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04.08.22 - 10:19
Aggiornamento: 05.08.22 - 18:09

C’era una volta il ‘Bastian contrario’

Cambia il titolo della rubrica, non è più tempo di caccia alle streghe. Da ieri, spazio ai film (quanto alla politica...)

di Mariano Morace
c-era-una-volta-il-bastian-contrario
Keystone
Vedo rosso

Forse i miei affezionati lettori non ci avranno fatto caso ma quest’anno abbiamo deciso di abbandonare il titolo della rubrica ‘Bastian contrario’, nata nel 2011, quando fervevano le polemiche spesso pretestuose sulla qualità di certi film o sull’opportunità di alcuni ospiti (qualcuno si ricorda ancora la gazzarra sollevata da leghisti, giornali cattolici e pseudo liberali sull’invito a Roman Polanski o sulla pornografia di un film in concorso?) Il titolo di allora era giustificato dal clima di caccia alle streghe, ma per fortuna è acqua passata e così quest’anno, parafrasando senza alcuna presunzione il bellissimo titolo del libro di Antonio Tabucchi, abbiamo scelto un altro titolo.

Ci siamo! Ieri sera, per la 51esima volta da quando nel 1971 è stato inaugurato il grande schermo di piazza Grande progettato dall’architetto Livio Vacchini, alle 21.30 esatte, dopo che l’orologio della piazza ha terminato di scandire l’orario, il presidente Marco Solari ha ufficialmente dichiarato aperta la 75esima edizione del Festival Internazionale del Film di Locarno, e le migliaia di spettatori accorsi come sempre a godersi il grande spettacolo hanno potuto gustarsi l’ultimo film con Brad Pitt, ‘Bullet Train’ di David Leitch, mega produzione della Sony da 85 milioni di dollari: spettacolare, ironico, un film sicuramente perfetto per inaugurare questa edizione.

Tre quarti di secolo non sono pochi, il festival ha superato l’adolescenza, la maturità, la terza e la quarta età, ma continua con spirito sempre giovane a difendere il suo prestigio nel panorama internazionale dei festival.

Locarno ha vissuto molti momenti difficili, citiamo solo quelli più recenti come l’edizione 2020 in piena pandemia svoltasi quasi esclusivamente online come la maggior parte dei grandi festival, seguita immediatamente dall’allontanamento o pseudo dimissioni della direttrice parigina Lili Hinstin, una meteora che per fortuna non ha fatto troppi danni ed è stata presto dimenticata. Il nuovo direttore Giona A. Nazzaro, dopo il primo anno che deve essere considerato come anno di prova, dovrà questa volta dimostrare tutte le sue capacità, ma diamogli fiducia, lo giudicheremo a fine festival.

L’anno scorso, sempre su queste colonne, avevamo più volte sollecitato il presidente a preparare con lungimiranza la sua successione individuando al più presto una figura carismatica e prestigiosa che potesse affiancarlo prima di prendere assumere il comando della manifestazione, ma non sono stato ascoltato, e intanto continua il toto-presidente, si fanno nomi, si discute sulle qualità richieste (deve essere un presidente manager o un presidente politico?). Quest’anno Solari ha per così dire ‘messo le mani avanti’, dichiarando che per non distogliere l’attenzione dall’importante anniversario, si parlerà del futuro presidente solo a fine festival, ora pensiamo al 75esimo!

Accetto il suo invito e non tornerò nei prossimi giorni sull’argomento, lasciamo spazio ai festeggiamenti, soprattutto ai film e alle decine di premi, che sembrano essere ancora aumentati forse per soddisfare gli aumentati sponsor. Perché non dimentichiamolo, i veri protagonisti di un festival sono i film, non i politici. Ben venga la politica se favorisce la creazione e la diffusione della cultura, ma senza secondi fini!

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