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L’autore e la copertina del suo libro
L’intervista
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05.07.22 - 16:59
di Vivian Piaggi

Dante in prosa, ponte verso l’Eden

Dopo il primo libro sul tenebroso viaggio di Dante all’Inferno, Gerry Mottis ci fa da guida un’altra volta nel percorso lungo il Monte penitenziale

"Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sé mar sì crudele". Ci siamo appena lasciati alle spalle il terribile e agonizzante Inferno con il libro ‘In cammino con Dante’ di Gerry Mottis, scrittore e insegnante di storia e italiano, ma la sua missione non è finita: dopo aver dato la sua interpretazione in prosa della prima cantica del Sommo Poeta, è tempo di avventurarsi nel Purgatorio con il suo nuovo libro, ‘Verso l’Eden con Dante’ (Salvioni 2022) che, come il primo, punta ad avvicinare giovani e adulti all’indimenticabile viaggio nell’Oltretomba di Alighieri. Il volumetto vuole essere una guida, una semplificazione della Cantica originale che accompagni il lettore, attraverso lo stile narrativo, lungo le sette Cornici del Monte penitenziale fino all’Eden.

Quando ha deciso di voler scrivere queste interpretazioni in prosa?

Il progetto è nato nel 2021, in occasione del 700esimo anniversario dalla morte di Dante. Ci sono stati molti scritti, pubblicazioni e articoli di giornale; anche io mi sono chiesto cosa potessi fare per onorare Dante. Mi è venuta l’idea di riscrivere l’Inferno soprattutto per i miei allievi, per dare loro la possibilità di confrontarsi con il testo di Dante in maniera più semplice e più legata ai contenuti che non alla forma. Dopo aver concluso la parafrasi interpretativa dell’Inferno l’idea era di farne una piccola pubblicazione, ma è diventato qualcosa di più grande: l’editore Salvioni si è mostrato interessato e abbiamo deciso di farne una pubblicazione più corposa, anche con le immagini di Gustave Doré, per renderlo più pubblico e visibile.

Quindi inizialmente era dedicato solo agli studenti?

L’ho pensata soprattutto per gli allievi delle scuole medie. Ho voluto lasciare loro questo piccolo omaggio narrativo e riassuntivo della prima Cantica, poi mi sono accorto che poteva diventare qualcosa di più; non un testo specialistico per gli studenti d’italiano, ma per tutte quelle persone che hanno sentito parlare di Dante ma che non lo conoscono, che non sanno di che cosa tratta la Divina Commedia, che tipo di viaggio racconta, i temi trattati, quali messaggi sono emersi. Non è un’opera che vuole sostituirsi ai manuali d’italiano, ma un modo per avvicinare, tramite la narrazione, anche chi non ha avuto l’opportunità di studiare il mondo dantesco.

Fare questo lavoro di parafrasi non implica dare un’interpretazione personale?

Questo è uno dei rischi della riscrittura. Ogni tanto ho dato una mia interpretazione, ma mi sono sempre basato su quello che era già stato scritto. Quello che ho cercato di fare è privilegiare la narrazione, cioè raccontare il viaggio di Dante nell’Aldilà accompagnando i lettori che mai hanno avuto la possibilità di leggere il Dante originale. È un materiale filtrato, con una prospettiva mia personale d’insegnante e di scrittore, ma dovrebbe fungere da ponte per avvicinare alla vera Divina Commedia e ai veri versi delle tre Cantiche.

Fa leggere il libro ai suoi alunni?

Gliene parlo, lo cito e spiego loro che ho fatto quest’operazione, ma non obbligo mai alla lettura dei miei testi. Questo vale per i testi danteschi, ma anche per tutti gli altri. Li invito a una prima lettura, mostro il libro in classe, ma più in là non mi spingo. È un piccolo strumento che potrebbe essere utile per affrontare il discorso. A lezione leggiamo i versi originali della Divina Commedia, e poi, al massimo, possiamo prendere in mano il mio libretto e confrontarlo con la parafrasi degli altri specialisti.

Come mai ha scelto le illustrazioni di Doré?

Trovo che siano le illustrazioni più azzeccate, le migliori in circolazione; mostrano con grande realismo molte scene dei terreni dell’Oltretomba danteschi con potente dinamismo e attualità, scene che catturano sia i mostri, i diavoli e tutti i dannati in situazioni molto plastiche e attive nei loro movimenti. Le trovo straordinarie e, con l’editore, abbiamo deciso d’inserire una scelta di queste immagini per dare maggior forza al testo, per far emergere anche un’emozione attraverso le immagini. Credo che il connubio tra parafrasi, narrazione e immagini sia stato vincente.

In futuro uscirà anche l’interpretazione in prosa del Paradiso?

Il progetto, in realtà, era nato solo per l’Inferno, poi la pubblicazione ha suscitato molto interesse: Salvioni mi ha richiesto la possibilità di scrivere una narrazione legata al Purgatorio, quindi a questo punto bisognerà affrontare anche il Paradiso. Questa è un’operazione che mi spaventa un po’, poiché già il Purgatorio, che comincia a diventare più concettuale, è molto più complesso dell’Inferno, che invece è molto dinamico, realistico e visivo; il Paradiso è prettamente teorico e, oserei dire, teologico. Sarà una bella sfida, rileggerò tutta la cantica e tutte le sue interpretazioni con calma e poi cercherò di ridurla in prosa.

Altri progetti in elaborazione?

Ora sto completando un’opera legata alla lingua italiana. Il volumetto raccoglie molti dubbi e perplessità relativi a quest’ultima: scrittura, pronuncia, ortografia, grammatica, coniugazione dei verbi, etimologie, espressioni curiose o utilizzate impropriamente. Il libro comprende tutto questo in un catalogo narrativo che accompagna il lettore a riscoprire alcune regole dell’italiano, fornendo uno strumento per scrivere e parlare in modo più corretto. Il grande progetto che rimane da chiudere, invece, è legato alla scrittura di un ultimo romanzo che, insieme a ‘Terra Bruciata’ e ‘Domenica Matta’, va a chiudere una trilogia che racconta la storia della caccia alle streghe nella Svizzera italiana. Il nuovo romanzo, ambientato nel Luganese del Seicento, racconterà l’arrivo della grande peste milanese giunta alle nostre latitudini.

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