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Keystone
21.01.22 - 09:27
Aggiornamento : 18:37

È morto Meat Loaf

La trilogia milionaria di ‘Bat Out of Hell’, il Grammy per ‘I’d do anything for Love’, indimenticato Eddie nel ‘Rocky Horror Picture Show’. Aveva 74 anni

Se n’è andato all’età di 74 anni dopo aver fatto il cantante e l’attore, in dischi da milioni di copie e film che stanno tra ‘Fight Club’ di David Fincher e ‘Spice World’ con le Spice Girls, anche se Meat Loaf al cinema è soprattutto Eddie, delivery-boy malato di rock and roll che in ‘The Rocky Horror Picture Show’, già musical, canta ‘Hot Patootie/Bless My Soul’ scendendo da una motocicletta dopo aver sfondato un muro, uno dei momenti-simbolo della ‘sobrietà’ che lo avrebbe accompagnato in carriera. Caratterizzato già in giovane età, da un peso sempre oltre i livelli di guardia e da un’autoironia che sta nel nome d’arte (Meat Loaf = polpettone), la carriera di Marvin Lee Aday (dal 2001 Michael) inizia con una band che si chiama proprio Meat Loaf Soul, dal soprannome affibbiatogli dal coach di football per via delle forme generose. Un problema secondario, quello del peso, perché il cantante si è sempre accompagnato a donne bellissime (‘È perché le capivo”, disse un giorno alla stampa americana).

"I nostri cuori sono spezzati nell’annunciare che l’incomparabile Meat Loaf è morto stanotte (il 20 gennaio, ndr) circondato dalla moglie Deborah, le Pearl e Amanda e amici stretti (…) Dal suo cuore alle vostre anime... non smettete mai di suonare il rock!”. L’annuncio funebre campeggia sopra una foto ufficiale con l’artista seduto su di un divano del rock, con elettrica ai suoi piedi e sguardo altrove. Stando a TMZ, Meat Loaf sarebbe stato malato di Covid; il suo essersi espresso contro la vaccinazione fa supporre che non fosse vaccinato. Ma le cause della morte non sono state ufficializzate. Nativo di Dallas, dalle piccole parti nelle produzioni scolastiche, un giovane Meat Loaf (buon amico di John Belushi sin dal 1972, e altro simbolo di sobrietà) cerca fortuna a Los Angeles finendo per unirsi al cast del musical che, poi in forma cinematografica, gli darà la prima notorietà. Nel ‘Rocky Horror Picture Show’ a teatro, Meat Loaf è sia Eddie che il dottor Everett Scott, parte dimezzata la cinema, oggetto dei mugugni di chi considera insuperata e insuperabile la prima versione dell’opera di Richard O’ Brien.

Ma la svolta della carriera, economicamente parlando, è musicale. I Meat Loaf Soul erano diventati Popcorn Blizzard and Floating Circus e avevano aperto i concerti di Who, Fugs, Stooges e Greatful Dead. L’essersi unito al cast di ‘Hair’, in cerca di una propria rispettabilità artistica in un momento in cui nessuno pareva prenderlo sul serio, gli apre le porte della Motown; la reunion con lo stesso musical, due anni dopo, gli fa conoscere Jim Steinman, futuro collaboratore, tra alti e bassi. Con Jim Steinman a scrivere e Meat Loaf a cantare, l’uno al fianco dell’altro in un lavoro iniziato nel 1972, nel 1977 vede la luce il primo episodio di una trilogia spalmata su trent’anni – ‘Bat Out of Hell’, ‘Bat Out of Hell II: Back to Hell’ (1993), ‘Back Out of Hell III: The Monster is Loose’ (2006) – da 65 milioni di copie.

Il primo album, venduto a colpi di 200mila copie l’anno, nove anni nelle charts, è uno dei bestseller della musica, tra i dieci album più venduti della storia e l’unico a essere composta da un solo artista, Steinman). Loaf ha vinto anche un Grammy Award per la Miglior performance vocale rock da solista per ‘I’d Do Anything for Love (But I won’t Do That’)’, da ‘Bat Out of Hell II’, con video diretto da Michael Bay (‘Armageddon’), brano in cui spicca, così come nel primo ‘inferno’ della serie, l’inconfondibile pianoforte di Roy Bittan (E-Street Band). La storia dice anche che Steinman avesse scritto ‘Total Eclipse of the Heart’ per Meat Loaf, hit divenuta planetaria nell’interpretazione di Bonnie Tyler, ma che l’etichetta si sia rifiutata di pagare l’autore. Tra up & downs, compresa una bancarotta, tra addi e riappacificazioni tra autore e interprete, l’ultimo album del cantante è ‘Braver Than We Are’ (2016).

Il percorso in vita di Meat Loaf, puntellato da una sessantina di film e complessivi 12 album in studio, è anche una lista di acciacchi che include cadute dal palco, atterraggi di fortuna, svenimenti durante i concerti (con la traccia vocale che continua imperterrita, segno di un playback), molte ossa rotte e una lunga serie d’interventi chirurgici. Quanto al suo essere ‘larger than life’, questo il suo autoritratto consegnato a Mojo, rivista musicale britannica: “Sono esagerato, pomposo, melodrammatico, e lo so perfettamente. Sono stato io il primo a descrivermi così. Perché il rock and roll è una commedia. Il rock and roll non è mai stato pensato per rispondere alle domande dell’universo. Il rock and roll è una risata. Io sono una ristata. Quindi ridi di me se vuoi, non ho alcun problema”.

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