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13.01.22 - 18:36
Aggiornamento: 19:18

Cocciante: ‘Non credevano in Notre Dame de Paris e sono 20 anni’

Presentata a Milano l’edizione del 20esimo, con l’autore delle musiche a raccontare la genesi di un’opera da 15 milioni di spettatori. A giugno al Lac

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Riccardo Cocciante, autore delle musiche

“Lei è un folle signor Zard, questi numeri in Italia non si fanno mai, è impossibile che un’opera chiami tante persone da ammortizzare i capitali richiesti”. E invece “basta dargli uno spettacolo bello, che ti piglia alla gola, uno spettacolo... spettacolare. La mia scelta porterà a girare almeno per un altro anno”. Quell’anno in più di cui parlava David Zard, storico promoter (anche) del rock spentosi nel 2018, sono diventati venti, e nell’introdurre il 20ennale di Notre Dame de Paris, il figlio Clemente, managing director di Vivo Concerti, ha scelto di aprirne la presentazione tenutasi oggi a Milano con le parole del padre, cui si deve lo sbarco in terra italica della monumentale produzione francese – lo spettacolo di maggior successo della storia di Francia – quattro anni dopo l’esordio di Parigi.

In tutto 47 città per un totale di 159 appuntamenti e 1’346 repliche. Sono i numeri italiani di un’opera che è stata in 20 paesi del mondo per più di 5’400 spettacoli davanti a 13 (forse 15) milioni di spettatori. ‘Notre Dame de Paris’ riparte da Milano il prossimo 3 marzo per restarvi sino al 27, al Teatro degli Arcimboldi. Lungo la strada che lo porterà, per ora, sino a Trieste in dicembre, lo spettacolo farà tappa al Lac di Lugano dal 9 al 12 giugno per sei repliche (in collaborazione con GC Events).

“A Broadway ve ne sono altri di spettacoli così duraturi, ma in questa modalità, nel suo essere sempre in bilico tra musica classica, pop e rock, Notre Dame de Pris è unico al mondo. Parlando da artista, essere unici è difficile, ma per me è la condizione essenziale per esistere e continuare”. Sono le prime parole di Riccardo Cocciante, fulcro della presentazione-spettacolo condotta da Andrea Delogu. Tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo, Notre Dame de Paris nasce nel 2002 dal pianoforte del cantautore e compositore italiano con cittadinanza francese, insieme alle liriche di Luc Piamondon e, per la versione italiana, al libretto di Pasquale Panella: “Abbiamo sempre scelto gli artisti – racconta Cocciante – per quel che inizialmente sono già, per quelle particolarità che vanno preservate: chi fa Gringoire non può che fare Gringoire, chi fa Esmeralda non può essere una Fiordaliso. La bellezza sta nel non mentire mai al personaggio”.

‘Vado a cercare il teatro’

Ben prima di questo, nel 2002, ben prima del lavoro “con tutti a livello vocale, e registico a livello di fisicità”, affinché Notre Dame de Paris potesse avere un corrispettivo italiano serviva un luogo, molto grande, che potesse ospitarlo, oltre a qualcuno che ci credesse: “… e non ci credeva nessuno”, continua Cocciante. “In Francia fu difficile trovare un produttore; quasi obbligammo Charles Talar (omologo francese di David Zard, morto un anno dopo di lui, ndr) a venire all’audizione. Io gli cantai l’opera intera, per soli pianoforte e voce; da parte sua, nessuna risposta, nemmeno un applauso. Alla fine si alzò col copione in mano, ci chiese una firma e disse: ‘Vado a cercare il teatro’”.

Niente di nuovo, verrebbe da dire: “Perché la difficoltà di iniziare è essenziale. L’artista deve soffrire, deve conquistarsi ciò in cui crede malgrado tutto, malgrado l’idea stessa di quelli del mestiere. Prendo me stesso: dicevano che non sapessi cantare, che gridavo troppo, che ero sempre arrabbiato, che fisicamente non ero giusto, in un’epoca in cui si andava in cerca della prestanza. Io sono sempre stato il contrario, addirittura chiudevo gli occhi e non guardavo nessuno in faccia, e questo scandalizzava tutti. Notre Dame de Paris era un’opera diversa dalle altre, e serviva avere la forza di credere in qualcosa d’inedito, perché se qualcosa ha successo in un Paese non significa che possa averlo anche in un altro“.

Senza tempo

Nel 2002 l’Italia non aveva teatri grandi a sufficienza perché l’opera fosse allestita. Arriva qui David Zard, che in mancanza di meglio ne costruisce uno ex novo: è il GranTeatro di Roma, tensostruttura esistita sino al 2016. “Volevamo un posto popolare, un teatro nel quale si potesse entrare in jeans, un posto per le nonne e i nonni, i ragazzini. È per loro che amo arene e palasport, posti décontracté. Il Gran Teatro ha dato un posto specifico a un’opera specifica, un’opera che potesse essere di tutti, perché la cultura deve appartenere a tutti”. Cocciante cita Pavarotti e quel suo battersi per rendere la lirica accessibile: “Amo il rivolgermi a tutte le età, a tutte le caste sociali, amo non indirizzarmi a persone dotte. Nel nostro caso, ci siamo detti che qualsiasi persona avrebbe dovuto comprendere il testo, abbiamo lavorato perché fosse apparentemente semplice. E così la musica”. Semplice, ma solo apparentemente: “Notre Dame de Paris è difficile da cantare perché io scrivo sfruttando una grande estensione vocale. Servono quindi personaggi che abbiano la vocalità per coprirla. D’interpreti ne abbiamo ascoltati di fantastici, ma che non arrivavano a queste note».

Un lavoro “assiduo, meticoloso”, che doveva includere anche una caratteristica, l’essere ‘senza tempo’: “Il testo non è né moderno né antico, la musica giostra tra il rinascimentale, a volte, e il rock, altre volte, evitando la troppa contemporaneità. Non è un caso che io non abbia voluto la batteria, che colloca subito tutto alla nostra epoca, mentre senza tempo sono le percussioni, forse il primo strumento musicale del mondo. I vestiti altrettanto, tra passato e presente, e i balletti, dove per la prima volta nella coreografia fu integrata la breakdance…”.

Gli ultimi

Quella del 20ennale di Notre Dame de Paris non è un’edizione come le altre. Le musiche e le canzoni nella versione italiana saranno da domani su tutte le piattaforme digitali, in versione ‘Notre Dame De Paris (Platinum Edition)’ e ‘Notre Dame De Paris - Live Arena Di Verona (2002)’, cantate dagli interpreti originali. Dal vivo, con oltre 30 artisti tra ballerini, acrobati e breaker, per la prima volta dal 2002 si riunisce l’intero cast dell’esordio, con il Clopin aggiunto Marco Guerzoni e la Fiordaliso aggiunta Claudia D’Ottavi.

Quella del 20ennale non è nemmeno una presentazione come le altre. Cocciante si siede al pianoforte e accompagna una a una (tranne D’Ottavi, in video per motivi di Covid) le voci in tournée: con Matteo Setti (Gringoire) esegue ‘Luna’, con i Clopin Guerzoni e Leonardo Di Minno ‘I clandestini’; con Tania Tuccinardi (Fiordaliso) ‘La cavalcatura’, con Graziano Galatone ‘Cuore in me’, con Vittorio Matteucci (Frollo) ‘Un prete innamorato’. Chiude con Esmeralda e Quasimodo, Lola Ponce e Giò Di Tonno, in ‘Ali in gabbia, occhi selvaggi’. E poi tutti sul palco per ‘Il tempo delle cattedrali’, a cantare “come fosse l’ultimo giorno, dando tutto quello che si può dare”, quel che serve a portare a termine “un’opera che parla degli ultimi, dei poveri e degli immigrati, che esistono da sempre ed esistevano anche al tempo di Hugo. Il problema dell’escluso, quello della diversità, sono problemi eterni. Ci serva da lezione”.

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