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Il mio primo Festival ha fatto ‘Rumore’, il secondo ha fatto stare ‘Zitti e buoni’, il terzo è stato da ‘Brividi’
Sogno o son Festival
07.02.22 - 05:30
Aggiornamento: 16:53

Sanremo, dove eravamo rimasti

Erano i giorni del Festival senza pubblico, siamo tornati alla standing ovation: oggi, anche il più scontato dei ‘su le mani’ suona come una sinfonia

“Questo Sanremo è figlio di quello dell’anno scorso. È un Festival molto importante, perché fu proprio nel 2021 che pensai di trasformarlo musicalmente, cercando di dare priorità ai giovani che in questi due anni hanno sofferto”. Quello del presentatore e direttore artistico del 72esimo Festival della canzone italiana, nel giorno del suo congedo dalla città dei fiori, è un conclusivo e retroattivo ‘dove eravamo rimasti’, espressione televisivamente identificabile con Enzo Tortora, suo omologo, uomo perbene vittima di altro virus, quello della menzogna di altri (che come ogni virus s’insinua, s’accomoda e prolifera). “È una giornata speciale che ricorderò per sempre”, dice Amedeo Umberto Rita Sebastiani da Ravenna in arte Amadeus, commentando il Sanremo dei record, il suo, in quello che è un riprendere il filo del discorso: “Lo ricorderò non solo per l’incredibile dato di ascolto, perché è tradizione fare paragoni con gli anni precedenti. Lo ricorderò perché questo mio triplete iniziò con il 70esimo di Sanremo, il compleanno, il Festival dell’assembramento festoso e gioioso, per continuare l’anno dopo, quando piombammo nel dramma”.

Erano i giorni in cui obbligarono gli italiani a chiudersi in casa e poi li obbligarono di nuovo; i giorni in cui consigliarono ai ticinesi di fare altrettanto e poi li consigliarono di nuovo, mentre gli zurighesi continuarono imperterriti a far merenda sul lago. In quei giorni, mese più mese meno, qualcuno si chiese che senso avesse il Festival di Sanremo quando noi tutti avevamo ben altro cui pensare. Interessi economici a parte (l’intero palinsesto dell’intrattenimento Rai dipende da una settimana di canzoni), quel Festival fu per molti di noi un momento di serenità collettiva capace di restituirci il meraviglioso senso del fare musica, ucciso dal suonare in streaming, dagli eventi globali dal nobile intento ma registrati in anticipo, dall’impossibilità di fare musica d’insieme perché i modem non vanno mai a tempo, come il basso e la batteria in ogni band che non si rispetti.

Eravamo rimasti a quel Festival senza pubblico, siamo tornati ad alzarci dalle poltrone in omaggio alle grandi canzoni, o in ossequio alle carriere. Oggi, anche il più scontato dei “su le mani” suona come una sinfonia.

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