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Milano, Casa degli Artisti
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24.05.22 - 08:30
Aggiornamento: 14:33

Stewart Copeland, Irene Grandi e le streghe della Val d’Ossola

Debutta in luglio ‘The Witches Seed’, opera lirica dell’ex Police con inserti rock dell’interprete italiana e canzoni di Chrissie Hynde dei Pretenders

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«Ero un batterista rock che voleva diventare un vero musicista. Essere qui per presentare un’opera da me scritta è il massimo della vita. Grazie Italia per rendere questo possibile». C’è chi per sentirsi ‘un vero musicista’ si farebbe bastare l’essere stato il batterista dei Police, scomponendo l’ordinamento ritmico prestabilito e vendendo, anche per questo, 60 milioni di dischi; c’è chi si farebbe bastare le colonne sonore composte per Francis Ford Coppola (‘Rusty il selvaggio’), Oliver Stone (‘Wall Street’, ‘Talk Radio’) e quella per Ken Loach (‘Piovono pietre’); o l’essere stato il Maestro concertatore della Notte della Taranta. E c’è chi invece ha fatto tutto questo e si sente ‘un vero musicista’ soltanto dopo avere scritto un’opera.

Nella Milano rossonera del dopo-scudetto, che attende la squadra che sfilerà per le strade sul bus scoperto, Stewart Copeland riunisce nostalgici della musica e amanti del fantasy alla Casa degli Artisti di Corso Garibaldi, casa svizzera per l’occasione (sono i giorni di ‘House of Switzerland’, scambio culturale aperto fino al prossimo 12 giugno). È qui che, insieme a molti dei protagonisti, il musicista presenta ‘The Witches Seed’ (Il seme delle streghe), opera in lingua inglese la cui prima mondiale si tiene i prossimi 22 e 23 luglio a Oira Crevoladossola (nel Vco, Verbano Cusio Ossola), sopra un palcoscenico naturale chiamato Tones Teatro Natura, nato dal recupero di una cava destinata a discarica per la lavorazione del marmo.

Donne all’opera

È un cast in gran parte femminile quello che Copeland ha voluto con sé. La soprano Maddalena Calderoni, cui si deve l’idea; Veronica Granatiero, soprano anch’ella; Eimear Noone, direttrice d’orchestra irlandese, prima donna a salire sul podio dell’orchestra degli Oscar; Edvige Faini, autrice delle video scenografie proiettate sulle pareti rocciose della cava, concept&visual artist che Hollywod ben conosce (‘Il pianeta delle scimmie’, ‘I Pirati dei Caraibi’, ‘300’ e ‘Sin City’; in ambiti di videogame, ‘Assassin’s Creed Unity’ e ‘Final Fantasy XV’). Altri due grandi nomi: Chrissie Hynde, leader del gruppo The Pretenders, autrice di alcuni dei brani dell’opera. E Irene Grandi nel ruolo di protagonista, l’eccezione rock di questo progetto.

Già a suo agio in altre lingue (hindi, africana) e in altri suoni – ‘Irene Grandi & Stefano Bollani’, album del 2012 nel quale interpreta magistralmente ‘A me me piace ’o blues’ di Pino Daniele, con il Genio al pianoforte – l’Irene è raggiante: «È un grande onore. I Police sono stati un faro nella mia giovinezza. Agli inizi suonavo qualche loro pezzo, anche quelli di Chrissie Hynde». E ancora: «È uno show che parla di donne, della voglia di rispondere alle offese subite, di non accettare la posizione di vittime ma reagire alle offese, rivendicare bisogni e dignità. È un testo estremamente contemporaneo». Tecnicamente parlando: «In un lavoro come questo, tutto è diverso. Dal modo di studiare: i cantanti lirici studiano in un modo, quelli come me di norma usano una base sulla quale provare traccia vocale. Una mano me l’hanno data amiche cantanti liriche con gli spartiti. È tutta una sfida, a partire dalle prove, è mettere insieme due mondi diversi. In alcune delle mie canzoni c’è già una commistione tra rock e riminiscenze folk-tradizionali. Tutto questo ora va unito con l’opera».

Quanto al confronto con Chrissie Hynde: «È una cantante non virtuosa ma dalla comunicatività particolarmente forte. Ha un modo di cantare rock, un senso del ritmo molto spiccato, usa una tonalità abbastanza grave, maschile. Stewart era molto preoccupato, ma io sono mi trovata molto a mio agio. Ai grandi salti vocali penseranno le mie colleghe liriche. Io sono qui quale contrappunto, devo dare senso di presenza stabile, come persona che non si arrende, che vuole combattere per giustizia e la libertà d’espressione». In aiuto è arrivato un libretto (vedi sotto) interamente recitato da Copeland con il solo ritmo dell’opera, senza note: «Mi ha dato il senso della recitazione, della comunicazione, un dialogo spontaneo nato da una tonalità spontanea». Le fa eco l’autore: «Vedrete quanto bello sarà avere una voce rock dentro un’opera lirica».


Irene Grandi - foto di Marco Lanza
Irene Grandi

Come Malala, come Greta

‘The Witches Seed’ è ispirato a documenti storici recuperati grazie anche al lavoro del progetto ‘Donne si fa storia’ (www.donnesifastoria.it). Sono gli atti processuali che hanno mandato al rogo donne accusate di essere streghe, vittime di una stregoneria ‘per soli uomini’, con i maghi mai perseguitati, anzi, graditi dalla classe dirigente e da quella ecclesiastica non di meno. La Val d’Ossola ha il suo Lago delle streghe, la Valle Antigorio (laterale alla prima) ricorda le donne di Baceno e Croveo, e così altrove. Maddalena Calderoni: «Sono molte le storie di donne nelle valli dell’Ossola che hanno subìto processi sommari e atti violenti, accaduti peraltro in tutto l’arco alpino. In questa terra si contano un milione di donne in duecento anni mandate al rogo».

‘The Witches Seed’ è la storia di tre donne ai tempi dell’Inquisizione, accusate di stregoneria in una città infestata dalla peste, in tempi di crisi economica, sociale e politico-spirituale dovuta al contagio e in piena diffusione di eresie. Irene Grandi: «C’è una bimba in questa opera, Teresa. Mi ha ricordato Malala (Yousafzai, la più giovane vincitrice di Premio Nobel, ndr), che combatté per il diritto all’istruzione durante la prima occupazione talebana, rischiando la vita. Oggi Malala è una donna che per l’istruzione femminile ha istituito una fondazione. Ma Teresa è anche Greta Thunberg, è la forza di reazione al potere costituito che va oltre ogni discriminazione».


Keystone
Chrissie Hynde

Storyteller

Americano di nascita, trapiantato in Libia, un padre nella Cia ("Rovesciava governi", scrive Sting nella sua autobiografia ricordando il vecchio), 60 milioni di dischi venduti con uno dei terzetti rock per eccellenza (completato da Andy Summers, rivoluzionario della chitarra), così Stewart Copeland definì i Police in ‘Strange Things Happen: Life with The Police, Polo, and Pygmies’, suo memoir uscito una decina d’anni fa: "Provare con i Police è come fare il bagno in una vasca di diamanti affilati come rasoi, asciugarti con un mazzo di rose piene di spine e poi indossare un foulard di Prada. Fantastico ma il sangue scorre copioso".

Qui la situazione pare diversa. Il libretto di ‘The Witches Seed’ si deve al ‘british-irish’ Jonathan Moore, autore per il teatro e per la Bbc, già al fianco di Michael Nyman, Ludovico Einaudi e lo stesso Copeland. Che spiega: «La musica viene dal libretto, il linguaggio è melodia. Nasce in modo naturale dal parlato. La musica deve aiutare il dialogo, dare forza, ma senza renderlo ridicolo. È una splendida storyteller, è lei a dirti se tutto funziona». Poi, una parentesi sulle colonne sonore: «Lavoro con i registi da più di vent’anni ed è il regista che mi chiede quale musica desidera e io gli devo dare quello che vuole. In questo tipo di lavoro ho imparato a essere preciso, diretto, a rispettare ciò di cui la storia necessita. Qui, invece, è l’artista che segue il proprio istinto».

Crossover

Da citare vi sono ancora l’Orchestra Filarmonica Italiana e la Nemo Academy per le animazioni e gli effetti speciali. E il regista, Manfred Schweigkofler, che nel 1995 affinò la sua attività registica in musica con il ‘Rocky Horror Picture Show’ per poi dirigere la grande lirica nelle relative case, e cioè Palermo, Napoli, Praga, Bratislava, Siviglia, Berlino e tante altre. «Conosciamo le dinamiche del concerto rock, e pure quelle di un’opera lirica portata in scena», dice. «Questo è un crossover di cantanti che diventano attori, di luoghi che diventano proiezioni, di musica dal vivo che s’integra a suoni pre-registrati. È una cosa nuova che cerchiamo di sviluppare insieme».

Che non si tratti di un’opera rock è certo il suo autore, che quel genere di spettacoli lo assopiscono. «È un’opera. Solo non è un’opera classica perché io non ho duecento anni», chiude Copeland. «Mi piacerebbe davvero ci fosse un termine per definirla. Amo le voci nei capolavori di Puccini, Verdi, ma ho chiesto d’inserire i miei giocattoli» (la batteria). Insomma, ‘The Witches Seed è «un’opera ‘that rocks’». O forse è ‘Rockera’» (biglietti su www.ticketmaster.it).

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