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15.06.22 - 09:29

Ripresa economica più lenta, ma costante

Nel primo trimestre Pil è cresciuto oltre le aspettative, ma gli effetti della guerra in Ucraina potrebbero incidere oltre il previsto

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Alle spalle (quasi) la pandemia, ora c’è la variabile guerra

La Segreteria di Stato dell’economia (Seco) rivede al ribasso per il 2022 e il 2023 le previsioni di crescita per la Svizzera. L’economia svizzera ha iniziato positivamente il 2022 ma le prospettive sul piano internazionale appaiono ora meno rosee. A livello internazionale, i rischi per la congiuntura sono rappresentati in particolare dalla guerra in Ucraina e dalla situazione in Cina.

Nel primo trimestre la ripresa dell’economia svizzera è proseguita come previsto. La crescita del Pil, sostenuta in particolare dall’industria, è stata superiore alle aspettative. Ciò nonostante, all’inizio dell’anno alcuni comparti del settore dei servizi sono stati nuovamente rallentati dalla più recente ondata di coronavirus e delle misure adottate per contenerne l’espansione.

Con la revoca delle misure di politica sanitaria, è da prevedere un’ulteriore ripresa dell’economia interna. Soprattutto nei settori del tempo libero e dell’industria alberghiera e della ristorazione, è probabile che si manifesti un potenziale di recupero. Se l’andamento favorevole del mercato del lavoro sostiene i consumi privati, l’inflazione rimane moderata rispetto alla media internazionale. Sulla base degli indicatori attuali, il gruppo di esperti prevede che la ripresa dell’economia svizzera continuerà nel prossimo futuro.

Tuttavia, nell’arco di tempo previsionale, gli effetti della guerra in Ucraina potrebbero essere più forti di quanto previsto. Le prospettive dell’economia internazionale appaiono meno rosee. Sui mercati internazionali i prezzi dei principali beni d’esportazione russi e ucraini, in particolare le fonti energetiche, nonché alcuni prodotti alimentari di base e mangimi, hanno registrato un’impennata. La pressione inflazionistica che ne deriva sta pesando sulla domanda dei principali partner commerciali, con effetti frenanti sui settori più esposti dell’economia svizzera. Inoltre l’andamento dell’economia della Cina, che ha adottato misure anticovid di ampia portata, dovrebbe risultare nettamente più debole.

Alla luce di queste premesse, il gruppo di esperti rivede al ribasso (2,6 %) le previsioni di crescita per il 2022 (al netto degli eventi sportivi, valore stimato a marzo: 2,8 %). Rivede invece al rialzo la sua previsione relativa all’inflazione in Svizzera, al 2,5 % (valore stimato a marzo 2022: 1,9 %), cui si accompagnerà un probabile effetto attenuante sull’andamento del consumo privato. L’aumento dell’incertezza, le difficoltà di fornitura e l’andamento dei prezzi pesano sull’attività di investimento.

L’economia svizzera dovrebbe dunque continuare sulla strada della ripresa dalla crisi del coronavirus con una crescita del Pil superiore alla media, anche se con meno dinamicità rispetto alle previsioni precedenti. Affinché ciò si verifichi è necessario che i maggiori partner commerciali del nostro Paese non vadano incontro a una forte recessione e soprattutto che non vi siano gravi problemi di approvvigionamento energetico o di materie prime in Europa.

Finita la coda della pandemia, situazione più stabile

Nella seconda parte dell’arco di tempo previsionale, gli effetti di recupero legati alla pandemia di coronavirus dovrebbero affievolirsi. Ci si può attendere una normalizzazione della congiuntura, a condizione che i fattori che attualmente la rallentano, tra cui spiccano i problemi legati alle catene di approvvigionamento globale e l’elevata inflazione internazionale, si attenuino gradualmente. La sterzata restrittiva subìta dalla politica monetaria internazionale avrà probabilmente un effetto frenante. Per il 2023 nel suo insieme, il gruppo di esperti riduce le previsioni di crescita all’1,9% (al netto degli eventi sportivi, previsione di marzo: 2,0 %). L’inflazione media annua dovrebbe scendere all’1,4% (previsioni di marzo: 0,7 %).

Anche per il mercato del lavoro il gruppo di esperti si attende un’ulteriore ripresa e prevede un tasso di disoccupazione medio del 2,1 % nel 2022 e del 2,0 % nel 2023.

Rischi congiunturali

Il conflitto in Ucraina alimenta un clima di grande incertezza. Anche qualora non si arrivi a un’escalation militare internazionale le ripercussioni economiche rischiano di essere più pesanti rispetto alle stime attuali.

In caso di recessione dei maggiori partner commerciali della Svizzera, la nostra economia subirebbe un duro contraccolpo, soprattutto se si dovessero verificare sostanziali interruzioni delle forniture di energia dalla Russia. Con uno scenario del genere la pressione sui prezzi a livello nazionale ed europeo resterebbe elevata e vi sarebbe un’evoluzione negativa dell’economia.

Dato l’incremento dei tassi di interesse, si intensificano i rischi associati al forte aumento del debito internazionale. La probabilità di correzioni sui mercati finanziari aumenta. Anche il settore immobiliare continua a essere soggetto a rischi, sia a livello nazionale che internazionale.

Infine, non sono da escludere altre ricadute dovute alla pandemia, ad esempio in seguito alla comparsa di nuove varianti. In particolare, vi è il rischio che le nuove misure adottate dalla Cina per contrastare la pandemia, fortemente restrittive, si ripercuotano negativamente sull’economia internazionale.

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