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25.04.18 - 06:100

Fra fede e anticristo, Chiesa e società moderna

La 'ricetta' di fra' Angelico Forni, cappuccino di 96 anni, per avvicinare i parroci alla comunità, alla periferia, come insegna papa Francesco

Tre anni e mezzo al secolo di vita, eppure in quei 96 anni e oltre c’è più lucidità, vivacità e modernità di un diciottenne. Fra’ Angelico Forni, un’intera esistenza spesa e dedicata al Signore, ha ancora molto da dire, sulla Chiesa ma soprattutto sulla società.

Partiamo dalle vocazioni tardive che paiono essere in aumento.
Tardive e anche un po’ strane... non li pieghi più, ciascuno mantiene le sue belle qualità però anche la difficoltà ad ambientarsi e l’essere più individualisti che porta spesso anche a essere egoisti... Pensi che a noi hanno fatto chinare la testa e baciare addirittura la terra; tempi in cui la stessa posizione di sottomissione veniva vissuta nella società dalla donna. Il Signore stesso però ha utilizzato due parole per i suoi Apostoli: ‘Non vi dico più servi ma amici’. Noi siamo stati, in effetti, un po’ servi dei superiori che abusavano anche del nostro voto di obbedienza. Con quelli di povertà e castità. Con gli anni fortunatamente abbiamo avuto la possibilità di avere degli amici.

È vero che oggi la società moderna richiede che le omelie siano maggiormente adattate ai suoi cambiamenti?
Le mie prediche sono più o meno quelle dei Testi ma ridotti e presentati con ‘un parlare un po’ nostro’. Certe letture del Vecchio Testamento, anche a livello di Liturgia ambrosiana, sono uno scandalo! Addirittura pagine e pagine... normale che la gente non venga più per sentire queste cose... bisognerebbe rendere le Letture in un messaggio più corrente.

Cosa significa aver fede oggi?
Non possiamo avere preti per salvare semplicemente la Messa della domenica e i banchi in chiesa. Non c’è più gente... ci sono i banchi... Oggi la Celebrazione domenicale la gente la vive diversamente. Bisognerebbe invece trovare altri momenti. Per esempio, d’estate, se si dicesse una Messa in montagna sono del parere che ci sarebbe molta più gente. La stessa Messa prefestiva andrebbe abolita subito! Oggi non ha più un suo perché. Chi ci viene è meno impegnato, lo fa per salvarsi la coscienza, partecipa spesso senza una vera convinzione.

Il nuovo rapporto, mi pare di capire, non è più quello del fedele che va alla Chiesa ma della Chiesa che va al fedele...
In questo bisogna dar ragione all’attuale Papa che parla della ‘Chiesa nella periferia’, la Chiesa cioè di quanti sono ‘lontani’, di quanti sono ancora ‘fuori’.

Per molti, soprattutto fra i fedeli più anziani, non andare a Messa resta simbolo di peccato mortale che offende Dio.
È vero, una volta il grande peccato mortale era il non andare a Messa la domenica. Quasi quasi avevamo timore del possibile castigo divino. Ti concedevano solo una o due Messe ‘saltate’, quasi fosse un dono. Non facevi peccato in questo caso, ma restava obbligatoria. Oggi l’obbligatorietà cade. Il Signore ha sempre detto solo una cosa: ‘Fate questo in memoria di me’. Ricordate soprattutto quello che è stato il mio passaggio sulla Terra. Il terzo comandamento allora del ricordarsi di santificare le feste? Tutti e dieci sono inglobati in uno solo: amate Dio e il prossimo. Il Vecchio Testamento è tramontato, continua a vivere solo nei libri...

Quanto un Papa come Francesco sarà in grado di attuare questo necessario rinnovamento nella Chiesa?
Lui lo ha dimostrato fin dalla prima decisione di restare a vivere in Santa Marta. Ma non lo potrà comunque fare... i primi contrari sono i suoi ‘cardinaloni’... La Chiesa è pervasa da paura, paura di prendere strade nuove. Lo stesso Mondo è pervaso da incertezze, pensiamo ai tanti perseguitati, cacciati eccetera. Addirittura anche le nostre comunità sono prese da paura perché vedono che il Vangelo ci spinge troppo lontano, fino all’Inferno.

Parte della ‘colpa’ è della Chiesa stessa?
La colpa è dei preti prima di tutto, delle loro prediche, e lo dico per esperienza. Come si può parlare ai fedeli dicendo quattro parole e ripetendo semplicemente le stesse del Vangelo appena lette? È normale che la gente si spazientisca e pensi ‘taci, le ho già sentite!’. Quella è purtroppo la loro omelia, non sono capaci di fare una predica che sia un pensiero un po’ loro. Essere ‘la via, la verità e la vita’ significa essere dinamici anche in Parrocchia, essere a disposizione della comunità.

Che Chiesa è quella ticinese?
I nostri preti, quelli nostrani voglio dire, si possono contare sulle dita di una mano... E resta una Chiesa fin troppo tradizionalista.

Mi piacerebbe sapere che idea ha del catechismo e dell’ora di religione?
Non so a cosa ridurli... Se vogliamo dare la definizione di Dio, chi è Dio? Nei Testi si trovano aggettivi quali onnipotente, onnisciente. Ma
i titoli che si confanno a Dio, va ricordato alle nuove generazioni, sono amore, bontà e misericordia. Io posso essere altruista, ma si ferma lì, se siamo invece buoni tutti non possiamo non avvertire la presenza di Dio. Per questo se sei buono sei un po’ Dio.

Come insegnare oggi a un ragazzo cos’è il ‘timor di Dio’, il rispetto di Dio e per l’altro?
Insegnando a evitare la cattiveria e l’odio che sono sempre espressioni diaboliche. Dio è tutto il contrario. Non sarebbe più tale se non fosse misericordioso. Oggi sembra che la Chiesa voglia tornare diversamente alla severità, al senso dell’obbligo, ma non siamo sulla giusta strada... Dobbiamo invece aprirci all’altro, come ha fatto la Chiesa quando è nata, che ha guardato ai pagani. Quanti anticristo che ho incontrato lungo il mio cammino che sono stati cari amici. Spesso accade che coloro che non vanno in chiesa sono i primi ad accogliere la Parola di salute e carità fraterna.

Sembra allargarsi la critica a Dio: ma non è necessità questo parlarne fra i giovani?
I giovani hanno il coraggio di rendersi conto di sentirsi spesso vuoti. Comprendono di non aver qualcosa che davvero conti nella loro vita. Chi è allora questo Dio? E finiscono con le loro perplessità per conoscerlo.

Tornerebbe indietro a quel voto?
Posso confessarle una cosa. Nell’attimo del secondo voto solenne, alla fine del liceo, mi chiesero se fossi deciso. Dissi di sì per non dare un dispiacere al papà e alla mamma che vedevano nel figlio sacerdote la benedizione di Dio. Oggi sono arrivato a 85 anni di vocazione!

Chi si dice saldo nella fede, chi non ha mai dubbi, esprime presunzione o realtà dell’amore di Dio?
Vi è una certa presunzione perché la fede non è una conquista personale ma è un dono di Dio. L’atto di fede ci ricorda di ringraziare Dio perché ci ha creati, salvati e fatti cristiani. Tante volte c’è da catechizzare anche i miei confratelli... La fede è anche una responsabilità. Vi sono oggi religiosi, abbastanza esaltati, che dicono di aver meritato questa particolare chiamata del Signore, ma dimenticano che Dio vuol bene a tutti, anche se non si fa sentire.

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