucciso personalmente dei criminali, avere insultato i maggiori leader mondiali – da Barak Obama a papa Francesco – l’ultima del presidente filippino Rodrigo Duterte è stata di esortare i militari a sparare nei genitali alle ribelli comuniste del Paese. Parole che hanno naturalmente suscitato un coro internazionale di sdegno, in particolare delle organizzazioni che si occupano dei diritti femminili. Una per tutte, la reazione di Human Rights Watch, secondo cui l’uscita di Duterte è solo l’ultima di una "serie di dichiarazioni misogine, dispregiative e avvilenti fatte sulle donne" e che incoraggerebbe i militari a commettere violenze sessuali.

Nella storia recente non sono mancati episodi in cui qualcuno ha messo in pratica la minaccia formulata da Duterte. Denunce simili sono state registrate nelle guerre civili in Congo. Ma torture sessuali su uomini e donne sono state merce comune anche in Europa nelle guerre dei Balcani negli anni ’90. Oltre che per le frasi shock, Duterte è salito agli onori delle cronache soprattutto per la guerra alla droga che ha portato all’uccisione di migliaia di presunti spacciatori. Duterte si era addirittura paragonato ad Adolf Hitler, esprimendo il desiderio di "uccidere tre milioni di tossicodipendenti". E aveva assicurato che avrebbe fatto giustiziare pure il figlio Paolo, se fossero state provate le accuse che lo descrivevano coinvolto nel contrabbando di metanfetamine.

Stavolta se l’è presa con le ribelli maoiste, ricordando una frase rivolta ai militari quando ancora era sindaco della città meridionale di Davao. "Non prendete il presidente alla lettera", ha tuttavia invitato il portavoce di Duterte. Lavoro improbo, cercare di tamponare le sparate del presidente, spesso all’origine di incidenti diplomatici internazionali, come quando diede del ’figlio di p...’ a Barack Obama. Eppure, quello che qualcuno ha soprannominato ’il Trump filippino’ ma che ama farsi chiamare ’il castigatore’ resta ai massimi della sua popolarità. Un sondaggio realizzato a dicembre nel Paese gli ha attribuito l’80% del gradimento, il livello più alto degli ultimi 30 anni.

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