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30 anni fa la strage di Capaci
23.05.22 - 15:54
Aggiornamento: 18:03

Storia di mali, traditori, assassini e uomini giusti

‘Un fatto umano’ racconta la storia del pool antimafia attraverso un bestiario chiamato a dare forma al peso etico-morale degli uomini che rappresenta

Ripubblichiamo un contributo apparso nelle nostre pagine nel 2012

23 maggio 1992, Capaci. 19 luglio 1992, via D’Amelio. Sono passati trent’anni dalle stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che hanno sconvolto e segnato il passato dell’Italia della Prima Repubblica. Eventi terribili, culmine di quattordici anni di storia altrettanto violenti quanto oscuri che hanno origine alla fine degli anni Settanta, momento in cui nella Penisola tutte le forze di giustizia e la popolazione sono concentrate sugli atti terroristici; mentre in Sicilia la mafia, protetta dalla cappa di silenzio, si consolidava ed espandeva.

Poi, nella Palermo degli anni Ottanta, all’interno di Cosa Nostra scoppia una guerra sanguinaria innescata dai Corleonesi, che contemporaneamente colpiscono anche lo Stato a seguito di indagini e arresti all’interno dell’organizzazione. In questo clima difficile, malgrado le connivenze che intrecciano le istituzioni, la società e Cosa Nostra, malgrado un comportamento "emotivo, episodico, fluttuante" della politica, alcuni uomini armati di senso dello Stato intraprendono la lotta alla mafia.

Un fatto umano. Storia del pool antimafia (Einaudi-Stile libero, 2011; www.unfattoumano.it) è un graphic novel un po’ datato che narra questi quattordici anni di lotta contro Cosa Nostra, riportando alla memoria tutti gli eventi che hanno segnato la storia del pool antimafia, gli uomini eccezionali che l’hanno composto, la sua lotta alla criminalità organizzata: dalle prime leggi di contrasto, le indagini e operazioni, ai processi istruiti, ma anche alle sconfitte subite e patite che hanno significato la perdita soprattutto di uomini e di importanti passi avanti compiuti nella strategia giudiziaria. I tre autori, Manfredi Giffone, Fabrizio Longo e Alessandro Parodi, hanno compiuto un lavoro immenso protrattosi sull’arco di sette anni. Da una parte sostenuto dalla ricerca accurata per mezzo di una bibliografia corposa (libri, verbali dei processi, quotidiani, documenti), dall’altra da fotografie per la restituzione figurativa dei personaggi; ricerche che hanno creato un fumetto di reportage, in cui la cronaca si fonde con l’immagine.

La narrazione è affidata alle mani esperte di Mimmo Cuticchio, puparo erede dell’antica tradizione orale dei cuntisti siciliani (personaggio reale e tuttora vivente), che dà vita a pupi dalle forme zoomorfe. Così sale sulla scena del teatro, situato in piazza Kalsa, una sorta di bestiario che reinterpreta ulteriormente i personaggi della vicenda cristallizzandone, attraverso l’associazione ad animali, le caratteristiche. Per cui si incontra un Giovanni Falcone in sembianze di gatto, Paolo Borsellino e Carla Del Ponte hanno le fattezze di cane, Salvatore Riina è un cinghiale, Silvio Berlusconi una iena, Giulio Andreotti un pipistrello e così via.

L’iconografia dei personaggi ha dunque un significato ulteriore, caratteriale, che ne dà il peso etico-morale e permette di creare i rapporti fra un personaggio e l’altro: cinghiali, bufali eccetera sono ‘uomini d’onore’; cani e gatti raffigurano in gran maggioranza gli uomini di giustizia. Mentre nelle zone grigie, fra legalità, crimine, imprenditoria e politica si scorge un serraglio di animali abituato a vivere fra il giorno e la notte, fra luce e ombra.

Un fatto umano, dopo trent’anni, restituisce con incisività e bellezza una delle pagine più tristi e interessanti della storia della Repubblica, una vicenda umana vissuta sì da "assassini e traditori", ma anche, e soprattutto, da uomini forti disposti a perdere la vita per il senso dello Stato e la fiducia che riponevano nella giustizia. Un fumetto che non vuole essere dunque la banale celebrazione della memoria storica destinata a un solo giorno di rito, bensì un racconto ripetuto che attraverso le vicende umane possa ricordare sempre la necessità di una continua lotta per la giustizia, perché: "Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini".

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