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19.03.22 - 09:26
Aggiornamento: 13:28

‘Eutopia’, il gioco di convivenza di Trickster-p

Abbiamo sperimentato la nuova produzione teatrale della compagnia ticinese, al Lac di Lugano fino al 27 marzo

di Ivo Silvestro
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Un basso tavolo in legno, il "territorio", circondato da sei postazioni: le cinque per i partecipanti, illuminate da delle lampade che richiamano le celebri Arco di Achille Castiglioni, e quella dei due autori, Cristina Galbiati e Ilija Luginbühl che in questo ‘Eutopia’ – produzione di Trickster-p e Lac, al TeatroStudio da oggi a domenica 27 marzo – hanno al contempo un ruolo attivo e passivo.

Attivo perché sono loro a mandare avanti l’elaborato gioco di società che è alla base di questa produzione teatrale (ma se sia davvero una produzione teatrale ci torneremo alla fine), spiegando le regole e conducendo le operazioni. Passivo perché quel che accade in questo "territorio" dipende interamente dalle scelte dei partecipanti, dalla loro disponibilità a cooperare per un obiettivo comune. Se altre produzioni di Trickster-p avevano la forma di un percorso teatrale, ‘Eutopia’ si presenta come un insieme di mondi possibili che i partecipanti sono invitati a esplorare attraverso il gioco.
Il "territorio" è formato da un insieme di caselle che possono essere occupate da quattro specie viventi: funghi, piante, animali, esseri umani. Ognuna di queste "comunità" ha le proprie regole che riguardano crescita, nutrimento, possibilità di spostarsi sul "territorio" eccetera: dopo ogni ciclo i partecipanti scoprono le conseguenze delle proprie scelte e spesso nuove caratteristiche del gioco, con la consapevolezza di non riuscire comunque a esaurire tutte le possibilità, almeno in una sola sessione/rappresentazione.

Senza rivelare particolari che rischierebbero di rovinare l’esperienza ludica e teatrale, c’è in questo lavoro una estrema attenzione ai dettagli. Tutto è estremamente ben studiato, dall’ambiente scenografico – incluso lo "spazio sonoro" di Zeno Gabaglio, discreto ma presente – alla "giocabilità" ai riferimenti antropologici ed ecologici che sottendono alle caratteristiche della varie comunità e degli agenti che danno forma al territorio: non è banale condensare in poche e tutto sommato semplici regole questioni come le preferenze alimentari o la sostenibilità, ma ‘Eutopia’ ci riesce. Ed è appunto un lavoro di condensazione, non di semplificazione: la complessità di temi come la cooperazione tra persone o la convivenza tra specie viventi diverse non viene nascosta o banalizzata. E non appesantisce l’esperienza di ‘Eutopia’ che – prima per la curiosità di scoprire uno strano nuovo mondo e poi per mettere a punto strategie di sopravvivenza e convivenza – è molto divertente.

Quando, dopo circa un’ora e mezza, si è finito di plasmare il territorio e si esce dalla sala, si è tentati di chiedere se di ‘Eutopia’ esiste una versione casalinga, da tenere insieme ad altri giochi da tavolo per le serata tra amici o in famiglia. Oppure una versione online, da giocare con altre persone sparse nel globo.
Simili soluzioni sarebbero certamente interessanti e potrebbero anche avere un certo successo, ma anche un’altra cosa rispetto al progetto teatrale di Trickster-p che nonostante l’ibridazione col gioco rimane, appunto, un progetto teatrale. Non solo perché ci si trova in un teatro con una scenografia, luci e musiche di scena, ma soprattutto perché ‘Eutopia’ ha una drammaturgia per quanto decostruita dagli autori in un insieme di regole e scenari e poi ricostruita dai partecipanti. Senza dimenticare quella che, nelle note di regia, Cristina Galbiati ci indica come nucleo essenziale del teatro: autori e pubblico eterogeneo che condividono uno stesso spazio e uno stesso tempo.

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