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Jazz Cat Club
25.04.22 - 08:45
Aggiornamento: 18:21
di ElMar

La stella del Jazz, Samara Joy, in concerto stasera

Quattro chiacchiere con la cantante statunitense, che si esibirà al Jazz Cat Club ad Ascona, tra ricordi, cori gospel e progetti futuri

Giovanissima – è nata nel 1998 – la cantante Samara Joy è considerata uno dei migliori giovani talenti del jazz negli Stati Uniti. Da quando ha vinto il prestigioso Sarah Vaughn International Jazz Vocal Competition nel 2019 la sua carriera ha preso l’ascensore. La vedremo stasera, alle 20.30 al Teatro del Gatto di Ascona (biglietti sul sito www.jazzacatclub.ch o allo 078 733 66 12, apertura cassa ore 19), ospite del Jazz Cat Club e della rassegna Tra jazz e nuove musiche di Rete Due.

Samara, il tuo background è decisamente gospel…

Sì, i miei nonni paterni guidavano un rinomato gruppo gospel di Philadelphia, The Savettes, mentre mio papà è stato a lungo in tour con il cantante gospel Andrae Crouch.

Quello che ha vinto un sacco di Grammy…?

Sì proprio lui. A casa componeva per Crouch, cantava e ascoltava tanti altri artisti gospel e R&B, tra cui Stevie Wonder, Lalah Hathaway, George Duke, Musiq Soulchild, Kim Burrell e molti altri. La musica è stata davvero una presenza pervasiva nella mia vita e questo mi ha molto influenzata: ascoltando, mi sono messa a imitare e infine a esplorare la mia voce…

Hai mai cantato in chiesa?

Da adolescente. Sono entrata nel coro della mia chiesa, diventando una worship leader. Ho cantato tre funzioni a settimana per quasi due anni. Una bella scuola….

Hai qualche bel ricordo sul fare musica nella tua famiglia?

Tanti! Lo studio di mio padre si trovava praticamente in salotto. Così, mentre lui scriveva e registrava, io ascoltavo la sua musica e cantavo insieme a lui. Poi, ecco, quando ci riunivamo per la Giornata del Ringraziamento, tutta la famiglia si metteva attorno al pianoforte, cantando gospel. Bellissimi ricordi.

E al jazz come ci sei arrivata?

Iniziando a cantare nella jazz band del liceo; poi le cose si sono fatte serie al college, in una facoltà del SUNY Purchase dove ho avuto la fortuna di avere come maestri il chitarrista Pasquale Grasso e il batterista Kenny Washington. I miei amici erano tutti appassionati di jazz e hanno iniziato a condividere con me le loro registrazioni preferite. Il punto di svolta è stato quando ho sentito la versione di Sarah Vaughan di ‘Lover Man’ e le registrazioni di Tadd Dameron con il trombettista Fats Navarro. Sono rimasta folgorata".

Sei nata, cresciuta e vivi a New York. Quanto conta New York per te? Pensi che ti abbia influenzato nel tuo essere artista?

Sono nata e cresciuta nel Bronx e amo molto New York. È una città che ha tanto da offrire dal profilo culturale e questo ha sicuramente influenzato la mia decisione di diventare un’artista. Tuttavia, dico sempre, decisiva è stata la mia famiglia…

Sei ancora molto giovane, ma hai già realizzato così tanto. Come te lo spieghi, talento a parte? Ti eserciti molto nel canto?

Mantengo la mia voce con esercizi di canto che ho imparato a scuola e continuo a ricercarne altri, andando a vedere come fanno altri cantanti, anche di altri stili, come l’opera. Imparare nuove canzoni è pure una parte importante della mia pratica quotidiana.

Quanto decisivo è stato partecipare e vincere un concorso come il Sarah Vaughn International Jazz Vocal Competition?

Partecipare al concorso è stato incredibilmente emozionante, anche perché era la prima volta che facevo una cosa del genere! Incontrare musicisti meravigliosi e tante persone del settore è stata una grande opportunità. Vincendo, poi, mi sono improvvisamente ritrovata sotto i riflettori del jazz. È bizzarro pensare a quanto velocemente le cose siano poi progredite

Quando sali su un palco come ti senti? Sei un tipo tranquillo o hai attacchi di nervosismo?

Un minimo di nervosismo c’è sempre, ma nel complesso sul palco mi sento a mio agio. Non è qualcosa con cui devo combattere, semplicemente mi piace.

Questo aprile è il tuo primo tour europeo?

No, il secondo in pochi mesi, ma è il più lungo finora!

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