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'Lacci' di Luchetti con Rohrwacher e Lo Cascio apre Venezia 77
Spettacoli
03.09.20 - 09:220

Venezia, la Mostra apre con un polpettone

Con la pochezza narrativa di ‘Lacci’ di Daniele Lucchetti, il festival si incaglia in nome di quattro attori che accontentano la platea televisiva

Il Lido si colora di grigie nuvole con cui il sole cerca inutilmente di lottare. E a completare la tristezza, ecco il film d'apertura, quello che un tempo avrebbero sbrigativamente segnato come polpettone: ‘Lacci’. Un film che il regista Daniele Luchetti, insieme ai suoi cosceneggiatori Francesco Piccolo e Domenico Starnone, hanno tratto dall'omonimo romanzo dello stesso Starnone, Interessante è che il regista abbia scelto anche di montare il film insieme a Aël Dallier Vega, una delle montatrici più interessanti in questi tempi. E il montaggio è una delle caratteristiche principali di un film che viaggia tra gli anni e lo sviluppo dei caratteri dei personaggi. Di buon livello anche la fotografia di Ivan Casalgrandi; banali e insopportabili i costumi di Massimo Cantini Parrini.

Quello che però segna il film è la pochezza narrativa, il suo spaventevole vuoto, che probabilmente nasce dallo stesso soggetto, se si pensa che i lacci del titolo e sono quelli delle scarpe e quelli che legano i vari personaggi di una storia completamente slacciata. Il regista ci introduce in una famiglia borghese che negli anni 80 dello scorso secolo che vive a Napoli: la madre, una Alba Rohrwacher sempre sopra le righe e incapace di emozionare anche quando si butta giù dalla finestra, è il vero perno di quello che si scoprirà presto essere un simulacro vuoto: il suo rapporto con il marito, il suo amore per i figli, il suo essere baluardo dell’unità familiare. Suo marito è un inespressivo Luigi Lo Cascio; molto meglio quando, invecchiato, il ruolo lo recita Silvio Orlando e di altra caratura è nella parte della madre, diventata vecchia, la sempre intensa Laura Morante. Succede che il marito si innamori di un'altra donna, più giovane e vogliosa di farsi fotografare nuda, una Linda Caridi da rimandare a scuola di recitazione. Così lui, per qualche anno, abbandona la famiglia, finché, grazie ai lacci, quelli delle scarpe, ritrova l’amore dei figli e ritorna per sempre in famiglia. Tutto qui e in mezzo altre situazioni scontate, e alla fine si resta allibiti di fronte al coraggio di un festival internazionale che si incaglia proprio la sera inaugurale in nome di quattro attori che accontentano la platea televisiva, percorrendo tronfi un pezzo di tappeto rosso. Il film poteva sviluppare meglio le pur datate idee che ha tentato di presentare, innanzitutto il peso del fallimento di un matrimonio. Ma già questo non ha saputo raccontarlo come pure ha lasciato ai bordi il peso che il fallimento ha sui bambini e mai, proprio mai, riesce ad approfondire, offrendo un film che spaventa per il suo vuoto.

Ed ora comincerà da oggi il concorso mentre il Lido non ha mai vissuto una stagione così importante dal punto di vista turistico: luglio e agosto sono stati strapieni di vacanzieri locali, i veneziani hanno scelto quella che un tempo era loro spiaggia e ora condividono bus, ristoranti e battelli con il popolo del festival, lamentandosi che i prezzi sono già aumenti perché sono arrivati i “forestieri”. Noi per esempio.

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