laRegione
09.08.22 - 22:30

In Piazza Grande la fine del ‘Tempo delle mele’

Da ‘Une femme de notre temps’ di Civeyrac, con Sophie Marceau quale attrice protagonista, emergono alcune criticità confessate dal regista stesso

di Ugo Brusaporco
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©Locarno Film Festival
Jean Paul Civeyrac e Sophie Marceau

‘Une femme de notre temps’ (del francese Jean Paul Civeyrac) è il film che questa sera ha portato in Piazza grande tanti fan del ‘Tempo delle mele’ e della sua protagonista di allora – di quarantadue anni fa – Sophie Marceau. Nel 1980 era una ragazzina alle prime armi, cui sorrideva la vita interpretando quella Vic, guidata da Claude Pinoteau, innamorata e felice e giovane, che tanti e tante ha fatto sognare.

Oggi, Marceau è una signora, dalla linea perfetta, sobria. Ed è così che l’abbiamo vista sul grandissimo schermo di Piazza Grande, lei nella parte di Juliane, commissario di polizia e scrittrice di fama a Parigi, che si trova a vivere l’autunno della sua vita scoprendo che la sua famiglia – che credeva perfetta – aveva il tarlo di un marito (Johan Heldenbergh) che amava la compagnia di altre donne, compresa la sorella di lei, che per quell’uomo si era suicidata.

Lei che aveva fatto della sua integrità morale il senso del vivere a casa e nel lavoro si ritrova, nel più disperante vuoto umano, a barcollare. Le mele sono diventate marce, nulla ha più senso. Decide di farla pagare all’uomo: carica in macchina arco e frecce (è una provetta arciera) e corre a infilzare lui e la sua amante, nascosti in una bella villa di campagna. Lungo la strada però il caso si diverte a complicare ancor di più la sua vita. Juliane incontra una giovane madre (Cristina Flutur) con la sua bambina, che le chiede aiuto per sfuggire alla violenza del marito che le minaccia di morte. Presa dai suoi problemi, la protagonista subito si nega; poi però il senso del dovere la spinge ad aiutarle. Le accompagna in un hotel lontano da dove le aveva trovate, paga per loro l’albergo e dà del denaro alla donna. Poi riparte. Ma si accorge che il marito della donna le ha seguite, raggiungendole all’hotel dove seguita a minacciarle.

Juliane torna quindi all’albergo e in un drammatico confronto spara all’uomo, ammazzandolo; con sorpresa scopre che la donna che prima fuggiva da quell’uomo violento ora piange la sua morte e vuole vendicarlo, ammazzandola. La giovane madre, armata della pistola della commissaria, fugge con la figlia. A Juliane, ferita, non resta che aspettare la polizia.

Finalmente ripartita verso la casa che ripara suo marito con l’amante, di notte si improvvisa Guglielmo Tell, pur non avendone la mira. Ferisce i due e se ne va. Raggiunta dalla polizia si consegna tranquillamente. Ora ha un’altra vita da provare a vivere.

Il regista fa autocritica

Civeyrac insegna presso la principale scuola di cinema francese, la Fémis, e ha fama di regista straordinariamente intransigente, i cui film spesso rifiutano di distinguere tra fantasia e realtà diegetica. Qui però i giochi si complicano, non sembra funzionare l’alchimia tra lui e la sua protagonista e sembra che talvolta perda di mano il film soprattutto nel rapporto anche con gli altri protagonisti che avanzano a ritmo sparso. In conferenza stampa, il regista ha detto che molto dipende dal fatto che non aveva tempo, che i 96 minuti della durata del film non erano abbastanza, e anche lui è stato critico verso il suo film da buon intransigente. Civeyrac ha ancora aggiunto che una scena del suo film è stata rubata proprio a un’opera di Douglas Sirk, cui è dedicata la retrospettiva qui a Locarno. L’insegnante di Cinema!

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