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(foto: Julie Masson )
La recensione
26.01.22 - 18:31

Un piccolo gioiello chiamato ‘Aucune idée’

Dal ritmo comico e irresistibile, sottilmente beffardo, l’ultima pièce di Christophe Marthaler. Vista martedì scorso al Lac.

di Valentina Grignoli Cattaneo

Nell’apparente calma di un pianerottolo condominiale, le porte si aprono e chiudono come una partizione musicale. Il ritmo è paradossalmente al contempo serrato e lentissimo, ma è presente per tutta la durata dello spettacolo, una presenza costante rassicurante e conturbante. Un ritmo comico irresistibile e sottilmente beffardo.

Che succede, in questa ultima pièce di Christopher Marthaler, regista svizzero riconosciuto come uno dei maestri del teatro europeo, Aucune idée? Il titolo è malizioso, e sembra voler rispondere distrattamente alla nostra domanda. In realtà in questo insieme di situazioni quotidiane quel che succede pare proprio essere l’incontro e la relazione tra le persone, che sembrano così, casuali e a volte senza senso.

Un piccolo gioiellino curato nei minimi dettagli quello visto martedì sera al Lac, uno spettacolo ideato e diretto dallo stesso Marthaler che si vuole omaggio – parlando di incontri e relazioni amichevoli – al suo carissimo amico e collega, l’attore scozzese Graham F. Valentine, presente in molte delle sue creazioni. Con lui sulla scena anche Martin Zeller, violoncellista alla ricerca perenne di un’armonia che sembra ineffabile, e che accompagnato da un mangianastri suona imperterrito e imperturbabile all’interno del proprio appartamento un Tristano e Isotta di Wagner che non decolla.

Un gioco di ingressi, di entrate e uscite in una scenografia estremamente realista, sembra quasi un teatro da camera. E la genialità dell’opera è che immediatamente questa camera, o meglio, queste camere, si sgretolano, si annullano, sembrano condurre tutte allo stesso luogo, è lo stesso Graham che le abita o le visita soltanto. Insomma una situazione assurda per quello che pare, da lontano e sicuramente non solo, anche un omaggio al teatro dell’assurdo.

E nell’apparente assenza di una partizione drammaturgica, lo spettacolo si srotola in una serie di giochi, battute, situazioni che partono sempre da circostanze incredibilmente reali – sostenute dalla stessa imponente rassicurante presenza di Graham Valentine – per volgere poi a quel nonsense che meglio racconta e soprattutto – scriviamo pur sempre di Marthaler – critica il mondo che ci circonda.

Un ladro pigro ma irrimediabilmente cortese chiede il permesso a un annoiato padrone di casa di potergli svaligiare l’appartamento; una bucalettere sputa senza sosta lettere importanti, vagonate di pubblicità, bibbie di ogni genere; un vecchio calorifero sembra prendere vita e imporre le proprie dittatoriali regole agli abitanti dell’appartamento; due vicini si chiedono senza sosta latte e uova, possedendo in realtà solo del burro. Sono tutte situazioni molto più reali di quel che appaiono, e il riconoscersi nelle reazioni degli attori muove il pubblico che non riesce a smettere di sorridere.

E là dove la parola non può più, dove si frantuma, si disperde dietro il rumore della televisione o dove rimane sospesa, arriva la musica. Sì, ineffabile e imperfetta anche lei, ma incredibilmente accogliente e infine rassicurante.

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