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25.08.22 - 05:30
Aggiornamento: 16:16

Julie Arlin: ‘Perfetta da morire, un inno alla vita e all’amore’

Il romanzo d’esordio della conduttrice radio, che prende spunto dal suo vissuto, presentato questa sera al Parco Ciani. ‘Ma non è un libro sul tumore’

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‘Perfetta da morire’ è il romanzo d’esordio di Julie Arlin

C’è Emma, che Julie racconta con emozione. Perché è stata Julie a dare vita a Emma ed è stata Emma a ridare vita a Julie. Emma Litta è la giovane donna raccontata da Julie Arlin nel suo libro d’esordio: lavora in tv e ha un’esistenza ‘perfetta da morire’, sconquassata alla soglia dei trent’anni da un tumore al seno.

La diagnosi arriva alle prime righe di ‘Perfetta da morire’, romanzo in cui la vita della protagonista si intreccia con quella dell’autrice. «Di me, nel libro ci sono sicuramente la vicenda legata alla malattia – ci dice Julie Arlin – e il modo in cui ho reagito: con un’immediata voglia di vivere, nonostante paura e shock iniziali. Fin da piccola sono stata incitata a guardare alle opportunità ed è ciò che ho fatto anche nel percorso di malattia. In maniera inaspettata perché se me lo avessero detto prima, non ci avrei mai creduto». Di Julie c’è anche il gruppo di amici, che nel racconto Arlin ha trasformato in vari personaggi. «Ho la fortuna di essere circondata da persone meravigliose, che hanno rispettato il mio modo di voler affrontare il tumore in privato, senza dirlo al grande pubblico». Come Emma, Julie lavora in televisione e come la protagonista «ho deciso di parlarne solamente a chi non poteva non saperlo dal punto di vista lavorativo. Per il resto volevo vivere la vita appieno, con tanta voglia di essere leggera». Una trasformazione che ha cambiato Emma, perché è stata quella di Julie.

Studi in scrittura per cinema e fiction, con un Master in scrittura, Arlin spiega di «aver sempre covato il desiderio di scrivere un romanzo, però non sapevo su cosa. Quando ho affrontato la malattia in quella maniera, i miei amici che vivevano con me e mi stavano vicini hanno tratto forza nel vedere me e la mia gioia di vivere e mi hanno motivata; ma io non ero mai pronta. Nei nove anni trascorsi dalla diagnosi ho lavorato parecchio sulla mia emotività. Ho avuto bisogno di molto, molto tempo per trovare un nuovo equilibrio. Perciò non avevo voglia di ulteriori fatiche mentali. Nel 2021 ho sentito che fosse arrivato il momento per dare una carezza alla Julie che aveva fatto una fatica bestiale per tenere botta e per far finta che andasse tutto bene – racconta con commozione –. Ho capito di essere pronta e non mi importava più di cosa la gente avrebbe potuto pensare. Mi sono detta di voler dire alla mia Julie del passato ‘hai fatto tantissimo: ti sei protetta, ora ti devi liberare per dare valore a quanto hai fronteggiato’. ‘Perfetta da morire’ l’ho scritto per me: per rielaborare il tutto, per tenere il dono e la bellezza che questa esperienza mi hanno regalato e per lasciar andare il resto». Inoltre per una persona assai analitica e al contempo emotiva, parole sue, scrivere è un modo che ha fin da bimba, passando attraverso gli intensi anni adolescenziali, «per mettere ordine».

C’è anche un mistero

‘Perfetta da morire’ (in vendita su www.amazon.it) è il frutto di sette stesure. «Essendo per me un argomento così coinvolgente, la prima redazione era praticamente incomprensibile a qualcuno che non mi conosce – commenta ridendo –. Era un flusso di coscienza impregnato di emotività. Dalla seconda scrittura ho sviluppato maggiormente l’arco di trasformazione di Emma e via via quello degli altri personaggi, che sono sfaccettati. A loro ho pensato tantissimo: ho dato loro nome e cognome, peso e altezza, un segno zodiacale e loro, i personaggi, mi parlavano. Con il passare delle stesure sono diventati più complessi sia gli obiettivi dei personaggi sia l’intreccio della storia che, oltre al percorso della protagonista, contiene un mistero svelato alla fine». Vicende che occupano poco meno di 280 pagine, narrate in prima persona da Emma. Un modo per riconoscere a Julie il percorso compiuto, ma «anche la via più semplice, perché la giovane donna del romanzo è molto di chi e di ciò che ero io e vive quello che ho sperimentato io». Emma ricomincia a vivere, o forse inizia a vivere realmente. «Ed è vero che si riscopre la propria esistenza, quando si capisce che di esistenza se ne ha a disposizione una sola. Oggi sono più spensierata, leggera e felice. Quanto mi è capitato è stato una sorta di pulizia, che ha portato a eliminare una sovrastruttura. Certo il processo ha avuto un costo, come tutte le cose nella vita. Alla fine sono grata di questo percorso, perché sono cresciuta e diventata più forte».

Libro profondo e pure leggero, lo descrive l’autrice, che fa anche tanto ridere «perché ho girato in comicità gli imprevisti e le difficoltà che mi sono trovata davanti. Senza voler mancare di rispetto a qualcuno, per me è stato un cammino spaventoso eppure al contempo divertente. Prima ero tutta impegni e doveri – perfetta da morire, appunto –. Affrontare il cancro mi ha permesso di tornare dentro di me e di ritrovare un equilibrio e oggi mi ascolto». Ma attenzione, tiene fermamente a precisare Julie Arlin: non è un libro sul tumore. È su una trasformazione che mette al centro il bene più prezioso: l’amore per gli amici, la famiglia e soprattutto per sé stessi. «Ho fatto in modo di scrivere un racconto che amerei leggere. Ha una scrittura veloce e leggera, ma pure un contenuto che apporta qualcosa e al termine del quale, tutto torna. L’esito mi soddisfa».

Stasera la presentazione

Emma Litta sarà protagonista del secondo libro di Julie Arlin, «di cui ho già la scaletta. Un sequel in cui torneranno pure alcuni dei personaggi di ‘Perfetta da morire’. Vorrei però puntare maggiormente su una storia mistery. I personaggi del primo romanzo hanno vissuto un anno intenso, nel quale hanno anche imparato molto; e ora hanno bisogno anche di un po’ di leggerezza e ‘avventura’».

‘Perfetta da morire’ verrà presentato al pubblico questa sera alla Darsena del Parco Ciani (ore 18) con Filippo Ongaro, autore della prefazione.

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