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25.12.20 - 08:00
Aggiornamento: 28.12.20 - 22:28

Claudio Baglioni, questo piccolo grande album

Claudio Baglioni, ‘In questa storia che è la mia’ - ★★★★★ - Potevamo stupirvi con effetti speciali, e invece è solo musica. Benedetta.

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“Un album fatto a mano” (foto: Alessandro Dobici)

Abbiamo tempo fino a marzo per scrivere di Coma Cose, Fulminacci, Madame, Gio Evan, Aiello e Random, i nuovi ‘grandi’ della canzone italiana in base ai più recenti criteri di selezione sanremese. Nel frattempo, possiamo festeggiare il ritorno di un cantautore 69enne che ha segnato la storia di Sanremo (da direttore artistico) ma soprattutto quella della canzone italiana tutta, già in tempi in cui in classifica c’erano brani con un sacco di accordi complicati e singoli lunghi fino a sei minuti. Ecco, forse ‘Questo piccolo grande amore’ non è proprio ‘Bohemian Rhapsody’, ma il periodo era quello, anno più anno meno. E quanto agli accordi complicati, i detrattori di Claudio Baglioni non riescono, di norma, nemmeno a suonare ‘Questo piccolo grande amore’ per intero, in quanto scrittura troppo complessa. Figuriamoci i capolavori contenuti in ‘Oltre’, imprescindibile album del Baglioni di trent’anni fa che col tempo ha messo d’accordo tutti, anche gli avversi ai sentimentalismi (sui quali, tra l’altro, gli chansonnier francesi ci hanno costruito un impero).

Claudio Baglioni è tornato con un album di canzoni inedite intitolato ‘In questa storia che è la mia’, disco uscito il 4 dicembre scorso e che alla data di oggi – esauritasi l’euforia di chi è di parte ma deve scrivere recensioni super partes – resta un piccolo, addirittura inaspettato gioiello che va molto oltre il lieve smarrimento dato da ‘Con voi’ (2013). Baglioni torna e, lungi dalle strategie discografiche imperanti – mettere nell’album un paio di duetti con quelli che oggi vendono più del titolare dell'opera – si presenta da solo, con le sue canzoni. A piedi nudi (vedi in fondo alla pagina), vocalmente integro, parla alla stampa di un disco “fatto a mano e interamente suonato” e costruito “su linee melodiche e processi armonici che la musica popolare sembra offrire sempre meno”. Dichiara anche, Baglioni, che il nuovo album è figlio di ‘Oltre’ (1990, “il papà”) e di ‘Strada facendo’ (1981, “la mamma”).

Quanto alla mamma, il titolo ‘In questa storia che è la mia’ dice tutto di un album autobiografico che negli interludi di collegamento tra canzoni – che alla fine vanno a comporre la traccia 19, ‘Uomo di varie età’, ultimo singolo — riporta in vita ’51 Montesacro’, a puntate su ‘Strada facendo’, tra brano e brano, a raccontare il transito umano del Baglioni sino al 1981 (splendidamente rivisitata, coi singoli capitoli uniti in un unico brano, ’51 Montesacro’ è ascoltabile anche tutta intera nel live ‘Buon viaggio della vita’, anno 2007).

Quanto al padre, ‘Oltre’, come negare che ‘In questa storia che è la mia’ non vi siano echi di quell’album: ‘Pioggia blu’, ‘In un mondo nuovo’ (una più ottimistica ‘Noi no’) o ‘Io non sono lì’, che pesca da ‘Mille giorni di te e di me’, e se anche i protagonisti non vanno via di schiena, comunque si tratta di un “amore che appassì”, come da manuale della chanson d’amour. Per chiudere il discorso sulle parentele: se ‘Oltre’ è il padre e ‘Strada facendo’ la madre, la zia o lo zio sono ‘Io sono qui’, album del 1995 al quale questo nuovo lavoro tende per piacevolezza e immediatezza d’ascolto (plurimo). E ‘Altrove e qui’, in apertura, sembra arrivare da lì.

In un disco che vuole celebrare un’intera carriera, ad arrangiare il tutto ci sono Celso Valli e Paolo Gianolio, due dei punti di riferimento da ‘La vita è adesso’ in avanti, con Gavin Harrison alla batteria, con le figurazioni tom-rullante che sono non meno marchio di fabbrica. Anche quando i colpi sono pochi, come nella splendida romanza ‘Come ti dirò’, o nell’altrettanto lirica ‘Mal d’amore’.

Per concludere, per arrivare a ‘Finestoria’, ultima strumentale traccia. “E una canzone neanche questa potrà mai cambiar la vita", cantava il Nostro in ‘Strada facendo’. Prima che l’‘Uomo di varie età’ dica la sua, ‘Dodici note’, traccia 18, si può anche leggere come inno alla musica, che a suo modo la vita la cambia. Non a caso, ‘In questa storia che è la mia’, la storia pare anche un po’ la nostra, noi “con le ferite dei duelli e le spalle di fardelli”, noi che siamo stati “lupi e agnelli, con l’anima a brandelli”, noi che in ‘Gli anni più belli’, bellissimo tema di un non proprio bellissimo film, troviamo un altro, nostalgico, motivante gancio in mezzo al cielo.

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