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28.07.22 - 17:39

Alexander Shelley, dirigere come vocazione

Tra i più richiesti della sua generazione, alla guida della Ticino Musica Festival Orchestra sabato 30 luglio alle 21, Cattedrale di San Lorenzo

di Alessandra Aitini
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Alexander Shelley

La 26esima edizione di Ticino Musica sarà ricordata a lungo per il coronamento di un sogno: la nascita della Ticino Musica Festival Orchestra, che, dopo il successo del primo concerto, sarà protagonista di un nuovo appuntamento nella Cattedrale di San Lorenzo di Lugano sabato 30 luglio alle 21. Questo gruppo, formatosi in seguito a una selezione internazionale, è stato affidato alla bacchetta di Alexander Shelley, tra i direttori più richiesti della sua generazione, che ci ha raccontato di sé e di questa esperienza.

Lei torna a Ticino Musica dopo avervi partecipato da violoncellista. Ci può raccontare il percorso che l’ha portata alla direzione d’orchestra?

Quando avevo 11 anni ho iniziato a essere particolarmente interessato agli strumenti dell’orchestra, ancora più che a quelli che suonavo in prima persona (violoncello e pianoforte). Ho iniziato dunque ad ascoltare molta musica sinfonica, il suono dell’orchestra mi affascinava, ma non sapevo ancora cosa significasse tutto questo. Verso i 15 anni ho ottenuto l’opportunità di dirigere l’orchestra della mia scuola in più occasioni, realizzando che avevo una passione non solo per il suono dell’orchestra in sé, ma anche per il poterlo calibrare, influenzare, controllare. Una volta terminata la scuola e gli studi al Royal College of Music mi sono trasferito a Düsseldorf per studiare con Johannes Goritzki, il quale mi ha sempre sostenuto nel mio interesse per la direzione. Con lui sono arrivato a Ticino Musica e qui ho potuto vivere a 360° l’intero spettro dei miei interessi musicali, dal violoncello alla musica d’insieme, dalla composizione alla direzione. E ho capito che quest’ultima era la mia vocazione.

Cosa dà, a un direttore come a un giovane musicista, lavorare con un’orchestra come quella di Ticino Musica?

La qualità principale di un’orchestra di questo tipo, per un direttore, è lo stile dell’energia. È un’energia molto fresca, connotata da una grande apertura mentale e da una straordinaria eccitazione nell’esplorare qualcosa di nuovo. Questa energia e l’atteggiamento che ne deriva si riflettono nel modo in cui affrontiamo le partiture. Partendo da un bagaglio di competenze derivanti dalla conoscenza delle tradizioni dei grandi direttori, siamo liberi di spaziare per creare un suono nuovo, un nuovo gruppo. Tutto questo è veramente ispirante per un direttore. E per un giovane musicista il fatto di lavorare in questa orchestra significa entrare in una dinamica di responsabilità collettiva estranea a quello che può essere ad esempio un lavoro da aggiunto in un’orchestra preesistente.

Ci può raccontare quali sono state le principali sensazioni che ha provato durante la prima settimana di lavoro con l’orchestra?

Subito dalla prima prova sono emerse grande qualità e grande energia. Quindi poi si è trattato d’incanalare questa energia per creare una visione musicale, stilistica e sonora d’insieme. È stato un lavoro facile, perché tutti hanno dato il massimo e la sensazione non era quella di lavorare, ma di trovare la musica. In più abbiamo avuto il privilegio di avere qui Dieter Ammann, forse il più importante compositore svizzero vivente. Abbiamo dedicato molto tempo allo studio del suo brano e questo ci ha portati alla scoperta di nuovi suoni, nuove tecniche e di un nuovo modo di suonare insieme. È stata una settimana intensa, vissuta sempre con il buonumore, sia durante le prove che al momento del concerto, dove si è creata un’energia collettiva meravigliosa.

Quali criteri hanno guidato le scelte di repertorio del prossimo concerto?

Abbiamo seguito alcune linee guida: in primo luogo volevamo proseguire lungo il filo rosso della musica legata alla Svizzera, così abbiamo scelto il Concerto per sette strumenti a fiato del compositore svizzero Frank Martin e l’Idillio di Sigfrido, composto da Richard Wagner a Lucerna. Quindi, con l’intenzione di allargare l’orizzonte geografico, abbiamo optato per la Sinfonia Classica di Sergej Prokofiev, opera molto energica, brillante e virtuosistica. Quindi la Sinfonia Haffner di Mozart, perfetta per l’organico di questa orchestra e straordinaria per freschezza, leggerezza e modernità. Con il Concerto di Frank Martin, in cui i docenti di Ticino Musica suoneranno nel ruolo di solisti, così come accaduto la scorsa settimana con il Triplo di Beethoven, abbiamo la possibilità di mettere in evidenza la grande qualità dei maestri del Festival.

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