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05.08.21 - 08:47
Aggiornamento: 18:16

Washington e Cito Filomarino raccontano il loro ‘Beckett’

Dai thriller cospirazionisti e di caccia all’uomo alla lotta per la sopravvivenza di un 'underdog', intervista al regista e agli attori del film che ha aperto Piazza Grande

di Ivo Silvestro
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John David Washington, Ferdinando Cito Filomarino e Vicky Krieps

I thriller cospirazionisti come ‘I tre giorni del Condor’ di Sydney Pollack, i film di caccia all’uomo, ma anche ‘Intrigo internazionale’ di Hitchcock e il cinema italiano degli anni 70: prima in conferenza stampa, poi nelle interviste il regista Ferdinando Cito Filomarino ha ripercorso passioni e ispirazioni del suo ‘Beckett’ ed è interessante confrontare intenzioni con risultati non sempre corrispondenti alle ambizioni. Perché rispetto ai modelli, il regista italiano voleva distanziarsi con un protagonista più realistico, fisicamente meno perfetto dei protagonisti degli altri film d’azione. «Durante le riprese ho smesso di allenarmi» ha precisato John David Washington che pure ha interpretato quasi tutte le scene senza controfigure. Poi però nel finale salta da un autosilo su un’auto in corsa: «Non è una scena che arriva dal nulla, fa parte dell’evoluzione del personaggio, del suo empowerment» ha spiegato il regista. «Beckett è come un animale ferito, è capace di tutto» ha ribadito l’attore, citando il cestista Kobe Bryant che ha dato il meglio di sé infortunato.

L’intrigo è ambientato nella Grecia di qualche anno fa, in crisi economica e politica. «Sono i temi che mi stavano a cuore e che, seppure di sfondo, volevo nel mio film: la scelta della Grecia è arrivata dopo» ha spiegato il regista.

Non è la prima volta che John David Washington arriva in Piazza Grande: ‘BlacKkKlansman’ di Spike Lee lo vedeva protagonista. Ed è stato proprio quel film a convincere Ferdinando Cito Filomarino a volerlo per ‘Beckett’, insieme a 'Monsters and Men’ di Reinaldo Marcus Green: «Da una parte un personaggio di grande energia, dall’altra un’interpretazione molto diversa, minimalista, una cosa che ho trovato perfetta per il mio film dove il personaggio affronta una crisi alla quale reagisce con forza».

Nel film gli altri personaggi sono poco più che comparse, in praticamente ogni scena è presente John David Washington. Perché? «L’idea è avere una sorta di esperienza soggettiva, così che lo spettatore si possa immedesimare, vedere il protagonista e chiedersi che cosa farebbe lui in quella situazione. Per ottenere questo risultato ci sono vari modi: essere sempre con lui, ovvio, ma anche scoprire con lui la trama, abbiamo i suoi stessi elementi, ricostruiamo il complotto al suo fianco, senza mai andare avanti».

Chiudiamo con due domande agli attori: il protagonista John David Washington e Vicky Krieps che interpreta Lena, un’attivista tedesca presente ad Atene e che aiuta Beckett a smascherare il complotto. Che cosa vi ha convinto dei vostri personaggi? Washington: «La lotta per la sopravvivenza di un ‘underdog’, di uno sfavorito: è una cosa che mi ha accompagnato tutta la vita, sempre sottovalutato anche nello sport, quando ero un giocatore professionista. Lottare per affermare la propria indipendenza come uomo: Beckett deve combattere, deve rompere gli schemi non solo per sopravvivere, ma anche per andare avanti, per cercare una redenzione dagli errori commessi. Combattere diventa un’opportunità per fare la cosa giusta: è una cosa che mi tocca personalmente e questo è allo stesso tempo spaventoso e attraente». Krieps: «Sono io stessa attiva politicamente, mio nonno ha combattuto per il socialismo per cui è stato facile entrare in connessione con il personaggio. Quello che mi è piaciuto è come Ferdinando ha deciso di approcciare questi temi, e ho voluto unire la mia voce nel parlare delle difficoltà del capitalismo, con le persone che dormono per strada».

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