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01.06.21 - 18:52

Le convergenze della Facoltà di comunicazione, cultura e società

Incontro aperto alla popolazione per il progetto culturale su cui lavorerà l'Usi nei prossimi due anni. Intervista alla vicedecana Sara Greco

di Ivo Silvestro
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‘Convergenza e distanza’ è un progetto culturale della Facoltà di comunicazione, cultura e società dell’Usi. «È un esperimento» ci spiega la vicedecana Sara Greco, intervistata in vista della presentazione di questa iniziativa che avrà luogo lunedì 7 giugno alle 17.30 al Campus Est Lugano (iscrizione obbligatoria su www.com.usi.ch/iscrizione-progettoculturale). «Non una conferenza tradizionale, ma una sorta di seminario itinerante: avremo otto postazioni e dopo un’introduzione comune i partecipanti saranno invitati a fare il giro dei banchetti dove potranno seguire brevi presentazioni».

Da dove arriva il progetto ‘Convergenza e distanza’? «Come decanato abbiamo lanciato l’idea di un progetto ad ampio spettro – per questo abbiamo un tema così grande come convergenza e distanza – che potesse essere interpretato dai diversi punti di vista disciplinari che compongono la nostra facoltà, dove si va dalla letteratura alla comunicazione fino al marketing e ad altre discipline che a volte troviamo sotto economica». Un primo anno di lavoro «dal basso, seguendo il principio che l’identità non si impone ma si deve vedere nascere, quindi sondaggi interni, grandi discussioni per capire su cosa volevamo davvero lavorare. E adesso, divisi in gruppi più piccoli, stiamo approcciando da diverse prospettive il tema convergenze e distanze che ci terrà occupati per il periodo 2020-2022».

Dai media alla giustizia riparativa

Convergenza e distanza è tema non solo grande, ma anche un po’ vago: l’idea è, a grandi linee, riflettere sui processi di avvicinamento di cose prima distanti e separate. Un “concetto ombrello” che copre molte cose diverse; vediamo quindi alcuni di questi otto gruppi di lavoro che troviamo descritti, con già alcuni materiali a disposizione, su www.com.usi.ch/progettoculturale.

Una prima convergenza riguarda i media: il riferimento immediato è alla sovrapposizione tra media diversi avvenuta nel corso del tempo con l’esempio principe dello smartphone che oggi sostituisce dispositivi quali macchine fotografiche, lettori musicali, giochi (ridefinendo le relative pratiche sociali). C’è poi la più generale convergenza tra persone e tecnologie: l’interazione uomo-macchina e il grande tema degli aspetti etici dell’intelligenza artificiale. Abbiamo poi un gruppo sul contagio delle idee, sui miti che attraversano epoche e culture, sulla convergenza e la distanza tra le persone come conseguenza delle migrazioni e anche un gruppo che studia il rapporto tra persone e storie, con particolare riferimento alla risoluzione dei conflitti e alla giustizia riparativa che non mira alla punizione del colpevole ma alla risoluzione del torto subito.

Un cantiere aperto

«L’idea – riassume Greco – è far vedere “in atto” il lavoro della facoltà, perché questo non è un progetto compiuto, ma appena iniziato. Non si tratta quindi di presentare alla popolazione un risultato, ma di coinvolgere le persone in un tema ancora aperto». 

Non un progetto di ricerca, quindi, ma un piattaforma per portare nella società la ricerca in corso alla facoltà? «Sì: iniziamo con i temi della facoltà, ma l’idea è aprirsi alle altre facoltà dell’Usi e qualche contatto c’è già. Soprattutto, vogliamo coinvolgere altri attori sociali che a vario titolo collaboreranno con noi, aprirci al territorio».

Alla presentazione del 7 giugno chi vi aspettate che possa arrivare? «Ci aspettiamo essenzialmente delle persone curiose che hanno voglia di vedere, in una serata non dico di intrattenimento ma comunque leggera, come l’università riflette su alcuni temi anche molto distanti tra loro». E magari essere coinvolti in questo lavoro? «Lo sviluppo futuro sarà gestito dai singoli gruppi che con varie attività rimarranno in contatto con gli interessati. Essendo gruppi molto liberi, se qualcuno vuole contribuire, anche con semplici suggerimenti, è il benvenuto: come detto il lavoro finora è stato interno, ma la nostra idea è aprirci, collaborando con diverse istituzioni culturali».

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