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Sul podio del direttore, Ilan Volkov (foto Astrid Ackermann)
05.09.21 - 15:57

Lucerne festival, una prova d’orchestra nel 2021

Appuntamento particolare, con i saggi finali di direzione d’orchestra per i partecipanti al 'Conducting Fellowship' diretto da Ilan Volkov

di Enrico Colombo

Mercoledì 1° settembre ho seguito nel Luzerner Saal un concerto della serie “Contemporary”, che ha portato in scena il plenum della Lucerne Festival Contemporary Orchestra, composta di 65 giovani strumentisti di 27 nazioni. Erano in programma saggi finali di direzione d’orchestra per i partecipanti al “Conducting Fellowship” diretto da Ilan Volkov, con brani di un concerto che l’orchestra sta preparando sotto la direzione di Volkov.

“Prova d’orchestra” è il titolo di un film di Federico Fellini apparso nel 1978: una satira amara, nella quale il grottesco è rivelatore di un reale malessere degli orchestrali in un paese di debole cultura musicale. Strumentisti, forse anche con una solida formazione, ridotti a travet dalla devozione al nume compositore e dall’arroganza del divo direttore.

Per i veterani delle sale da concerto, che conoscono il film di Fellini, è particolarmente emozionante immergersi nel clima della Lucerne Festival Academy, dove si vive la musica del XXI secolo, che nella misura in cui è mezzo di indagine della realtà ci avverte come tanti automatismi sclerotizzati del mondo di oggi non siano più attuali, come fra compositore ed esecutore sia necessaria una rete di interazioni, che li renda entrambi primi inter pares.

Mercoledì ho seguito le prove della composizione di Rebecca Saunders “void” per duo di percussionisti e orchestra. Su questo brano, che dura venti minuti, l’orchestra doveva aver già lavorato parecchio. Erano presenti anche i due percussionisti solisti ai quali Saunders ha dedicato il brano. La sala era completa, come lo può essere in questo tempo di pandemia, ed era certamente un pubblico di melomani, sistemato con le dovute distanze sociali e la mascherina, ma senza partiture in mano e, benché avesse pagato un biglietto, senza nemmeno un abbozzo di programma di sala, insomma alquanto trascurato dagli organizzatori. Quando ho lasciato io, dopo più di due ore, metà del pubblico se ne era già andata.

Sono saliti sul podio del direttore Ilan Volkov, per una dimostrazione pratica del docente ai discenti, poi tre giovani direttori decisi a vender cara la pelle. Il loro lavoro è stato un susseguirsi di correzioni alle prime parti dell’orchestra, di domande ai solisti, alla compositrice. Molte discussioni sono avvenute senza microfono e il pubblico ne è rimasto escluso, ma ha almeno potuto constatare la vitalità del complesso.

L’evento aveva il carattere di una prova d’orchestra di durata incerta, comunque oltre le tre ore. I musicisti non erano in divisa e ho avuto l’impressione che ciò li mettesse particolarmente a loro agio. Frequento le sale da concerto da oltre settant’anni e sono testimone della lenta evoluzione del modo di vestirsi delle orchestre, molto più lenta dell’evoluzione del linguaggio musicale. Ci sono ancora musicisti che vanno in scena vestiti come camerieri del mondo di ieri e il nero continua a essere il colore dominante. Forse nel futuro della musica ci sono orchestre senza divisa, musicisti che si vestono in un modo che rispecchi il loro gusto, la loro personalità e li renda meglio visibili al pubblico.

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