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13.09.22 - 19:04
Aggiornamento: 14.09.22 - 01:03

PalaCinema, dieci personalissime visioni di festival

‘10 Film Festival al PalaCinema’, ognuno col suo direttore artistico e un film da proiettarsi. Dal 15 settembre. A colloquio con Nadia Dresti

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Nella foto, Anna Magnani in ‘Roma città aperta’ (clicca sull’immagine per visualizzare il programma completo)

‘10 Film Festival al PalaCinema’. Spiegato per sommi capi: dieci appuntamenti nella Casa del Cinema e dell’Audiovisivo, uno al mese dal prossimo 15 settembre al primo giugno 2023, sulla coda del 75esimo e in testa al 76esimo. Dieci film scelti da dieci direttori artistici di altrettanti festival svizzeri, a Locarno ognuno con un titolo rappresentativo della propria rassegna, e ognuno di fronte alla sala a dire di sé, della propria manifestazione, delle proprie scelte, per un talk di circa trenta minuti che anticiperà la proiezione. «I festival omaggiano il cinema: perché, mi sono chiesta, non omaggiare coloro che omaggiano il cinema, dando loro la parola?».

Nadia Dresti, membro del Cda e del Consiglio direttivo del Locarno Film Festival, del quale fu anche vicedirettrice artistica nell’era Chatrian, è il motore dell’iniziativa. «Lo scopo è, da una parte, far conoscere il PalaCinema a livello svizzero, struttura che sta al cinema come il Lac sta alla musica, alla danza, allo spettacolo in generale. Dall’altra, senza fare concorrenza alle sale già esistenti, è veicolare il cinema d’autore verso il pubblico». Da qui, da Dresti – interprete di quel «lato autoriale» in più del rinnovato Cda del PalaCinema – arriva la rassegna.

Visioni

Giovedì 15 settembre alle 20.30, ‘10 Film Festival al PalaCinema’ apre con ‘Roma città aperta’, primo capitolo della cosiddetta Trilogia della guerra antifascista di Roberto Rossellini, completata da ‘Paisà’ (1946) e ‘Germania anno zero’ (1948). ‘Roma città aperta’ è la storia del cinema ma anche quella del Locarno Film Festival, in quanto nella rosa dei film della prima edizione di sempre, quella del 1946. A introdurre l’opera sarà Giona A. Nazzaro, direttore artistico del Locarno Film Festival, in dialogo con Vanni Bianconi, responsabile del settore Cultura della Rsi. Nella foto principale in questa pagina, l’elenco completo degli appuntamenti, coi relativi ospiti e film proiettati. Tutti anticipati dal talk: «Oltre che far capire al pubblico ticinese che Locarno è la locomotiva svizzera dei festival – prosegue Dresti –, questa è anche l’occasione per godere di più visioni personali di festival, per capirne le singole caratteristiche, e per comprendere che il settore svizzero lavora compatto per il bene del cinema». Perché «se a Cannes c’è la ‘Quinzaine’ che invita tutti i direttori del mondo a pranzo, perché non dovrebbe accadere in Svizzera?».

Rispondiamo con un domanda: vi è dunque armonia tra i festival? Anche tra Locarno e Zurigo? «Ve n’è. C’è forse meno compattezza a livello di sponsor, ognuno ha i propri, ma è il côté artistico a essere diverso. Personalmente, dico sempre che più festival ci sono e più si parla di cinema, più la gente torna a vedere i film sul grande schermo, in mezzo agli altri. Più se ne parla e più se ne comprende il mondo, lo si ama e lo si vuole scoprire. In quanto, in passato, direttrice ad interim non possiedo le caratteristiche della rivalità, semmai quelle della costruzione, del lavorare insieme, che è quello che dobbiamo fare, perché in questo momento il cinema non se la passa troppo bene…».

Italofonia

La risposta dei direttori artistici all’invito del PalaCinema è stata «unanime», pur con una piccola ‘imposizione’: «Ho chiesto loro di scegliere un film italofono o con sottotitoli italiani, magari limando un poco la libertà di scelta, ma la cosa è stata accettata. Credo che i ticinesi debbano difendere l’italofonia, anche perché film in lingua italiana non mancano nei festival svizzeri, e alcuni sono film ticinesi. Come la selezione di corti scelta da Kurzfilmtage Winterthur, cinque registi di questo cantone, inseriti nel progetto chiamato ‘Ticinema’». Qualche direttore artistico vorrebbe rilanciare, ospitando gli omologhi a casa propria, facendo di questo appuntamento, che non avrà per il momento un seguito, qualcosa di più continuativo. Per il momento, dunque, ‘10 Film Festival al PalaCinema’ riunisce l’eccellenza dei film festival svizzeri, quelli sostenuti finanziariamente dalla Confederazione: «Sono quelli riconosciuti, che hanno delle finanze, una struttura, un controlling, una programmazione valida, una rispettabilità che va oltre la Svizzera», precisa Dresti, dal 2012 al 2019 membro della Commissione federale del cinema. Rispettabilità ma anche «una specificità: i documentaristi conoscono Nyon, i ‘cortisti’ conoscono Kurzfilmtage Winterthur, il mondo dell’animazione il ‘Fantoche’ e quello del fantastico Neuchâtel. Ognuno ha la propria peculiarità, ecco perché Berna li sostiene».

Scelte

‘10 Film Festival al PalaCinema’, per concludere, «è una visione d’insieme di quello che è il paesaggio cinematografico-culturale svizzero. Abbiamo un’offerta enorme, se si calcolano le sale da cinema più i festival». Enorme è anche la produzione di film a livello mondiale, con cui i direttori artistici sono confrontati ogni volta, e per i quali s’impone una scelta: «Potrà essere interessante, al PalaCinema, capire la loro visione ora che il mercato sta cambiando, come vi si vogliono posizionare, se intendono aprirsi alle piattaforme oppure no, se sono a favore oppure contro, e come scelgono i film, se guardando al solo gusto del pubblico oppure privilegiando il proprio». E al di là dei meccanismi di scelta, «dico sempre che senza un presidente e un managing director un festival non esiste, ma che la persona più importante rimane il direttore artistico, ruolo fondamentale e stressante, che presuppone una cultura cinematografica profonda. Sono i direttori artistici a portare il contenuto, sono loro quelli sottoposti alla gloria o alla critica, sono loro a fare la differenza».


Nadia Dresti

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