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25.04.22 - 05:30

Crescere oltre i generi

Al festival Generando un viaggio culturale attraverso i movimenti trans, femministi e Lgbt+ per scoprire qualcosa in più di sé stessi e crescere

Un racconto fatto di orme e di passi. Le orme sono quelle lasciate da chi, durante gli anni addietro, è stato militante all’interno di quei gruppi e movimenti che hanno fatto la storia dei diritti civili. Un sentiero segnato da lotte, ostacoli, pregiudizi e momenti difficili per giungere fino ai giorni nostri. E poi ci sono i passi, quelli che farà chi è interessato a ripercorre tale via durante i due incontri organizzati da Chiara Spata, attivista per i diritti umani, ricercatrice indipendente e docente di storia culturale dei movimenti Lgbt+ e studi di genere e Porpora Marcasciano, sociologa, scrittrice, Consigliera comunale a Bologna e storica attivista trans.

"Due passi per crescere", è un evento – in programma a Generando, festival che ha come scopo quello di favorire un dialogo sul tema del genere – che in sé ne racchiude ben due: una conferenza, fissata per venerdì 29 aprile alle 18.30 presso la sala polivalente del Campus Supsi di Viganello e un atelier, dove poter mettersi in gioco, che si svolgerà il giorno dopo, sabato 30 aprile alle 10 allo spazio Intrecci 121, in via Franscini 14 a Mendrisio.

Questione di lingua? No, non solo

Il titolo di questa mini serie di incontri è molto insolito ed è proprio da qui che Chiara Spata inizia a raccontare: «Perché proprio la parola ‘crescere’? Perché vuole essere un augurio, quello di crescere insieme come società civile, di andare in una direzione inerente alle identità di genere e non solo, perché già la parola ‘identità’ apre uno scenario ben più ampio di un gruppo ristretto di persone come lo è la comunità Lgbt+. L’identità è un qualcosa che, a mio modo di vedere, riguarda tutti e tutte. È un evento aperto alla cittadinanza, a chi sa già e a chi invece ne sente parlare per la prima volta – racconta Spata, per poi continuare –. L’intento è quello di decostruire i pregiudizi, che stanno alla base di ogni discriminazione e di fornire gli strumenti per capire cosa c’è dietro a un determinato pregiudizio. E ciò passa anche attraverso il linguaggio. Sia io che Porpora durante la conferenza useremo termini da cosiddetti "addetti ai lavori" ma ci occuperemo di spiegare ogni singolo vocabolo, in modo tale da rendere il discorso comprensibile a tutti. Spesso è questo il maggior problema: le tematiche di genere sono ‘scritte’ e ‘parlate’ in un modo ancora poco comprensibile alla gente».

Delle volte navigare in nuovi neologismi grammaticali come l’uso dell’asterisco e dello schwa (la cui grafia è quella di una ‘e’ capovolta) o trovarsi davanti a frasi come "linguaggio inclusivo" o ancora distinguere fra vari orientamenti sessuali e di genere può risultare complicato per chi non ha sufficienti nozioni.

«Oggi si parla molto di ‘genere’. Da una parte la cosa è buona ma dall’altra si nota come non tutti sappiano veramente che cosa significhi e ancora adesso viene confuso con la sessualità di una persona. La fluidità di genere fa parte dell’essere umano da sempre, sebbene la società e la medicina abbiano – a fasi alterne nella Storia – incasellato ciò nella logica binaria eteronormativa. La lingua no, la lingua cambia nel tempo e nello spazio ed è per questo che è necessario fare un lavoro di alfabetizzazione, ovvero educare maggiormente la popolazione non solo nei comportamenti ma anche nel linguaggio e nell’apprendere di più rispetto alla propria cultura. Quando si parla del mondo Lgbt+ la mente ricade subito sull’aspetto biologico, ma c’è tutto un aspetto culturale che non va sottovalutato, anzi», afferma Spata.

L’attivismo tra ieri e oggi, fra Svizzera e Italia

E se si parla di cultura dei diritti umani e di politica fatta dal basso, non si può non pensare anche alla militanza che, dagli anni Sessanta in poi, ha caratterizzato l’humus è dato linfa vitale alle lotte di rivendicazione dei diritti civili e sociali delle nostre società occidentali. Ci sono delle differenze fra l’attivismo in Svizzera, in Ticino e quello invece della vicina Penisola?

«Sì. L’Italia, così come anche la Spagna, ha avuto una storia di militanza molto più lunga e articolata rispetto alla Svizzera e soprattutto al Ticino. A Bologna, culla anche di un certo pensiero anticonformista e antifascista, i movimenti Lgbt+, femministi e non solo hanno potuto fare rete. Non a caso Porpora fa base proprio a Bologna, dove negli anni 70 è stata tra le fondatrici del Mit (movimento identità trans), per molti anni ha ricoperto la carica di vicepresidente dell’Osservatorio nazionale dell’identità di genere e ha ideato e messo appunto la strategia di riduzione del danno mirata al mondo della prostituzione, coordinandone uno specifico della Regione Emilia Romagna. Porpora rappresenta un pozzo di storia immenso – comincia a spiegare l’attivista –. La Svizzera pur non avendo avuto tale cronistoria è comunque riuscita a ottenere molto negli ultimi anni. Basti solo pensare che, nello stesso giorno in cui qui passava la legge che consentiva di facilitare il cambio di nome per le persone in transizione sui propri documenti, al Senato italiano si stava assistendo alla scena più brutta della politica italiana: l’affossamento del Ddl Zan (legge simile contro la transfobia invece è passata in Svizzera il 9 febbraio del 2020)».

Per quanto concerne il Ticino invece si fa ancora fatica a parlare di movimenti in difesa dei diritti. Vi sono però associazioni come Imbarco Immediato e, da un paio di anni, come confermatoci da Spata, un piccolo gruppo di ragazzi e ragazze in transizione.

«Quello che vorrei è che ci fosse un cambio di paradigma. C’è la necessità di comprendere che il sistema binario legato al sesso e al genere è un costrutto socioculturale e non un assunto naturale. Certo, il tutto facendo un passo alla volta».

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