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15.04.20 - 18:53

Le fellowship Ibsa, un aiuto per i giovani ricercatori

Silvia Misiti della Fondazione Ibsa per la ricerca scientifica: un aiuto nel passaggio dalla formazione alla ricerca. E un sostegno a settori trascurati

di Ivo Silvestro
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Silvia Misiti

Settima edizione per le fellowship della Fondazione Ibsa – ma niente cerimonia di premiazione, annullata a causa dell’epidemia. «Mi spiace soprattutto per i vincitori: è sempre un momento importante, per i giovani ricercatori» ci spiega Silvia Misiti, direttrice della fondazione. Lo scopo di queste borse di studio, infatti, è sostenere non solo economicamente i ricercatori «in questa fase particolare della loro vita professionale, nel passaggio dalla formazione a una ‘position’ in un istituto di ricerca». Anche per questo c’è una particolare attenzione alla mobilità accademica: «Presentarsi in un nuovo istituto disponendo già di una “base” aiuta molto, e infatti queste borse sono spesso usate per cambiare istituto di ricerca e il “fattore mobilità” è uno di quelli di cui teniamo conto, nel valutare i progetti».

Le cinque borse, del valore di 30mila euro ciascuna, sono andate a Tommaso Virgilio dell’Irb di Bellinzona; Luigi Marino della Virginia Commonwealth University; Zhuang Li del Leiden University Medical Center; Ferran Barrachina Villalonga della Harvard Medical School e Concetta Di Natale dell’Università di Napoli.
Le aree di ricerca vanno dalla medicina del dolore all’endocrinologia alla dermatologia, settori «in cui non ci sono molto borse di studio e ci piace l’idea di dare un po’ di linfa ad aree un po’ meno finanziate».

Sono state 120 le candidature per le borse di quest’anno – e a giorni sarà aperto il bando per le fellowship dell’anno prossimo –, «un numero in aumento, rispetto all’anno scorso» specifica Misiti. «Ma quello che è più importante è che negli anni è aumentato lo “spessore” scientifico delle ‘applications’, dovuto a un grosso lavoro di diffusione del bando: se all’inizio era conosciuto soprattutto grazie all’azienda – e quindi arrivavano proposte anche di buon livello, ma legate all’ambiente medico-ospedaliero –, mentre adesso abbiamo più istituti di ricerca e università». Per quanto riguarda i Paesi? «Almeno metà delle domande viene dall’Italia, certo per la vicinanza ma anche per questioni di necessità: nel sistema di ricerca italiano c’è bisogno di borse di studio che permettano a questi giovani di proseguire ancora un anno la ricerca».

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