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Juan Carlos Tabio
21.01.21 - 16:04
Aggiornamento : 19:46

Addio a Juan Carlos Tabio, sorriso serio del cinema cubano

Morto nei giorni scorsi, il regista e sceneggiatore è stato più di ogni altro autentico testimone di un’epoca

di Ugo Brusaporco

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel su Twitter ha scritto per la morte del famoso regista cubano Juan Carlos Tabio: “Un commosso addio a uno degli elementi essenziali del cinema cubano. La sua opera, autentico ritratto di Cuba, è anche il ricordo acuto di un'epoca. Condoglianze a familiari, amici e colleghi del cinema”.

Juan Carlos Tabío (L'Avana, 3 settembre 1943-18 gennaio 2021) è il regista e sceneggiatore che più di ogni altro è stato autentico testimone di un’epoca, quella di un realismo civile e sociale, che segna la fine di un’ortodossia politica trasformatasi in una quotidianità che lui testimonia con ironia e sincera empatia in una quarantina di titoli tra corti, lungometraggi di fiction e documentari. Tra questi celebri opere cinematografiche come ‘Se permuta’ (1985), ‘Plaff’ (1988) e ‘Fresa y chocolate’ (1993), che ha co-diretto con Tomás Gutiérrez Alea, alias "Titón", con il quale ha anche co-diretto ‘Guantanamera’ (1995),  a cui si aggiungono ‘Lista de espera’ (2000) e ‘El cuerno de la abbondancia’ (2008), che oltre a mostrare la sua singolare maestria costituiscono il riflesso dell’identità della nazione cubana. “La vita ti prende, tu non la prendi. Non puoi sapere dove ti porterà” disse in un'intervista per Havana Cultural dove ringraziava la vita per le occasioni che aveva avuto.

A 18 anni nel 1961 fu espulso dal centro educativo dove studiava relazioni internazionali, ed ecco la vita: un'amica di famiglia che lavorava presso l'Istituto cubano di arte e industria cinematografica (Icaic) gli trovò un lavoro come assistente alla regia. Il suo incontro con quel cinema che gli avrebbe dato un successo non solo critico ma anche di pubblico, visto che le sue commedie serie sbancavano al botteghino  raccontando una realtà cubana complessa, ma visivamente emozionante. “Per Tabío era importante che il gli spettatori, oltre a divertirsi e ridere, riflettessero su ciò che vedevano, si sentissero parte della storia e delle sue possibili soluzioni. Se il suo film è un dialogo completo dall'inizio alla fine, è perché c'è “il cubano”, il popolarissimo e senza trucco…” ha scritto il critico cubano Rolando Pérez Betancourt. Autore indipendente appartiene, con Titón (Tomás Gutiérrez Alea), Humberto Solás, Enrique Pineda Barnet, Fernando Pérez, al gruppo che ha raccontato a fondo L’Avana, la capitale. Il suo primo cortometraggio è il documentario ‘Peligro y Combo’, datato 1963,  girato quando aveva solo 20 anni. Dalla fine degli anni Sessanta all’inizio degli anni Ottanta ha realizzato più di 30 documentari, tra cui ‘El habano’ (1969, co-diretto con Miguel Torres), ‘Amelia Peláez (1897-1968)’ (1975), ‘La Cadena’ (1978), che lo rivela pieno di un umorismo critico e satirico tipicamente cubano, e ‘A report with the Moncada group’ ( 1979). Grazie al regista, restano testimonianze delle performance a Cuba di grandi artisti, come in ‘Miriam Makeba’ nel quale appare anche Fidel Castro (1973), ‘Soledad Bravo’ (1974), ‘Chicho Ibáñez’ in bianco e nero (1974), “Sonia Silvestre” (1975) e ‘Joan Manuel Serrat’ (1976).

Nel 1982/85 è il suo favoloso esordio nel lungometraggio con ‘Se permuta’  film che inaugurò un periodo tutto nuovo per il cinema cubano: quello della commedia dei costumi che punta a criticare gli ostacoli piccolo-borghesi e a rendere conto di confronti generazionali. Qui Tabio presenta quella che sarà una costante nel suo cinema, segnata da una sperimentazione decisa a contravvenire al convenzionale che, concordiamo con Rolando Pérez Betancourt,  partendo dalla commedia sociale e critica spreme dalla realtà ciò che la finzione avrebbe finito per rendere trascendente. Gira ancora due cortometraggi che saranno premiati in diversi festival, ‘Dolly back’ (1986) e ‘L’intervista’ (1987), prima del secondo lungo ‘Plaff’ (o ‘Demasiado miedo a la vida’, 1988), che deve il suo titolo al suono di un uovo che esplode contro una porta, un  film sulla spiritualità dei cubani. Intervalla i suoi impegni cinematografici con  il lavoro di insegnante di sceneggiatura presso l'Istituto San Antonio de los Baños. La vita suona ancora alla sua porta: il suo amico Titón (Gutiérrez Alea), già malato, lo chiama al suo fianco per sviluppare insieme il film più noto della Cineteca cubana, ‘Fresa y Chocolate’ (1994). Dopo questa collaborazione si sono incontrati di nuovo, prima della morte di Titón, per  ‘Guantanamera’ (1995).  Questa esperienza di collaborazione ha consolidato la figura di Juan Carlos Tabío nel panorama nazionale e la sua ossessione di approfondire le contraddizioni della società cubana. Verranno poi il suo capolavoro  ‘Lista de Espera’ (2000) dove fa esplodere  la contraddizione cubana mettendo a nudo i personaggi per mostrare la loro umana essenza  al di là di ogni ideologia. Seguirà ‘Aunque estés lejos’ (Sebbene tu sia lontano, 2003), film che  rappresenta la sublimazione del gioco del cinema nel cinema. Il suo ultimo lungo sarà ‘El Cuerno de la Abundancia’ (2008), dove il semplice tema dell’eredità che non arriva lo porta al confine tra fantasia, fede e  realtà. Parteciperà ancora a un film collettivo ‘7 giorni all'Avana’ (2012) dove celebra la grandezza nascosta nella sopravvivenza quotidiana e la voglia di non essere sconfitti.

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