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Euforia finanziaria (Keystone)
18.04.21 - 15:08
Aggiornamento: 15:33
di Walter Riolfi, L'Economia

In Borsa la ripresa economica si profila straordinaria

La crescita esponenziale degli utili delle banche, finito l'incubo Covid, si tradurrà in consumi ancora più sfrenati

Da non credere: gli utili di Goldman Sachs nel primo trimestre sono cresciuti del 498% rispetto a un anno fa, quasi il doppio di quanto stimavano gli analisti. Quelli di JPMorgan sono aumentati altrettanto, stracciando di un buon 45% le caute previsioni. Persino Wells Fargo ha sorpreso il mercato con utili 7 volte superiori allo scorso anno. La campagna delle nuove trimestrali, entrata nel vivo la passata settimana, si profila esplosiva a Wall Street e destinata a battere le previsioni, come mai s’era visto in passato. E dire che la revisione al rialzo di quelle stime è stata quasi senza precedenti: a inizio gennaio gli analisti s’aspettavano utili in crescita del 16% e li prospettano adesso salire del 25% (consenso Refinitiv).

Ma gli operatori, che già in cuor loro accarezzavano previsioni assai più generose, ipotizzano che un balzo dei profitti per azione prossimo al 35% sia tutt’altro che fuori luogo. Apparirebbe ancor più esaltante la situazione in Europa, poiché, secondo il consenso curato da Refinitiv, gli utili per i 600 titoli dell’indice Stoxx dovrebbero aumentare del 47,4% nel trimestre da poco concluso.

Il calcolo

Ma l’ampiezza di questi rialzi si spiega con la ben più disastrosa situazione creata dalla pandemia già a febbraio 2020, cosicché l’anno finì con un crollo dei profitti aziendali superiore al 30%, più che doppio rispetto a Wall Street. Anche ipotizzando una crescita degli utili del 37,7% quest’anno, come indica il consenso, le società dello Stoxx rivedrebbero i livelli precrisi solo a marzo 2022, mentre le 500 aziende dell’S&P hanno già pareggiato i conti e, chiudendo l’anno con una crescita del 27%, farebbero meglio del 2018, quando gli utili volarono grazie al taglio delle tasse. Con una campagna di vaccinazioni che negli Stati Uniti (e prima ancora in Gran Bretagna) ha già interessato il 60% della popolazione, la ripresa economica si profila straordinaria.

Tra aprile e maggio sperimenteremo il picco di questa rinascita e sarà «così forte come non avrete più occasione di vedere in tutta la vostra carriera», scrive un’entusiasta Goldman Sachs nel report destinato ai clienti. Mettete in conto i 4.400 miliardi parcheggiati da 13 mesi nei fondi liquidità, ragiona Tony Pasquariello di Goldman, aggiunti ai 1.500 miliardi di risparmi accumulati dalle famiglie (destinati a crescere fino a 2.400 miliardi, l’11% del Pil), e avrete un’idea della potenza di fuoco dei consumatori americani, il cui grado di fiducia verso l’economia è salito come mai s’era visto negli ultimi 18 anni.

Non per niente Goldman stima un Pil in crescita di oltre l’8% (più di quello cinese) e anche BofA fornisce previsioni quasi altrettanto ottimistiche. Bella forza, si dirà: con sussidi e spese per investimento per oltre il 40% del Pil, già elargiti o previsti dall’amministrazione americana, le famiglie si ritrovano con entrate che superano di quasi il 30% quelle precedenti la pandemia. Quei soldi sono ulteriori risparmi, maggiori spese e persino investimenti in Borsa. Finito l’incubo Covid, si tradurranno in consumi ancor più sfrenati, in viaggi, case e altri titoli azionari.  Non stupisce, pertanto, che le società a maggior crescita di utili nel primo trimestre siano, oltre a quelle delle materie prime, proprio le banche (+76% gli utili per azione) e quelle che producono beni voluttuari (+98%): le prime perché vedono gonfiare i guadagni dall’intermediazione di titoli (oltre che dalla riduzione delle riserve prudentemente accantonate lo scorso anno), le ultime perché possono finalmente assecondare la ritrovata gioia di vivere.

Il discorso vale anche per l’Europa, dove la crescita più esorbitante degli utili societari nel trimestre spetta al settore dei consumi ciclici (+778%) e dei beni industriali (+297%). Ma la vera ripresa per il Vecchio continente si dovrebbe vedere nel secondo trimestre, quando l’economia potrebbe lievitare tra l’1,5 e l’1,9% a seconda delle stime, e gli utili dello Stoxx volare di oltre l’80%. «Intossicati da tutti i sostegni fiscali, gli investitori non riescono a vedere cosa si prospetta», scrive il pessimista (cronico) Albert Edwards di SocGen, secondo il quale gli operatori e gran parte dei commentatori scambiano l’attuale euforia con l’effervescenza dei ruggenti anni Venti (del Novecento). Oltre al fatto che allora le cose finirono molto male, Edwards sostiene che la ripresa economica in America non sia così eccitante come farebbero credere i sondaggi Ism e Markit sull’attività manifatturiera e dei servizi. E poi, cosa succederà quando questi sussidi verranno meno, si chiede? Piuttosto scettico è anche il (meno) pessimista Michael Wilson di Morgan Stanley, il quale nota come i balzi dell’indice Ism siano spesso associati al forte calo dei prezzi pagati (dai produttori). Ora quei prezzi hanno invece cominciato a salire. In ogni caso, un’inversione di tendenza non pare così prossima come suggerisce Edwards e la fine della pandemia è davvero in grado di rilanciare l’economia. Anche in Eurozona, dove Goldman Sachs pronostica un forte risveglio da maggio, tale da riportare il Pil ai livelli precrisi già a fine anno (con una crescita del 5,1% nel 2021), sei mesi prima di quanto stimi il consenso.

Può darsi che le previsioni sui profitti  pecchino di ottimismo, anche perché presuppongono un forte rialzo dei margini reddituali: utili dell’S&P500 in crescita del 26,5% nel 2021, contro un aumento dei ricavi di appena il 9%. Ma è evidente che il rialzo delle borse negli ultimi 12 mesi poggi più sull’espansione dei multipli che sulla crescita dei profitti. A inizio gennaio 2020, prima della pandemia, l’indice S&P500 esprimeva un p/e di 18,4 sugli utili (immaginati) a 12 mesi. Adesso quel rapporto (sugli utili stimati a fine 2021) è di 23,5, il 28% più elevato: una percentuale, guarda caso, uguale al rialzo dell’indice.

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