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05.04.22 - 21:05
Aggiornamento: 21:40

Tiziana Mona nel ricordo del collega Renzo Balmelli

Prima donna a condurre un telegiornale, Tiziana Mona più che una mosca bianca fu una pioniera che aprì la strada a tante colleghe

di Renzo Balmelli
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Archivio Ti-Press

Qualcuno nel commemorare Tiziana Mona l’ha definita una mosca bianca, per essere stata la prima donna in Svizzera e in Europa a presentare un Telegiornale, quando le donne non disponevano nemmeno del diritto di voto. Durante le discussioni che avevamo in redazione nella sede delle storico Tg di Zurigo in cui confluivano lingue, culture e sensibilità diverse, ne andava orgogliosa. Orgogliosa e fiera per essere stata non tanto una mosca bianca, ma piuttosto una pioniera che aveva spianato la strada a molte altre colleghe desiderose di cimentarsi nella professione. Colleghe che poco alla volta vennero a completare la squadra al femminile di un gruppo composto all’inizio da soli uomini e ben lieto di accoglierle. Per quel ruolo Tiziana ne aveva le capacità e i requisiti, nonché una innata sensibilità che si manifestò fin dal primo giorno in cui arrivò alla sede zurighese.

Tra di noi le avevamo affibbiato il nomignolo di "ciclone" – nel senso buono del termine – per l’entusiasmo e la competenza con la quale sapeva affrontare le varie incombenze dettate dal mandato di servizio che a quei tempi includeva fino a cinque edizioni al giorno del Tg. Aveva fiuto, Tiziana, nel cogliere l’importanza delle notizie e dei servizi da mandare in onda secondo criteri giornalistici rigorosi, ma anche impostati in modo da offrire al pubblico un prodotto armonioso e capace di catturare l’attenzione dall’inizio alla fine. E aveva pure la determinazione tutta femminile di rimanere coerente con le sue scelte e per i temi ai lei cari. A questi impegni la nostra compagna di lungo viaggio nel mondo dell’informazione è rimasta fedele anche quando si ritirata dalla professione. La questione femminile, i diritti delle donne e la difesa della sua Leventina che lei, chiassese di origini, aveva scelto per trascorrere la pensione in un ambiente che le era congeniale.

Ed è appunto in Leventina, ad Ambrì, che ritroviamo l’altra Tiziana nella veste di gentile anfitrione per le rimpatriate dei veterani e di coloro che ancora non lo erano, impreziosite da una tavola imbandita in cui la facevano da padrone le specialità locali, formaggi e salumi a chilometro zero, polenta con funghi e altre leccornie. Incontri che hanno contribuito a rafforzare, oltre a quelli professionali, i legami di amicizia che ora si annidano nella memoria per non lasciarla mai più. Ed è difficile dirle addio.

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