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Economia
06.03.15 - 12:340
Aggiornamento : 15.12.17 - 17:08

Più attente alle coperture

Con il franco forte le aziende riscoprono la protezione del rischio da fluttuazioni valutarie

 

Ubs Ticino ha rinnovato i propri vertici. Alla testa della divisione Corporate & Institutional Clients ora c’è Marco Genova. Lo abbiamo intervistato.

Egregio signor Marco Genova, dal primo gennaio è direttore della divisione Corporate & Institutional Clients di Ubs in Ticino. In pratica il suo dipartimento si occupa delle relazioni commerciali con i clienti aziendali. Non possiamo quindi che iniziare con una domanda di stretta attualità. Come stanno reagendo le aziende ticinesi alla rivalutazione del cambio avvenuta a inizio gennaio? Avete già registrato delle reazioni? Dopo lo shock iniziale a seguito dell’improvviso annuncio della Banca nazionale svizzera lo scorso 15 gennaio, abbiamo assistito a delle reazioni più composte e ponderate da parte delle aziende. Non sono mancate reazioni che hanno generato un certo clamore, riportate dai media, quali le richieste di misure di lavoro ridotto o il passaggio all’euro quale valuta di pagamento dei salari o, ancora, l’annuncio di una rinegoziazione al ribasso degli stipendi. Mi sento tuttavia di poter dire che queste misure non hanno e non avranno valenza generale bensì toccano in particolare alcuni settori in maniera non omogenea della nostra economia. È innegabile che, sul medio termine, gli operatori economici saranno confrontati a sfide che la soglia di 1,20 aveva temporaneamente calmierato o rinviato nel tempo. Il mantenimento dei volumi di fatturato dipenderà da fattori quali un’accorta valutazione della politica dei prezzi applicati e un’attenta riflessione sulle misure di salvaguardia di accettabili margini di remunerazione. In molti casi, il costo del personale è la variabile più importante e va ponderata con cautela. Tali riflessioni saranno più o meno efficaci a seconda dei settori d’attività: è innegabile che aree dell’economia quali il turismo, il commercio al dettaglio e l’industria d’esportazione dovranno riesaminare più criticamente i loro piani finanziari per il prossimo futuro. Un’altra importante constatazione emersa dopo l’apprezzamento del franco svizzero è il ritorno d’attualità delle tematiche di copertura del rischio di fluttuazione dei cambi, aspetti questi che si erano un po’ persi nel recente passato.

Nella vostra attività di consulenza sarete confrontati con realtà molto diverse tra di loro: dalla piccola azienda artigianale alla media impresa con decine d’impiegati, attive anche sui mercati internazionali. Ma più in generale qual è l’impressione del suo dipartimento sulla salute delle aziende ticinesi? Come appena citato, la situazione non è omogenea. Constatiamo che lo stato di salute delle aziende ticinesi è globalmente buono. Ciò è confermato dal numero molto limitato di crediti in sofferenza. Tuttavia, come detto poco fa, bisognerà attendere i dati contabili inerenti all’esercizio in corso per meglio comprendere quali saranno stati gli effetti della decisione della Banca nazionale che, ricordo, non è riferita solo al livello del cambio euro-franco ma riguarda anche i tassi d’interesse che sono stati portati in alcuni casi al di sotto dello zero.

 

IL CASO
‘L’economia ticinese sarà capace di reagire alle sfide poste dal cambio’

Da un punto di vista strettamente bancario, o del credito bancario, quali sono le principali sfide che le imprese dovranno affrontare nei prossimi anni? I rischi del cambio? Il consolidamento delle loro attività produttive verso prodotti a maggiore valore aggiunto? Problemi di successione? Senza voler minimizzare l’effettiva portata dell’attuale situazione a seguito dei livelli raggiunti dall’euro-franco, sono fiducioso che l’economia ticinese sarà capace di ben reagire a questa sfida. Difatti, non bisogna dimenticare la lunghissima strada sin qui già percorsa dalle imprese: prima della crisi finanziaria del 2008 il corso di cambio si attestava difatti sopra l’1,60! Certo non senza sacrifici ma, nel suo complesso, l’economia ticinese ha dimostrato grande forza di adattabilità alle mutate condizioni di mercato. Per quanto riguarda le altre sfide che le nostre realtà economiche dovranno affrontare, vorrei in particolare citare i temi legati alle questioni di trasmissione aziendale per via dell’importante numero di imprese confrontate con questi delicati aspetti. Il “come” viene organizzata e concretizzata una trasmissione aziendale non incide solo sul ricavato della vendita ma anche, e forse soprattutto, sulla perennità dell’azienda a medio lungo termine e di riflesso sui posti di lavoro. Inoltre, le incognite e le incertezze legate al da farsi a seguito della votazione del 9 febbraio 2014 potrebbero condizionare il futuro di un certo numero di operatori economici della nostra regione. Infine, ricordo che la tanto attesa ed auspicata ripresa economica dell’eurozona è anch’essa un elemento che condiziona molto da vicino la nostra economia fortemente indirizzata all’esportazione.

Secondo lei i rapporti tra banca e azienda sono ottimali o ci sono dei margini di miglioramento? Ritengo che i rapporti fra aziende e istituti di credito siano buoni se non addirittura molto buoni. Questo grazie anche (ma non solo) all’importanza che le banche attribuiscono a questa categoria di clienti. Dal nostro canto ci siamo sforzati di aumentare costantemente la professionalità dei consulenti bancari, per prepararli al meglio alle sfide che le imprese pongono loro in un contesto macro e micro economico in continuo cambiamento. Anche noi, come tutte le altre aziende, siamo sempre alla ricerca del costante miglioramento del servizio al cliente, garantendo al contempo un’adeguata remunerazione delle nostre attività; un sistema finanziario in buona salute è un’importante precondizione per lo sviluppo delle attività economiche e occupazionali.

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