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09.08.22 - 13:21
Aggiornamento: 14:06

Una conferenza di 24 ore per parlare di attenzione

Più che un calo di concentrazione, un sistema che spinge verso la distrazione. Le alternative? Le mostra Rafael Dernbach

di Ivo Silvestro
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‘24h long talk’

Dalle 12 di mercoledì 10 agosto alle 12 del giorno successivo: 24 ore durante le quali 24 relatori discuteranno, all’Istituto Sant’Eugenio e in diretta streaming su Twitch (twitch.tv/basecamplocarno), del futuro dell’attenzione. Sembra una provocazione ma Rafael Dernbach – ricercatore all’Università della Svizzera italiana e organizzatore di questa iniziativa che rientra tra le attività della cattedra congiunta Usi e Festival – ci ha spiegato i motivi di questo curioso appuntamento che «vuole rendere le persone maggiormente consapevoli delle logiche dell’attenzione». Il fatto che verosimilmente nessuno seguirà integralmente l’incontro «riflette la nostra esperienza nell’economia dell’attenzione: ci sono sempre più cose da fare, da guardare, da sperimentare». Anche la durata di 24 non è casuale: «In 24 ore il nostro corpo ha di solito completato un ritmo circadiano, un ciclo completo di sonno, con tutti i diversi stati di attenzione, sonno e tutto ciò che sta in mezzo». Su questo punto Dernbach cita come ispirazione un saggio del critico Jonathan Crary intitolato ‘24/7. Il capitalismo all’assalto del sonno’.

In pratica come sarà strutturato questo ‘24h long talk’? «Ogni ora un nuovo oratore si unisce alla conversazione, prende il comando per un’ora e rimane per tutto il tempo che desidera» ci spiega Dernbach. E questo per introdurre un po’ di sorpresa, favorendo incontri inaspettati che contrastino con i contenuti fortemente strutturati ai quali siamo abituati. Per quanto riguarda gli oratori, «abbiamo invitato artisti, registi, accademici e professionisti dell’attenzione: crediamo che il cambiamento nell’attenzione che viviamo necessiti di una discussione ampia e aperta».

Tra i relatori inviatati abbiamo Kevin B. Lee, titolare della cattedra sul futuro del cinema all’Usi, la vincitrice del Vision Award Laurie Anderson, la cineasta Hito Steyerl e poi ancora esperti sull’attenzione come Carolin Duttlinger, docente all’Università di Oxford e autrice di ‘Attention and Distraction in Modern German Literature’, e Aris Komporozos-Athanasiou, professore all’University College di Londra. Ci saranno anche una serie di interventi sperimentali di collettivi in streaming, tra cui il collettivo ucraino con sede a Cracovia. A moderare l’incontro ci saranno Devika Girish, Khesrau Behroz e Milosz Paul Rosinski.

L’economia della distrazione e il ruolo del cinema

Dernbach parla di "cambiamento nell’attenzione" e il termine non è casuale: quello che sta accadendo è un fenomeno più complesso di una semplice riduzione dell’attenzione. «Certamente molte piattaforme digitali sono ottimizzate per la massima distrazione» precisa Dernbach. Si tratta, prosegue, «di una realtà che tutti conosciamo molto bene, ma stanno anche emergendo nuove forme che invece puntano sull’attenzione: l’Asmr (Autonomous sensory meridian response, una tecnica di rilassamento utilizzata per favorire la concentrazione, ndr) ne è un buon esempio come lo sono i live stream di Twitch che incoraggiano un’attenzione profonda».

Nella presentazione dell’incontro si citano, come conseguenze della mancanza di attenzione, le fake news, il negazionismo del cambiamento climatico, l’erosione della fiducia del pubblico. «La questione dell’attenzione è un tema profondamente politico» precisa Dernbach aggiungendo un nuovo esempio all’elenco: l’invasione russa dell’Ucraina che «ha mostrato chiaramente come anche sui social media sia in corso una battaglia per l’attenzione». Ma il tema solleva anche altre domande, iniziando da quelle sulla responsabilità: «Chi è responsabile dello stato di attenzione in cui viviamo? Siamo tutti individualmente responsabili dell’attenzione che dedichiamo? Oppure c’è anche una responsabilità condivisa, ad esempio quando utilizziamo una piattaforma che altri usano per molestie, distrazione o fake news?». Uno degli scopi della conversazione di 24 ore è esaminare le alternative alle piattaforme attuali e allo status quo.

E il cinema? «Credo fermamente che il cinema abbia il potenziale per coltivare un tipo speciale di attenzione. Può essere il luogo delle emozioni profonde e della comprensione profonda. E c’è qualcosa di potente nel guardare un film insieme a persone sconosciute. Sei in Piazza Grande a Locarno e vivi un’esperienza insieme ad altre ottomila persone. Senti l’atmosfera e le reazioni degli altri e per un’ora o due ti lasci tutto alle spalle».

Se tutti andassero al cinema, il mondo sarebbe un posto migliore? «Non sono sicuro che il cinema possa creare mondi migliori, ma a volte può aiutarci a esprimere delle idee prima che abbiamo le parole per farlo».

Il programma:

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