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25.11.22 - 09:00
Aggiornamento: 15:11

Le ‘Fessure’ del Teatro delle Radici, o come riattaccare i cocci

Nuovo spettacolo scritto e diretto da Cristina Castrillo sulle fratture (della vita) e la difficoltà di rimettere assieme ciò che si rompe. A dicembre

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Silvia Fanoni

C’è chi i cocci della tazza andata in pezzi li butta, chi prova a rimetterli insieme con l’attaccatutto sperando che le crepe si vedano il meno possibile. E poi ci sono i giapponesi, che evidenziano le linee di rottura coprendole di polvere d’oro. I ceramisti del Sol Levante usano il ‘kintsugi’ (letteralmente ‘riparare con l’oro’, tecnica di restauro ideata a fine del 1400) per riparare tazze in ceramica per la cerimonia del tè. «Ma tutti noi abbiamo cose spezzate».

Dalle fratture, dalla difficoltà di riparare ciò che viene rotto, danneggiato ha preso forma ‘Fessure’, nuovo spettacolo del Teatro delle Radici. «Di tutte le nostre rappresentazioni questa è la più difficile da descrivere – ci illustra Cristina Castrillo (che ne cura testi e regia) –. Io non ho mai rispettato la logica di una drammaturgia convenzionale, dunque i miei lavori sono sempre molto rotti. Questo, però, è proprio distrutto. ‘Fessure’, come le opere precedenti, nasce attraverso un dialogo approfondito con le persone con cui lavoro da anni, ed è il prodotto di una situazione che dura da parecchio tempo nella avvertiamo un profondo disagio». Disagio, tiene a sottolineare Castrillo, che non si è manifestato con la pandemia «ma si sentiva già prima. È il malessere del non sapere dove ubicarci: ci guardiamo intorno e vediamo una società che continua a raccontarci menzogne e proposte che sembrano slogan e non concetti. Abbiamo una sensazione di impotenza, di incapacità di come difendere ancora i valori che hanno sempre contraddistinto la nostra storia, professionale e personale». Ecco, ha«specificatamente» a che fare con questo, ‘Fessure’: «A come difendere una serie di qualità che sono state colonna portante sulla quale abbiamo costruito la maniera di intendere il nostro lavoro e pure le nostre vite, perché è difficile scindere le esistenze personali dal materiale creativo che ne emerge. Un materiale dalla realtà sempre diversa proprio perché, grazie ai tanti momenti che la mia compagnia trascorre assieme da sempre, si alimenta dei nostri vissuti, delle nostre preoccupazioni, del modo in cui vediamo il mondo, di come ci sentiamo in un determinato momento. Questo è uno dei principi che riusciamo a far vivere, perché il resto ci sta scappando dalle mani: la natura, il clima, la vita quotidiana, la cultura stessa. È una sensazione che abbiamo in noi e che viene da lontano e che in qualche modo ‘Fessure’ rappresenta».

Spettacolo scarno con il pubblico attorno

Per questo spettacolo «scarno» – Castrillo dixit – è stata pensata una struttura particolare e «diversissima dalle precedenti». Gli attori (Giovanna Banfi-Sabbadini, Bruna Gusberti, Ornella Maspoli, Massimo Palo, Nunzia Tirelli e Irene Zucchinelli) su un palco quadrato e gli spettatori disposti in un’unica fila lungo i quattro lati. «Non è stato semplice creare un lavoro che possa essere visto da quattro prospettive contemporaneamente con la stessa armonia – indica la regista –. Così come complicato è anche l’allestimento. Purtroppo il Ticino non ha spazi per rappresentazioni che escono dalla logica della presentazione frontale. Però mi piaceva questa idea di essere attorniati dal pubblico. Di norma sono io che prendo i biglietti degli spettatori, per me è un modo di accogliere nella nostra casa; avere le persone sedute vicinissimo a noi è come se fossero loro ad accogliere noi per quel poco che abbiamo da dire e da portare. Non so se abbiamo, se avremo la capacità di avere quel filo d’oro con il quale ricomporre le cose spezzate e che si rompono costantemente. Noi abbiamo provato a farlo alla nostra maniera, accompagnati dall’immagine della parola ‘kintsugi’, dal valore che c’è nell’arte di riparare con un filo d’oro ciò che si è rotto e di dargli nuova vita. È la definizione dell’arte di curare le ferite. L’ho trovata commovente, tutti noi la troviamo commovente. Però non so se ‘Fessure’ vuol essere o è un messaggio di speranza. Credo che il principio di speranza sia il fatto di sapere che ci sono cose sono rotte, che lo si voglia (o sappia) vedere o no, ognuno con la propria ottica. Forse la speranza sia è pensare che al ‘kintsugi’, all’arte di poter riparare quello che si è rotto, non occultando le ferite, bensì mostrandole. E questo mi pare un messaggio ottimista, molto di più di quanto io, più drastica rispetto ai miei attori (sarà l’età?) – risata – pensassi di fare».

‘Fessure’ (assistenza alla regia di Carlo Verre) andrà in scena dal 1° al 4 dicembre al Teatro delle Radici e dal 15 al 18 dicembre al Teatro Foce (ore 20.30, le domeniche alle 18). Posti limitati, prenotazione consigliata: info@teatrodelleradici.net o tradici@bluewin.ch; biglietteria.ch.

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