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03.10.22 - 05:30
Aggiornamento: 15:17

‘Dimitri saliva sul palco e taaac, si accendeva la lampadina’

Duilio Galfetti ricorda il grande clown, al quale con Roberto Maggini e Pietro Bianchi dedicherà l’omaggio il 5 ottobre con canti e musica popolare

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Il clown Dimitri

«E poi quando saliva sul palco taaac, si accendeva la lampadina». Dal 2016 il palco è orfano di Dimitri, morto a luglio di quell’anno, ma l’estro, l’arte e la passione del clown torneranno a vivere nell’omaggio che gli sarà dedicato mercoledì 5 ottobre (ore 20) al teatro di Verscio da Roberto Maggini, Pietro Bianchi e Duilio Galfetti. ‘Canti e musica popolare nel Ticino’ «si rifà ai concerti che tenevamo insieme a Dimitri – ci illustra Galfetti, violinista e mandolinista, membro dell’Orchestra della Svizzera italiana e, con Diego Fasolis, fondatore de ‘I Barocchisti’ –. Uno di questi una sera l’avevamo registrato in video.

Dopo la scomparsa di Dimitri, a Roberto Maggini era venuta l’idea di creare questo ricordo, utilizzando spezzoni di quel filmato e, in pratica, interagendo con essi. Suonando cioè sulla musica registrata e sulle immagini in cui appare lui. L’effetto che si vuole raggiungere è riavere Dimitri con noi. Il risultato ha un aspetto assai commovente, perché per noi che lo abbiamo conosciuto e che abbiamo fatto esattamente quello spettacolo più e più volte, ritrovarcelo in quel modo è come averlo di nuovo vivo in mezzo a noi. Trovo sia una bella iniziativa anche per il pubblico».

Per musicisti «più o meno scafati quali siamo», che conoscono a menadito lo spettacolo, suonare sulla base di immagini passate non è complicato. «L’importante è essere bene accordati al diapason del filmato. Poi va detto che il nostro quartetto è sempre stato caratterizzato dall’improvvisazione. Come peraltro avviene nella musica popolare, in cui nulla è particolarmente studiato. Quindi se anche dovessero esserci sbavature, non sarebbe certamente un problema, anzi. E peraltro è proprio così che ha da essere: la musica popolare deve avere questo aspetto, legato alla spontaneità di ciò che si sta facendo».

Duilio Galfetti ricorda che per lui la questione se accogliere o meno l’invito di Roberto Maggini, tempo addietro, di suonare insieme a lui, Pietro Bianchi e Dimitri non si era nemmeno posta. Perché «Dimitri era il mio mito. Ancora ho viva la memoria di quando io, piccolissimo, lo vidi esibirsi al circo Knie, dove suonava ‘tutti’ gli strumenti».

Nel ripensare ai diversi momenti di lavoro insieme, «forse un aspetto più di tutti mi aveva colpito di lui: la volontà di fare le cose in maniera molto curata. Grandi professionalità e perfezionismo da parte sua, pur all’interno di un contesto improvvisativo e di divertimento. Ad esempio non voleva che ci fossero leggii sul palco. Lo diceva però con quel suo modo educato e simpatico: ‘Ma non mettiamo leggii sul palco, vero?’ e nella domanda c’era la risposta – ride –. E poi aveva un’esperienza pazzesca ed era estremamente divertente. Con Roberto in particolare, con il quale aveva un rapporto di lunghissima data, faceva delle scenette che avevano anche portato in giro per il mondo e nelle quali l’intesa era totale. Finiva che io stesso, malgrado fossi lì a suonare, mi trasformassi in spettatore».

L’evento del 5 ottobre presenta una delle ‘facce’ di Dimitri, quella di cantante di musica popolare. «È una parte che ha amato e ha sempre interpretato con piacere». Che poi, riflette Duilio Galfetti, «non c’è nemmeno bisogno di un evento specifico per ricordarlo: ciò che ha realizzato è lì che continua a parlare per lui». Ma se proprio deve indicare un motivo per il quale è importante non perdere la memoria di Dimitri, lo trova nel fatto che «è stato un uomo e un artista che ha creduto fino in fondo in ciò che intraprendeva. Ne ho conosciute un paio di persone così; persone che mi commuovono alle lacrime. Tanta tenacia non è da tutti. I grandi personaggi hanno questo in comune. Dunque se c’è un motivo per cui ricordare Dimitri, è perché è stato un grande artista. Semplicemente».

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