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25.01.22 - 11:47

Ubs prevede un +2,9% per il PIL svizzero nel 2022

Nel 2021 la crescita è stata del 3,5%. Per il 2023 le previsioni sono intorno all’1,7%

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Keystone

Gli economisti di UBS confermano le previsioni di crescita per la Svizzera: per l’anno in corso, nella Confederazione si prospetta un +2,9% per il prodotto interno lordo (PIL). È quanto emerge da uno studio congiunturale del numero uno bancario elvetico, secondo il quale la Svizzera nel 2022 dovrebbe tornare a una parvenza di normalità.

“Nei prossimi trimestri, l’economia, quindi il prodotto interno lordo e il mercato del lavoro, dovrebbero tornare al normale sfruttamento delle capacità", affermano gli specialisti di UBS nella pubblicazione periodica Outlook Svizzera diffusa oggi, che si fonda sul concetto di "nuova normalità”. È infatti possibile che società ed economia si abituino a convivere con alcune misure anti-Covid-19 a lungo termine, che determineranno quindi questa nuova normalità.

Gli autori dello studio citano ad esempio il turismo intercontinentale, al quale serviranno ancora anni prima di tornare ai giri d’affari prepandemici. Non è ancora chiaro, avvertono, se l’economia raggiungerà il suo vecchio potenziale di crescita.

Per quanto riguarda il PIL, nel 2021 la crescita è stata del 3,5%, nel 2022 dovrebbe essere del +2,9%, mentre nel 2023 le previsioni indicano un più contenuto 1,7%. L’inflazione annua, assai modesta nel confronto internazionale, passerà dallo 0,6% del 2021 (dovuta principalmente al rincaro dei prezzi del petrolio, che potrebbe condizionare anche l’anno in corso) allo 0,9% nel 2022 per poi tornare allo 0,6% l’anno prossimo, pronosticano gli esperti della grande banca. Notizie confortanti arrivano dalle previsioni sulla disoccupazione - intesa come media annua - che passerà da 3,0% (2021) a 2,3% (2022) fino al 2,1% (2023).

Inflazione: i rischi arrivano dall’esterno

L’inflazione oggi poggia su una base piuttosto ristretta: “Attualmente, si registra un rincaro superiore al 2% solo per circa il 20% dei prodotti o dei servizi inclusi nell’indice dei prezzi al consumo”, spiegano gli specialisti, ricordando che durante l’ultimo rialzo - avvenuto nel 2008 - il tasso d’inflazione trovava una base di sostegno decisamente più ampia, poiché allora il 50% dei prodotti registrava un rincaro superiore al 2%.

I rischi di inflazione svizzeri sono gestibili, si legge nello studio congiunturale, dal quale emerge che il maggiore potenziale di danno per l’economia elvetica proviene dall’inflazione estera. Una correzione frettolosa della politica monetaria attualmente espansiva della Federal Reserve (Fed) negli Stati Uniti o della Banca centrale europea (BCE) “potrebbe danneggiare la congiuntura globale, e offuscare anche le prospettive per gli esportatori elvetici”, notano gli economisti.

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