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03.04.22 - 09:43

Final Step, ‘Disconnections’: la première ticinese è al Lux

Venerdì 8 aprile a Massagno, dove Matteo Finali è didatticamente di casa, la forma live di un disco uscito nove mesi fa (tributi ai grandi inclusi)

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Matteo Finali

Compie un anno a giugno ‘Disconnections’. Al Lux Art House di Massagno, venerdì 8 aprile alle 20.30, fatta eccezione forse per la batteria di Dario Milan e i sassofoni di Mirko Roccato, Alessandro Ponti attaccherà la spina all’organo Hammond, Federico Barluzzi all’amplificatore del basso e Matteo Finali, fondatore del gruppo e fornitore di cognome, a quello della sua chitarra. Organizzata dall’Associazione Vibrisse (biglietti su www.luxarthouse.ch), la première ticinese dell’album è la versione live di un racconto pressoché autobiografico fatto di ritorno alla musica, nel senso post-pandemico, e alle origini, nel senso di ricordi personali e tributi alle fonti ispiratrici del Finali. Dice tutto il diretto interessato, che a Massagno, quale docente di educazione musicale presso il locale istituto scolastico comunale, è di casa.

Matteo Finali: parliamo di questi nove mesi di ‘Disconnections’?

Dopo l’uscita dell’album, gli ultimi nove mesi sono stati molto intensi dal punto di vista organizzativo. Abbiamo lavorato parecchio per la realizzazione di un tour di concerti che potesse promuovere adeguatamente il nuovo disco e stiamo finalmente raccogliendo i frutti dal vivo. Dopo l’ultimo periodo intenso sul lato Covid, a cavallo di Natale, sembrava che si andasse verso il sereno e che la situazione da quel lato potesse tornare alla normalità. Poi è scoppiata questa guerra che, di nuovo, getta ombre sul futuro e sulla capacità di programmarlo serenamente. Siamo stati a inizio marzo in Germania per un paio di date. Ancora erano in vigore misure molto restrittive riguardo al Covid in terra tedesca, siamo riusciti a gestire tutta l’organizzazione in modo ottimale. Ma ci sono sempre date che possono saltare e non siamo ancora in acque tranquille sul fronte della musica dal vivo...

Quanto del disco c’è nel concerto?

Il repertorio del nuovo disco sarà eseguito completamente per quanto riguarda i brani suonati dalla band con l’organico al completo, la title track ‘Disconnections’, ‘Leaving For’, ‘In A Brooklyn Store’, ‘Prickyl Pear Jam’, ‘Ladybug’ e ‘Sunday Morning Rev’ saranno la colonna portante. Gli omaggi sono rivolti ad alcuni mostri sacri della fusion che hanno sicuramente ispirato i nostri ascolti e le nostre composizioni di questo disco. In più saremo lieti di riproporre alcuni brani dei primi due dischi, ‘Desert Trolls’ e ‘Uncle Joe’s Space Mill’, in modo da avere una carrellata completa sulla storia compositiva dei Final Step.


Disconnessioni

‘Disconnections’ era un auspicio: nemmeno il tempo di uscire dalla pandemia che si è presentata una guerra...

Questo è un tasto dolente. Durante il nostro itinerario tedesco ci è capitato d’incrociare sulle strade tir che trasportavano mezzi militari diretti verosimilmente in Ucraina. È stato uno shock apprendere dell’inizio della guerra. Personalmente, sento una tristezza infinita per tutto quanto sta succedendo ma mi sento impotente di fronte a questi avvenimenti. Nel fare musica questo incide relativamente poco, nello scriverla sicuramente di più: la musica è sicuramente un mezzo per esprimere le proprie sensazioni al riguardo. Nel portare la musica dal vivo può essere sicuramente un problema: dal lato pratico solo il costo della benzina che influisce su qualsiasi spostamento. Ma anche per l’incertezza che regna in Europa al momento, soprattutto dal lato orientale. Questo potrebbe avere ripercussioni su locali, finanziamenti futuri, sponsor, insomma può provocare dei grossi grattacapi a tutti, anche se in questo momento i miei pensieri sono esclusivamente rivolti alle persone che stanno soffrendo a causa del conflitto.

A che punto è, a questo proposito, il vostro auspicio di riconnessione?

Non sembra essere a buon punto, vero? Resta sempre l’auspicio che la musica possa essere un tramite per ‘riconnettere’ le persone tra loro. Viviamo purtroppo in una società che tende a isolarle dentro mondi virtuali che niente hanno a che vedere con la realtà. Un esempio molto concreto che mi ha molto colpito: la mattina solitamente prendo il treno per andare al lavoro e vedo solo persone con lo sguardo rivolto verso il proprio telefonino. Non c’è quasi più nessuno che chiacchiera, che discute con il vicino, che socializza. Questa cosa mi spaventa molto... Che mondo stiamo lasciando ai nostri figli?

Cosa attende i Final Step dopo il Lux?

Il Lux sarà la prima ufficiale in Ticino con il pubblico. Avevamo già suonato alla Rsi con uno show-case dal vivo lo scorso ottobre, ma senza pubblico. Questa sarà quindi la prima occasione per presentare ai sostenitori, ai fan, al semplice pubblico il nuovo disco. Una sorta di ringraziamento a tutti coloro che ci hanno sostenuto in varie forme in questi due lunghi e difficili anni. Poi mi prendo una pausa perché la famiglia chiama: diventerò papà per la terza volta. Riprenderemo a fine giugno con una serata a Jazz Ascona, una al Longlake Lugano, per l’autunno stiamo lavorando a un ritorno nell’area tedescofona, Svizzera Germania, poi finiremo in dicembre a Jazz in Bess (www.finalstep.ch).

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