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01.11.21 - 16:45
Aggiornamento: 17:58

Cosa c’è di verde nei fondi verdi?

Boom degli investimenti in nome della sostenibilità. Ma dietro l’etichetta Esg si celano a volte prodotti affatto sostenibili. Le autorità indagano

di di Maria Teresa Cometto, L’Economia
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Keystone
Sosèpetto di ‘greenwashing’

Negli ultimi quattro anni gli investimenti effettuati nel mondo in nome della sostenibilità sono aumentati da 22,8 trilioni (migliaia di migliaia) di dollari a 35,3. Una crescita del 55%, secondo l’ultima ricerca della organizzazione Global sustainable investment (Gsi), a conferma di una tendenza in forte accelerazione. Gli investitori, sia i risparmiatori individuali sia le istituzioni come i fondi pensione, sono sempre più preoccupati di armonizzare la loro ricerca di buoni rendimenti con il desiderio di avere anche un impatto positivo sull’ambiente e la società. Un motivo del boom è l’aumento dell’attenzione pubblica sui rischi dei cambiamenti climatici.

L’altra faccia della medaglia è la spinta a vendere prodotti finanziari con l’etichetta Esg – rispettosi cioè dei princìpi ‘environmental, social and governance’, ambientali, sociali e di buona gestione aziendale – perché più redditizi per i gestori, senza però costruirli come davvero sostenibili. Per questo le autorità di controllo dei mercati finanziari, in America e in Europa, hanno iniziato a indagare sulla vera composizione di quei prodotti e a fissare regole a tutela dei sottoscrittori; mentre nascono nuove iniziative per aiutare gli investitori a districarsi nel mare di offerte Esg.

La quantità

I patrimoni gestiti in modo sostenibile sono il 35,9% del totale a livello globale, con la crescita più forte registrata in Canada, Stati Uniti e Giappone: rispettivamente +48%, +42% e +34% dal 2018 al 2020 (sempre secondo Gsi). In Europa invece nello stesso periodo i patrimoni con l’etichetta Esg sono diminuiti del 13% perché le autorità europee hanno già imposto una ridefinizione del modo in cui quella etichetta può essere usata. Ora anche la Security and exchange commission (Sec), l’autorità di controllo dei mercati finanziari Usa, ha iniziato a occuparsi più attentamente della materia. Da una parte sta considerando l’idea di rendere obbligatorio per le società quotate il riportare i dati del loro impatto sul clima nei bilanci e negli altri documenti per gli investitori. Dall’altra parte sta valutando che fare contro il cosiddetto greenwashing, il dipingere di verde un prodotto che in realtà non lo è.

«Stiamo guardando fondi che dicono di essere verdi, sostenibili o cose del genere. Ma che cosa c’è sotto? Crediamo sia giusto che questi fondi spieghino molto di più su come sono fatti», ha detto recentemente il nuovo presidente della Sec, Gary Gensler, durante una videoconferenza con membri del Parlamento europeo. Così la Sec ha aperto un’inchiesta sulla società di gestione Dws del gruppo tedesco Deutsche Bank, che offre i suoi fondi anche negli Stati Uniti proprio facendo leva sui fattori Esg.

La ex responsabile per Dws della sostenibilità, Desiree Fixler, sostiene di essere stata licenziata all’inizio di quest’anno per aver sollevato internamente il problema di come la società gestiva i fondi Esg: male, sulla base di dati vecchi e imprecisi, secondo lei; accuse respinte da Dws, ma comunque ora anche al vaglio delle autorità tedesche (BaFin). Cresce insomma la richiesta di trasparenza insieme alla proliferazione di prodotti Esg sul mercato.

Le specializzazioni

Il numero di fondi comuni e di Etf con obiettivi sostenibili sul mercato Usa alla fine del 2020 era aumentato del 30% rispetto a un anno prima, secondo Morningstar. Attualmente sono quasi 500 i prodotti di questo tipo: i più numerosi (134) investono sull’energia pulita, con zero o poco ricorso ai combustibili fossili. Al secondo posto ci sono 111 fondi specializzati in modo generale sull’ambiente; poi 69 impegnati sullo sviluppo delle comunità e 46 sui temi della diversità.

La stessa Morningstar ha elaborato una mappa per far capire agli investitori che cosa significa veramente investire in modo sostenibile. Si chiama Framework map dove map sta per «motivazioni, approcci, portafogli». La motivazioni sono, come già detto, investire per ottenere risultati finanziari competitivi avendo allo stesso tempo un impatto positivo su ambiente, società e buona gestione aziendale.

Gli approcci per farlo sono molteplici e vanno da quello negativo – l’esclusione di certi investimenti perché a rischio di impatto negativo – a quelli positivi, come la ricerca di aziende leader nella sostenibilità o di strumenti con un obiettivo preciso. Per esempio i gestori di fondi obbligazionari possono puntare su titoli che finanziano progetti a beneficio del pianeta e della gente. In mezzo ci può essere l’attivismo dei gestori dei fondi nello spingere a comportarsi in modo sostenibile le aziende di cui sono azionisti.

Infine per gli investitori istituzionali il fornitore di indici globali Msci ha appena lanciato il suo Msci target scorecard, che permette di fare confronti diretti fra le società a proposito del loro impegno sul clima.

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