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26.09.22 - 07:59
Aggiornamento: 08:32

Abul Mogard nella cattedrale del suono

Con il naso all’insù, incursione nella Union Chapel di Londra per ascoltare l’ex 75enne serbo in pensione prestato alla musica

di Alessio Pizzicannella
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Daniela SbrisnyDANIELA SBRISNY
Musica e architettura come un’unica entità

Confesso subito che Abul Mogard, un indecifrabile ma bonario ultrasettantacinquenne, a giudicare dall’unica sua foto in circolazione, è stato un mio compagno di banco. Per dovere deontologico e una mal celata voglia di confondervi abbastanza da volervi far continuare questa lettura vi informo di essere un classe ’73. Abul non è quindi un ripetente seriale ma un ex operaio ormai da tempo in pensione, che dopo aver passato la vita in una fabbrica metallurgica di Belgrado, Serbia, ha dedicato l’ultima parte della sua vita alla musica. Nulla di particolarmente strano fin qui, se non fosse che il Signor Mogard non ha scelto delle lezioni di piano per imparare, finché aveva ancora tempo, qualche suonata facile di Mozart, ma un macchinoso sintetizzatore analogico, con il quale ha poi iniziato a sperimentare, creando composizioni originali di tappeti sonori. Droni che si accumulano lentamente e pazientemente uno sopra l’altro costruendo ambienti sonori lontani dalle percussioni metalliche e i tonfi della fabbrica che hanno scandito tutta la sua vita, e prendono invece il sopravvento su quella che definiremmo anima mettendo in piedi, per accoglierla, delle cattedrali sonore. Abul raggiunge così, per vie inaspettate, la parte più recondita e celata in noi. La afferra e non la lascia più andare fin quando non ha finito d’innalzare suoni sopra a suoni che colmino lo spazio intorno e dentro noi.

Nell’ombra

Il mondo, o per lo meno quel mondo abitato da artisti ed entusiasti alla ricerca di musica libera da qualsiasi format, ha subito scovato Abul. Sono arrivate recensioni, articoli e saggi su questo misterioso personaggio che, vista la sua reticenza a mostrarsi, è diventato subito una specie di Yeti della musica elettronica, una creatura fiabesca che nessuno era certo esistesse veramente. Nell’epoca che rimarrà nota come quella nella quale finalmente la forma, intesa come apparenza, ha preso il sopravvento sulla sostanza, esaltando il culto della personalità a livelli dilaganti arrivando a coinvolgere non più soltanto figure religiose, personaggi storici e artisti più o meno meritevoli, ma chiunque capace di allungare un braccio, dare impulso al proprio pollice opponibile e sorridere allo stesso tempo, Abul decide di rimanere nell’ombra. In un profluvio di smodata autocelebrazione, rilascia una sola foto e una laconica e sminuente biografia, e quando viene chiamato a esibirsi dal vivo si concede poco, se non ad apparizioni prestigiose come al Berlin Atonal, uno dei più importanti festival per l’arte sonora e visiva. Non si esime ma si nasconde dietro a luci, fumo e a un telo sul quale vengono proiettate installazioni video dell’artista visiva Marja de Sanctis.

Per quanto ben nascosto era chiaro che la figura che si muoveva dietro quel manto protettivo non poteva appartenere a un anziano signore e la sua vera identità venne da lì a poco svelata. La coltre tra artista e audience si dissipa togliendo il velo a un iconoclasta, ma l’approccio alla musica e all’arte rimane immutato, liberando l’uomo da una maschera diventata opprimente. "Pensavo ad Abul mentre componevo, chiedendomi se quello che stavo realizzando lo rappresentasse. Il personaggio che mi aveva autorizzato ad avventurarmi verso nuove strade mi stava limitando e, paradossalmente, condizionando a dover riproporre sonorità che avevano caratterizzato il suono del personaggio di Abul Mogard".

Un multiforme non può essere contenuto. Il resto del mondo, quello paradossalmente considerato mainstream dagli ambienti frequentati da Abul, lo trova e lo celebra. Thom Yorke (ancora lui) lo propone nelle sue estemporanee conduzioni radio alla Bbc, e grandi registi si avvalgono dei suoi mondi sonori per produzioni hollywoodiane come ‘The Last Duel’ (Ridley Scott) e ‘Blade Runner 2049’ (Denis Villenueve).

Angeli

Se è vero che gli occhi li alziamo per ammirare le cattedrali e solo dopo li abbassiamo per leggere uno striminzito riassunto della vita dei loro architetti, io lo sguardo lo feci cadere di lato, per carpire qualcosa dai compiti di Guido Zen, classe ’73. Ai tempi si cimentava con una pianola di plastica, qualche giorno fa con un organo a canne del 1877, costruito appositamente per le dimensioni e l’acustica della Union Chapel. Chiesa nel nord di Londra tutt’ora attiva, centro di beneficenza per i senzatetto, che si presta a luogo per concerti. Bjork, Amy Winehouse, U2 si sono esibiti qui per i pochi fortunati presenti. È il tipo di luogo in cui i fan vanno a vivere l’ambientazione tanto quanto la musica e i biglietti per i novecento posti disponibili si esauriscono in un attimo. È un edificio creato per la voce umana e ha un’acustica e un’intimità che lo rende speciale per chi si esibisce e chi ascolta.

Dal 2016 Claire M Singer commissiona artisti all’avanguardia della musica sperimentale al festival Organ Reframed, invitandoli a esibirsi utilizzando film, musica e sound art per sfidare i preconcetti sull’organo con una serie di straordinarie esibizioni all’organo a canne della Union Chapel, uno dei due soli organi rimasti nel Regno Unito, con un sistema di soffiaggio idraulico originale. All’epoca non volevano che la congregazione fosse distratta dalla vista di un organo o di un organista: volevano che la musica stessa fosse al centro del culto. Quindi lo strumento è deliberatamente nascosto dietro schermi decorati sotto il rosone, che in realtà allude all’importanza dell’organo, con la sua rappresentazione di otto angeli che suonano tutti diversi strumenti musicali.

Strana creatura fiabesca

Abul nascosto sotto l’abside della chiesa alle prese con l’organo a canne, sembrava una strana creatura fiabesca imprigionata nelle fondamenta, le viscere, della sua cattedrale. Insieme a quattro musicisti della London Contemporary Orchestra strategicamente posizionati più in alto su due balconi laterali, lasciando il palco sostanzialmente vuoto così da ammirare musica e architettura come un’unica entità, creando un’atmosfera che sembrava trasformare la cappella in una scatola magica capace di contenere al suo interno un’opera architettonica smisurata. Le canne dell’organo soffiavano aria e tessuti sonori verso l’alto, invitando il nostro sguardo a perdersi nel gotico Vittoriano della Union Chapel.

Le cattedrali si ammirano con il naso all’insù, consapevoli che si ergono e si manifestano solo e unicamente grazie all’immaginazione di un visionario interessato a quel che custodiamo giù nelle viscere, gelosamente lontano dagli sguardi, forse anche dal nostro.


Union Chapel London
Qui hanno suonato anche Bjork, Amy Winehouse e U2

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