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Cinema
08.08.22 - 20:40

Non solo Bond (o Federer): ‘Il cinema in Ticino? Un mondo ampio’

Al ‘Locarno Pitching Day’ 2022 presentati sei progetti in fase di sviluppo. Castelli (Film Commission): Festival vetrina spettacolare, ma c’è tanto altro

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Antonio Bello
Niccolò Castelli (direttore Ticino Film Commission) alla seconda edizione del ‘Locarno Pitching Day’

La location (l’inglese è voluto, per entrare subito nel clima international) è proprio da film. La Torre dei Forni nel Parco della Breggia, che ti si staglia davanti all’esterno di un tunnel, è un edificio suggestivo inserito in un paesaggio altrettanto suggestivo. Andare a vedere per credere e immergersi in un contrasto tra realtà rurale e industriale; nel quale il gruppo di autori, produttori e altre figure del mondo della pellicola, in arrivo dal Locarno Film Festival, si inserisce a meraviglia.

È all’ex cementificio Saceba che la Ticino Film Commission ha svolto lunedì il secondo ‘Locarno Pitching Day’ in collaborazione con LocarnoPro, Ticino Turismo, Organizzazione turistica Mendrisiotto e Basso Ceresio. Sei i lavori work-in-progress illustrati dai rispettivi registi: ‘Black Turban’ di Gaël Métroz (director e co-produttore); ‘Candy Crush’ di Giada Bossi (producer Gaia Brunelli); ‘Controtempo’ di Simone Visparelli (producer Sara Bühring); ‘Finestra su una città immaginaria (Window on an imaginary city)’ di Tommaso Donati (production assistant Thania Micheli); ‘Moving forward’ di Ben Donateo (producer Nicola Bernasconi); ‘The beginning of gravity’ di Thomas Woschitz. Progetti in fase di sviluppo o scrittura «che hanno la possibilità di essere girati in Ticino – ci spiega Niccolò Castelli, direttore di Ticino Film Commission –. Hanno un grande potenziale, ma non sono ancora riusciti a trovare i finanziamenti. Giornate come queste mirano a fare incontrare persone con gusti, interessi e personalità simili; affinché magari uno, due o perché no?, tutti i progetti fra uno o due anni possano vedere la luce».

Se il Locarno Film Festival ha il ruolo fondamentale di portare il cinema ticinese nel mondo e quello del mondo in Ticino, la Film Commission «vuol essere un centro di competenze e coordinazione di ciò significa fare cinema in Ticino. Il cantone ha caratteristiche intrinseche interessanti: luoghi fantastici (dai ghiacciai alle palme, dalle città più moderne a località medievali), validi professionisti e sempre più giovani con grandi potenziali di know-how». Tre, principalmente, i suoi scopi: accrescere la visibilità del Ticino attraverso il cinema; aumentare professionalità e lavoro per tecnici e professionisti del settore; creare indotto economico».

In otto anni si è passati da una spesa sul territorio di mezzo milione l’anno, ai cinque milioni del 2021; con un indotto creato di tredici milioni dal 2018. Le 128 produzioni di vario tipo (c’è perfino Roger Federer, protagonista di uno spot girato nell’estate 2020 tra Carona e il passo del Lucomagno), che hanno generato 8’775 pernottamenti, 22’174 pasti, 1’300 giorni di lavorazione coinvolgendo 780 persone. Eppure il Ticino sembra faticare a farsi riconoscere come un cantone che può fare cinema. «Questo è un aspetto che curiamo e che necessita di tempo per essere sviluppato, sia all’esterno che all’interno. Stiamo facendo un grande lavoro di comunicazione per il pubblico locale e gli stranieri. Forse siamo un po’ vittima dei cliché come che la Svizzera non è Hollywood o che i film svizzeri sono lenti o noiosi o per pochi. In tal senso non bisogna bistrattare le produzioni cosiddette minori: potrebbe sembrare che qui siano stati girati solo James Bond o l’ultimo film di Leonardo Pieraccioni. Mentre abbiamo documentari che girano il mondo nei festival, produzioni televisive che attirano milioni di spettatori in determinati Paesi, cortometraggi che fanno il tutto esaurito in determinati ambiti specifici ma importanti. Tutto ciò genera indotto, sviluppa professionalità, produce nuove idee, fa lavorare persone sul posto. Sono tutti progetti interessanti, parte di un mondo più ampio di quanto spesso si creda».

Quella che a un occhio distratto può sembrare una sorta di gita scolastica per esperti del settore, è in realtà una giornata importante in quanto – illustra Castelli – non c’è nulla come «far vedere, conoscersi al di là dei momenti durante il Festival, trascorrere tempo assieme, per capire meglio cosa fa una realtà rispetto a un’altra. Alle rassegne cinematografiche spesso si arriva, si entra nella sala, si incontrano poche persone, si va in hotel e si torna a casa. Parecchi professionisti del cinema conoscono Locarno, un mondo che inizia al Fevi e termina in Piazza Grande. Una vetrina spettacolare, però abbiamo anche molto altro. La nostra idea, portando qui alcuni addetti ai lavori, è allargare un po’ l’orizzonte».

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