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23.01.18 - 21:100

Nessuno sconto, Trump lancia la guerra dei dazi

Chiaro monito a Cina e Corea del Sud, ma anche all'Europa. Si comincia con le importazioni di lavatrici e pannelli solari.

Donald Trump lancia la guerra sui dazi e un chiaro monito non solo alla Cina e alla Corea del Sud ma anche all’Europa e al mondo intero: sull’America First la Casa Bianca non ha intenzione di fare sconti a nessuno, a partire dal fronte commerciale. E se le prime ad essere colpite sono le importazioni di lavatrici e pannelli solari, il prossimo passo potrebbe riguardare settori ben più importanti come l’acciaio e l’alluminio, beni considerati di importanza strategica per la sicurezza nazionale. "Lo stiamo valutando", ha spiegato il presidente americano che, respingendo ogni critica, ha tagliato corto affermando che le tariffe servono per difendere il posto di lavoro di migliaia di lavoratori americani. C’è voluto un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca perché Trump cominciasse a dar seguito ad una delle sue principali promesse elettorali, quella di un protezionismo teso a salvaguardare aziende e occupazione ’made in Usa’. E l’annuncio è arrivato – certamente non a caso – alla vigilia del forum di Davos, dove il tycoon si presenterà sfidando il gotha della finanza e dell’economia mondiale con un messaggio fortemente controcorrente e provocatorio. Un grido di battaglia contro la globalizzazione e improntato a quel nazionalismo economico che incarna l’obiettivo di fondo dichiarato da Trump: fare nuovamente grande l’America, lo slogan che nel novembre scorso lo ha portato a una clamorosa vittoria nelle urne. Pazienza se da Pechino a Seul, passando per Bruxelles, è un coro di ’no’ a una strategia aggressiva che rischia davvero di scatenare una guerra commerciale su scala mondiale, fatta di ripicche e rappresaglie senza fine. Con la Cina che parla senza mezzi termini di "abuso" da parte di Washington e la Corea del Sud che annuncia ricorso al Wto. E ancora pazienza se in patria anche i repubblicani mostrano chiari segni di insofferenza per una dottrina che sconfessa decenni di politiche volte a sostenere un mercato libero e aperto. "I dazi si trasformeranno in una tassa per i consumatori", tuona il senatore John McCain, e non è il solo a pensarla così. Le misure decise dalla Casa Bianca prendono spunto dalle denunce avanzate da alcune aziende americane come la Whirlpool, il gigante degli elettrodomestici che accusa i produttori stranieri di causare gravi danni all’economia Usa vendendo beni troppo a buon mercato. L’appello al presidente Trump è stato raccolto con la decisione di imporre per i prossimi tre anni tariffe fino al 50% sulle lavatrici importate (20% fino a 1,2 milioni di pezzi), scatenando l’ira di colossi come LG Electronics e Samsung che promettono battaglia. E irritando un governo alleato come quello di Seul nel delicatissimo momento in cui si aprono degli spiragli per tentare di risolvere la crisi con Pyongyang. Dazi fino al 30% anche sull’importazione in Usa di pannelli solari per i prossimi quattro anni. Una mossa giudicata negativamente anche dalla Solar Energy Industries Association, secondo cui le tariffe introdotte rischiano di portare paradossalmente a una perdita di posti di lavoro in America, fino a 23 mila, a causa di ritardi o di cancellazioni negli investimenti per miliardi di dollari in progetti solari. "L’azione decisa dal presidente mette in chiaro che l’amministrazione Trump difenderà sempre le imprese, i lavoratori, gli agricoltori e gli allevatori americani", controbatte Robert Lighthizer, il rappresentante americano per il commercio. Intanto la comunità internazionale sfida a sua volta il tycoon, con il ’Trans-Pacific Partnership’ (Tpp) che andrà avanti lo stesso, anche senza l’adesione degli Stati Uniti: gli 11 membri rimasti nell’accordo commerciale transpacifico da cui si è sfilato il tycoon, infatti, sarebbero pronti a firmare un’intesa tra loro il prossimo mese di

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