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22.08.18 - 00:050

Quando l'integrazione funziona, in 300 mila al lavoro in Germania

I dati del governo confermano che una parte dell'enorme fabbisogno tedesco di manodopera è soddisfatta da immigrati e richiedenti l'asilo: l'economia mette tutti d'accordo...

L'integrazione dei migranti in Germania "funziona complessivamente molto bene". Lo ha detto il direttore generale dell'agenzia federale per il lavoro, Detlef Scheele, presentando i dati di maggio, secondo i quali oltre 300'000 asilanti hanno già un lavoro.

Si tratta dei rifugiati dei principali otto paesi da cui provengono i richiedenti asilo in Germania: Siria, Afghanistan, Eritrea, Iraq, Iran, Nigeria, Pakistan e Somalia. E la cifra mostra un aumento molto consistente rispetto al periodo analogo dello scorso anno: nel maggio 2017 erano 203'736 i rifugiati ad avere un lavoro.

"Sono dati positivi. Bisogna tener presente che si tratta di persone arrivate in Germania per ragioni umanitarie e non alla ricerca di un'occupazione", ha affermato Scheele. Si può concludere, quindi, che l'integrazione "funzioni molto bene".

Questi numeri saranno rapidamente assorbiti nel dibattito politico in corso attualmente nel Paese di Angela Merkel, dove tutti, anche i più duri sull'immigrazione, ascoltano le ragioni dell'economia.

Lo ha dimostrato del resto lo stesso ministro dell'Interno Horst Seehofer - che sta trattando con Roma per rispedire indietro nel giro di 48 ore i migranti che abbiano chiesto asilo in prima battuta in Italia - il quale nei giorni scorsi ha presentato ai colleghi di governo responsabili del Lavoro e dell'Economia i pilastri della sua legge sull'immigrazione.

La nuova normativa vuole facilitare la permanenza nel Paese per chi potrà riempire l'enorme fabbisogno di manodopera specializzata: seguendo parametri come la conoscenza del tedesco e la qualificazione professionale. Del resto, la mancanza di manodopera è uno degli ostacoli maggiori al pieno sviluppo delle imprese tedesche, che soffrono già oggi della mancanza di 1,6 milioni di dipendenti (dati del DIHK) a causa della crisi demografica.

All'ordine del giorno c'è anche un'altra proposta, che fa discutere: quella dei socialdemocratici, che spingono per il cosiddetto "cambio di corsia": un modo per facilitare la permanenza - e dunque la conquista di un regolare permesso di soggiorno nell'ambito della futura legge sull'immigrazione – agli "stranieri ben integrati, che entro il primo agosto 2018 siano in un percorso di formazione oppure in un rapporto di lavoro assicurato".

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