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22.09.21 - 20:51
Aggiornamento: 22:26

Scienza e filosofia, vaccini per l’infodemia

Intervista ad Antonietta Mira, autrice con Armando Massarenti di ‘La pandemia dei dati’ che sarà presentato giovedì a Lugano

di Ivo Silvestro
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Antonietta Mira (foto Ti-Press)

Crescita esponenziale, sensibilità e specificità di un test, falsi positivi e falsi negativi, R0e Rt, indici di infettività e suscettibilità, media mobile e l’elenco potrebbe proseguire: sono termini da cui siamo bombardati quotidianamente, da un anno e mezzo di pandemia. Termini che «non è detto il pubblico sia pronto ad affrontare» ci spiega Antonietta Mira, professoressa di statistica all’Università della Svizzera italiana, dove dirige il Data Science Lab. E non è un problema solo per le persone comuni: «Il calcolo delle probabilità può essere molto controintuitivo e anche gli esperti possono commettere errori».

Gli esempi che propone Antonietta Mira sono molti: se le mascherine sono efficaci al 50 per cento e una persona ne incontra un’altra infetta, le probabilità di contagiarsi se entrambe indossano la mascherina non è la metà, ma un quarto rispetto all’assenza di protezioni. E ancora: un esito positivo a un tampone affidabile al 99 per cento non significa che sono malato con una probabilità del 99%, perché bisogna tenere conto della diffusione della malattia. «Bisogna applicare il Teorema di Bayes che non è immediato comprendere: quando lo spiego a lezione, spesso i miei studenti sbagliano come a volte sbagliano medici o giudici quando prendono una decisione e infatti si parla di “fallacia del procuratore”». O ancora pensiamo alla difficoltà di comprendere che cosa è una crescita esponenziale, termine spesso usato come sinonimo di crescita rapida. «L’esempio che faccio per spiegare questo concetto è quello della ninfea nello stagno che ogni giorno raddoppia il numero delle sue foglie coprendo lo specchio d’acqua. Se in una settimana la ninfea ha riempito tutto lo stagno, dopo quanti giorni ne avrà occupato metà? La risposta, controintuitiva, è 6 giorni!».

Questi esempi – approfonditi e spiegati meglio di come si è potuto fare qui – li possiamo trovare nel libro ‘La pandemia dei dati. Ecco il vaccino’ che Antonietta Mira ha scritto con il filosofo e giornalista scientifico Armando Massarenti (Mondadori Università) e che i due autori presenteranno giovedì 23 settembre alle 18 alla Biblioteca cantonale di Lugano in un incontro organizzato dalla Fondazione Möbius. Alcuni temi li troveremo anche nell’esposizione ‘Diamo i numeri’ ospitata fino a giugno all’Ideatorio dell’USI a Cadro, una mostra-laboratorio realizzata alcuni anni fa e di cui Mira è la responsabile scientifica.

Professoressa Mira, come è nato questo libro?

All’inizio della pandemia, Massarenti mi aveva chiesto se ero interessata a tenere una rubrica per il Sole24ore sui dati del coronavirus. L’idea mi era piaciuta, anche perché stavo iniziando una serie di ricerche proprio sui “coronadata” con colleghi della Harvard School of Public Health e della Queensland University of Technology. Ma alla fine ho preferito fare un passo indietro: approfondendo i dati mi sono resa conto quanto fossero difficili da interpretare e confrontare. Ho tuttavia proseguito le ricerche scientifiche con un team interdisciplinare e Massarenti, che dirige anche la collana Scienza e filosofia per Mondadori, mi ha proposto di scrivere un libro spiegando sostanzialmente i motivi per cui è difficile capire questi dati. Ho accettato ma mi serviva un aiuto per la parte filosofica fondamentale per inquadrare tanti temi delicati. Massarenti mi è sembrata la persona ideale e così siamo diventati coautori.

Il libro però è andato oltre i dati sul coronavirus, e tocca concetti e competenze utili anche in tempi non pandemici.

È vero, partiamo dai coronadati ma allarghiamo il focus fornendo degli strumenti utili a orientarsi anche nel contesto dei ‘big data’ come quelli che tutti noi generiamo quando ci affidiamo alla tecnologia ad esempio installando una app sullo smartphone. L’idea è stata quella di scrivere un “libro-vaccino”, dove il vaccino, ovviamente mentale, è il pensiero critico. Un vaccino composto da due ingredienti: il primo è la filosofia che ci insegna a essere aperti, antidogmatici e ad amare la conoscenza. Il secondo ingrediente è costituito dalle competenze quantitative – matematica, probabilità, statistica – che ci permettono di passare dai dati all’informazione e dall’informazione alla conoscenza che ci guida nelle decisioni. Si tratta, secondo noi, di una guida sicura in un mondo dominato dall’incertezza.

Strumenti utili a orientare il nostro pensiero e le decisioni.

E anche a rassicurare: è una cosa che abbiamo notato noi stessi lavorando al libro. Man mano che studiavo i dati mi sentivo più tranquilla e questo “effetto ansiolitico” abbiamo cercato di trasferirlo anche al lettore, aiutandolo a gestire l’ansia determinata dall’incertezza e da un eccesso di dati di difficile interpretazione. Abbiamo utilizzato uno stile chiaro e accessibile, con esempi semplici, illuminanti e dove possibile divertenti. La nostra scommessa è che mano a mano si procede nella lettura del libro, il vaccino mentale aumenti la sua efficacia e permetta innanzitutto di orientarsi nella giungla dei dati e poi anche di sfuggire alle trappole mentali e distorsioni cognitive generate dal modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni.

Non è troppo ottimistico pensare che queste conoscenze bastino per diventare persone razionali?

Ognuno ci deve mettere del suo. Noi forniamo degli strumenti, attraverso il libro e non solo. È l’inizio di un percorso che poi ciascuno deve portare avanti autonomamente. Cerchiamo quantomeno di trasmettere la consapevolezza che esistono degli strumenti e degli atteggiamenti che aiutano a fare chiarezza e ad affrontare meglio queste situazioni. Per questo è stato importante affiancare la filosofia alla scienza dei dati: la filosofia crea quella forma di apertura mentale che predispone ad accogliere questi strumenti, ad accettare e ponderare opinioni diverse, a difendere le proprie idee e anche a cambiarle. Spesso si crede che cambiare idea sia qualcosa di negativo, ma è sempre il Teorema di Bayes che ci dice quanto sia importante aggiornare le proprie opinioni alla luce di nuovi dati. Come è accaduto con il sapere scientifico durante questa pandemia: abbiamo continuamente aggiornato le nostre conoscenze, cosa che purtroppo ha lasciato alcuni disorientati.

Strumenti intellettuali che da soli non bastano, ma che sono un buon punto d’inizio.

Esatto: è come un allenamento per non cadere più in certe trappole mentali. Se metto in guardia una persona su alcuni paradossi e fallacie legate alle probabilità e all’interpretazione dei dati, magari non segue tutta la spiegazione ma quantomeno diviene consapevole delle difficoltà e, quando incontrerà una situazione simile, saprà di non doversi fermare alla risposta che intuitivamente viene in mente ma di dover andare più in profondità scandagliando la situazione con i radar fornito dal pensiero critico.

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