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Da sinistra, i vincitori Einar e Mahmood. Ci sono piaciuti Nyvinne e Andrea Biagioni (Facebook/Rai)
Spettacoli
22.12.18 - 06:200
Aggiornamento : 09:04

Sanremo 2019 è iniziato: questa è la giovane Italia

Doppia serata live per scegliere due piccoli da far diventare grandi: a febbraio, sul palco dell'Ariston insieme ai 22 Big (vedi elenco), andranno Einar e Mahmood

«Quando un giovane ha una passione così forte per la musica, la sua vita è già salva». Lo dice a un certo punto, con estrema sensibilità, Luca Barbarossa, presidente di una giuria che include pure Sua Maestà Fiorella Mannoia, Sua Attraenza Annalisa e due che di musica sembrano saperne meno che di comicità, Luca e Paolo. Sanremo 2019 è iniziato giovedì sera con l’annunciata gara tra nuove proposte, dalla quale sono usciti i due nomi che a febbraio gareggeranno insieme ai 22 big, annunciati dal bravo Fabio Rovazzi e dal (un tempo a Sanremo potentissimo) Pippo Baudo che al suo 14esimo Sanremo come presentatore ha trovato nel giovane fabbricante di tormentoni un alter ego di rara lucidità. I due piccoli diventati giganti si chiamano Einar e Mahmood (vedi sotto).

«Oserei dire che sono semiprofessionisti», dice Barbarossa parlando di queste 24 giovani proposte che quest’anno hanno avuto una settimana intera di finestre tv pomeridiane, con un solo piccolo rischio: le basi, invece della band di Maurizio Filardo nelle due serate conclusive. Basi che hanno tarpato le ali di alcuni. Colpa anche di una sola telecamera, che di pomeriggio, in un unico piano-sequenza, indugiava in primi piani un po’ troppo primi, dal conseguente effetto “boccia con dentro il pesce”. Semiprofessionisti, diceva il Barbarossa, perché il Sanremo Giovani 2019 ha partorito una nidiata di ex talent di tutti i canali digitali, in chiaro o a pagamento.

‘Quell’ambiente lì, americano’

A partire dall'ex Amici Einar, da Santiago de Cuba a Brescia. Faccia da Eros Ramazzotti, accento da Evaristo Beccalossi, nome da ente previdenziale, il giovane ha la stessa forza comunicativa di Ultimo (vincitore nel 2018). C’è almeno un musicista vero, sempre di giovedì, un 30enne che ha una canzone così ben fatta da essere quasi fuori posto. Si chiama Andrea Biagioni, viene da Pietrasanta in provincia di Lucca. La sua ‘Alba piena’ ha l’incipit di ‘My opening farewell’ di Jackson Browne. Non a caso il Biagioni si nutre di Simon&Garfunkel e Bob Dylan, «quell’ambiente lì, americano». Ex di X-Factor, pupillo di Manuel Agnelli, bocciato al test d’ingresso del conservatorio, ammesso però alla Berklee, si presenta da solo con un quartetto d’archi e accordature aperte sulla sua chitarra. Forse non è il brano della vita, ma è una signora canzone. Di giovedì manda in visibilio Barbarossa, ma rimane fuori dai primi tre e non potrà partecipare al tour mondiale Rai per i primi 6 giovani in classifica. Forti del secondo posto, in tour ci andranno i Deschema, che cantano di fragilità in ‘Cristallo’. Sono una band e spettinano (il cantante pure, con taglio a metà tra frangia e riporto).

Siamo donne

Tra i primi 3 arriva anche, con ‘Finalmente’, Federica Abbate, 27enne milanese che ha scritto per Fedez e Ramazzotti e ha un nome tra gli autori, quelli che stanno dietro. E la legge che qualcuno nasce per scrivere, altri per cantare, a volte ha un suo fondamento. Non bastano Cheope (autore faraonico che ha scritto molto buon Raf) e la coppia Takagi-Ketra, che ci ha condizionato l’estate (non nel senso di cliimatizzatore) con ‘Amore e capoeira’. Un segno potrebbero lasciarlo anche i Ros, Camilla, Lorenzo e Kevin da Montepulciano. Anche se è Camilla a colpire, lei e la sua chioma color Big Babol: da quello che chiama «shock rock» esce una cosa a metà tra la new wave e i Pokemon. «Il nome Ros ci è venuto così, semplice e dinamico, legato al colore rosso e le sue derivanze» (sic, derivanze). Piccole (medie) imperfezioni nel canto a parte, la graziosa filosofa Marte Marasco, 23enne di Milano che tanto ricorda la meteora intellettual-pop Diana Est di 'Tenax', potrebbe lasciare un segno radiofonico delle sue sé: «Marte è il plurale di Marta, le mie tante piccole Marta che in me convivono». ‘Nella mia testa’ è brano bello e furbo che sfocia in tarantella pigiando insieme Caparezza, Silvestri e il tema dal Pinocchio di Comencini (firmano Bonomo e Chiaravalli, non certo gli ultimi arrivati). 

E di venerdì...

… ci passano come autobus nella notte in molti. Anche Le Ore (“Non c’entriamo nulla con la rivista”) che cantano ‘La mia felpa è come me’ (“Era meglio la rivista”, cit. Luca). Un premio allo zurighese, e ultimo arrivato, Saita che canta ‘Niwrad’ (Darwin scritto al contrario), ma solo per il verso: “Crediamo di essere un’evoluzione, come diceva il mio amico Carlo”. Piacciono (con moderazione) Arturo Caccavale e Daniele De Santo, che vengono da Napoli e si fanno chiamare, beffardamente, Sisma. In ‘Slow motion’ cantano “Sono scosso da una scossa che mi è entrata nelle ossa, ma non posso rinnegare la mia mossa che di fatto ha scavato la mia fossa” (da far cantare a Jovanotti). Concepita per stupire, La Zero, all’anagrafe Manuela Zero di Piano di Sorrento, anche ballerina e attrice, presenta ‘Nina è brava’, il cui incipit – “Mi chiamo Nina e gioco in tribunale con quello che passa il Circondariale” – è lo stesso di “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane 2018 – “Mi chiamo Mario e non so neanche nuotare", pluripremiata un anno fa. La teatralità paga, l’originalità per niente. Evidentemente, relegata a metà classifica, qualcuno se n'è accorto. Colpisce, invece, il 26enne sardo-egiziano Mahmood: ‘Gioventù bruciata’ è criptica (non è obbligatorio capirci sempre, Dalla insegna) e strappa brividi multietnici. 

La Rua, con cantante vestito da Lancillotto e ambientazioni Sebalter, cantano ‘Alla mia età si vola’. Massimo Ranieri, esercitando il diritto di scegliere quello che gli pareva, due anni fa gli preferì l’emerito sconosciuto di turno. La presero male. Tra i primi tre, non andranno comunque sul palco dell'Ariston. Nemmeno stavolta. In questa notte di venerdì (la citazione è involontaria) a noi è bastato ascoltare la voce di Nyvinne, 21 anni di Domodossola (“Ho l’abito pieno di schiaffi che indosso tutti i giorni”, scrive e canta), e provare una piccola, intima felicità.

Big, bigghini e superbig

In epoca di touch screen, Rovazzi e Baudo estraggono i nomi dal bussolotto rotante delle Estrazioni del lotto Rai, dal nostalgico rimando a bimbi bendati e tombole natalizie. A febbraio sul palco dell’Ariston, questi gli estratti di giovedì: Paola Turci (‘L’ultimo ostacolo’), Simone Cristicchi (‘Abbi cura di me’), Zen Circus (‘L’amore è una dittatura’), Irama (‘La ragazza col cuore di latta’), Ultimo (‘I tuoi particolari’), Nek (‘Mi farò trovare pronto’), Motta (‘Dov’èl’Italia’), Anna Tatangelo (‘Le nostre anime di notte’), Loredana Bertè (‘Cosa ti aspetti da me’), Il Volo (‘Musica che resta’) e Ghemon (‘Rosa viola’). Estratti di venerdì: Federica Carta e Shade (‘Senza farlo apposta’), Patty Pravo con Briga (‘Un po’ come la vita’), Negrita (‘I ragazzi stanno bene’), Daniele Silvestri (‘Argento vivo’), Ex Otago (‘Solo una canzone’), Achille Lauro (‘Rolls Royce’), Arisa (‘Mi sento bene’), Francesco Renga (‘Aspetto che torni’), Boomdabash (‘Per un milione’), Enrico Nigiotti ('Nonno Hollywood'), Nino D'Angelo e Livio Cori ('Un'altra luce'). Citazione per citazione: è notte alta e sono sveglio. D'altra parte, Sanremo è Sanremo. Manca soltanto "Però si stava meglio prima", nel 2018. Ma di questo non parleremo prima di lunedì.

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