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©Pablo Gianinazzi; Ti-Press/Keystone
Società
24.08.19 - 11:150
Aggiornamento : 29.08.19 - 17:35

I ragazzi fan tutto di notte

Intervista a Pablo Gianinazzi: ‘Viaggio tra speranza e libertà’ è il suo fotoreportage premiato dallo Swiss Press Photo, in mostra al Lac fino all'1.9

“Ho attraversato il deserto; ho attraversato il mare; non capisco perché adesso devo fermarmi davanti a questa montagna”.

La montagna è il Colle della Scala (1762 m sopra il livello del mare), nelle Alpi Cozie, che unisce la Val di Susa (in Piemonte) alla Vallée de la Clarée (in Francia). Le parole sono di «un adolescente, un po’ sfrontato», che il fotografo Ti-Press/Keystone, Pablo Gianinazzi ha incontrato a Bardonecchia, alcuni giorni prima del tentativo di un gruppo di migranti africani di superare il valico e raggiungere la Francia (annualmente sono centinaia coloro che ci provano).

“Viaggio tra speranza e libertà” è il titolo del fotoreportage che il fotografo luganese ha pubblicato nel 2018 nelle pagine del ‘Caffè’ e, soprattutto, è il progetto premiato con il secondo posto nella categoria ‘Internazionale’ dello Swiss Press Photo 2019. La rassegna, da vent’anni a questa parte, premia i migliori scatti apparsi sui quotidiani nazionali e internazionali, di cui il Lac di Lugano propone una selezione nella mostra (accessibile gratuitamente) allestita nella sua Hall, fino al primo settembre 2019.

«Quello della migrazione è un fenomeno che seguo, anche se un po’ passivamente. Ho però diversi contatti con Ong e persone che se ne occupano», racconta Gianinazzi. Abbiamo colto l’occasione e gli abbiamo chiesto di raccontarci l’esperienza sul confine: «Era il 20 gennaio, sono rimasto lì per tre notti, dormendo in macchina. Perché i ragazzi fanno tutto di notte».


©Pablo Gianinazzi; Ti-Press/Keystone

Pablo, quante persone ha incontrato durante questa esperienza?

Molti volontari, di diverse generazioni, dalla Francia e dall’Italia. I migranti che sono arrivati lì erano circa una dozzina: principalmente uomini e poche donne. In generale erano molto giovani, anche se un paio di loro non me la racconta­vano…

Che cosa l’ha spinta a raccontare questo spaccato di vita sul confine?

Ci sono tanti fattori che portano a interessarsi prima e realizzare un reportage poi: in primo luogo c’è la curiosità. Come essere umano mi piace confrontarmi e scoprire altre realtà: sono molto affascinato dai retroscena di certe situazioni che spesso non si possono vedere. Mi piace scoprirle e nel mio piccolo raccontarle.


©Pablo Gianinazzi; Ti-Press/Keystone

Come ha vissuto l’esperienza?

Dal punto di vista pratico, è sempre interessante confrontarsi con una realtà che non si conosce. Inoltre, la situazione di migranti africani che attraversano le Alpi con la neve è un contrasto particolare e forte da vivere. Ricordo, ad esempio, quell’adoloscente un po’ sfrontato che [quando gli ha fatto notare le rigide condizioni del tempo e il rischio di valanghe; ndr] mi ha detto: “Ho attraversato il deserto; ho attraversato il mare; non capisco perché adesso devo fermarmi davanti a questa montagna”. La situazione era tesa: chi ero io per dirgli di non andare? Quando ti ritrovi davanti ragazzi che non sono equipaggiati, che non hanno idea di cosa significhi salire duemila metri, viene naturale cercare di dissuaderli da quell’assurdità.

E poi, come è andata?

Tutti hanno desistito, eccetto un gruppetto di giovani che ha aspettato la terza notte ed è partito. Li ho seguiti, fino a che anche questi ragazzi non hanno rinunciato all’impresa.


©Pablo Gianinazzi; Ti-Press/Keystone

Aprendo il discorso: da quanti anni è fotografo?

Da sempre. Ho sempre amato fotografare. Ho iniziato a sei anni, fotografando il corteo del Carnevale di Tesserete. Poi ho scoperto il fotogiornalismo, che ha chiuso il cerchio dando senso alle immagini che scattavo. Amo raccontare storie, dando un punto di vista in più al lettore. Sono un fotografo cui piace molto giocare con i sentimenti: non desidero unicamente documentare, ma far passare un’emozione, trovo sia la chiave giusta per coinvolgere chi guarda i miei lavori. Il fattore umano è quasi sempre al centro del mio interesse.

In pillole: mentre seguiva l’apprendistato in un negozio di fotografia, Pablo ha iniziato a collaborare con ‘il Caffè’, una situazione di grande stimolo che lo ha in seguito condotto a lavorare per il ‘Giornale del Popolo’. Da cinque anni, Gianinazzi è fotografo per le agenzie Ti-Press e Keystone.

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