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06.06.18 - 22:320

La vita di metà oceano è brevettata

Aziende, università e agenzie di soli 10 Paesi detengono quasi tutti i brevetti di 13'000 sequenze genetiche associate a 862 specie di piante e animali marini

Non solo piante e semi. Anche le biodiversità delle profondità marine sono ormai in gran parte sotto brevetto e nelle mani di pochi. Le aziende, università e agenzie governative di soli 10 Paesi detengono infatti la quasi totalità dei brevetti di quasi 13'000 sequenze genetiche associate a 862 specie di piante e animali marini. E una sola azienda, una delle più grandi compagnie chimiche al mondo, è proprietaria del 47% delle sequenze. Lo spiega sulla rivista Science Advances il gruppo del biologo marino Robert Blasiak, del Centro di resilienza di Stoccolma, specializzato nella Scienza della sostenibilità e nella gestione della biosfera. I ricercatori, da una banca dati di 38 milioni di registri di sequenze di materiale genetico associato a brevetti, hanno estratto quelli relativi alle specie marine, che appartengono a 559 enti e spaziano dallo sperma di balena alla manta gigante fino al plankton. Alle università appartiene il 12% dei brevetti, mentre alle altre organizzazioni, quali agenzie governative, privati, ospedali e istituti di ricerca no profit, resta il 4%.

Ma con differenze a seconda dei paesi, precisa Claudio Germinario, consulente della Società italiana brevetti. "Negli Stati Uniti è brevettabile non il Dna dentro il corpo umano o qualsiasi sostanza che si trovi in natura, ma quella che è stata modificata dall’uomo – spiega -. In Europa invece qualsiasi materiale che è stato isolato dal suo ambiente naturale è brevettabile, anche le sequenze genetiche". Ciò fa sì, continua, "che vi siano migliaia di sequenze genetiche brevettate, ma devono avere una funzione nota". Nel caso delle specie marine c’è un problema di lacune giuridiche. A livello internazionale esiste il Protocollo di Nagoya, che prevede una giusta ed equa condivisione dei benefici che derivano dall’utilizzazione delle risorse genetiche e offre protezione dallo sfruttamento di ricerche nel sottosuolo all’interno della giurisdizione nazionale. Il problema è che i due terzi dell’oceano non rientrano nella giurisdizione dei singoli Paesi. Una buona fetta di tutte le sequenze brevettate (11%), per esempio, è stata ricavata da specie legate agli ecosistemi delle profondità marine, molte delle quali si trovano in aree non regolamentate dalle leggi nazionali degli stati. "Ciò significa – commenta Blasiak – che per circa la metà della superficie terrestre non ci sono regole sull’accesso e uso delle risorse genetiche". Delle risposte dovrebbero arrivare dal nuovo trattato Onu sulla conservazione e uso sostenibile della biodiversità nelle aree fuori dalla giurisdizione nazionale, che avrà al centro proprio le risorse genetiche marine.

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