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15.02.22 - 21:23

Donne e razzismo per i 20 anni del Fifdh

Il festival e forum sui diritti umani di Ginevra ha presentato la prossima edizione, in presenza dal 4 al 13 marzo

In occasione del suo ventesimo anniversario, il Fifdh, il Festival internazionale del film e forum sui diritti umani di Ginevra, ritroverà il suo pubblico dal 4 al 13 marzo dopo due edizioni online a causa della pandemia. Al centro del programma un omaggio alle donne; si discuterà inoltre del razzismo in Svizzera.

Questa edizione, presentata a Ginevra, sarà l’ultima diretta da Isabelle Gattiker che assumerà poi una nuova carica presso il Cantone di Ginevra. Partenza che coincide con un festival incentrato sulle donne.

IlFifdh è dedicato in particolare alla giornalista e attivista vietnamita Pham Doan Trang, detenuta da vari mesi nel suo Paese, e alla segretaria generale del sindacato dei domestici di Trinidad e Tobago, Ida Leblanc.

Tra gli ospiti anche la whistleblower americana Chelsea Manning, che parlerà degli effetti dei dati digitali sui diritti umani. La sua condanna a 35 anni di prigione è stata commutata da una corte marziale, dopo aver trasmesso a WikiLeaks centinaia di migliaia di documenti militari e diplomatici riservati. Una situazione che minaccia tuttora il fondatore di WikiLeaks Julian Assange a una pena di 175 anni di prigione negli Stati Uniti.

Fra le altre partecipanti ci sono l’attivista americana per il diritto all’aborto Paxton Smith, la direttrice generale dell’Organizzazione mondiale del commercio Ngozi Okonjo-Iweala e il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi. Inoltre, la metà della trentina di film presentati sono realizzati da donne o da rappresentati di minoranze di genere.

Tra i diversi temi presenti, una parte importante è nuovamente dedicata al razzismo, in particolare con due dibattiti incentrati sulla situazione in Svizzera. Dopo le polemiche in altre città, il primo esaminerà l’eredità razzista dei monumenti di Ginevra. Uno studio al proposito è stato commissionato dalla città a due professori dell’Istituto di alti studi internazionali e dello sviluppo.

Il dibattito verrà quindi esteso a tutto il Paese: a fine gennaio alcuni esperti dell’Onu avevano criticato e denunciato il “razzismo sistemico” in Svizzera sulle persone di origine africana. La discussione verterà poi sulle donne svizzere nere e sul documentario “Je suis noire”.

La Cina sarà anch’essa al centro del festival, che ospiterà l’attivista ed ex parlamentare di Hong Kong Nathan Law, nonché un sopravvissuto uiguro. Questo proprio nel momento in cui Pechino è presa di mira da molti governi, Svizzera compresa, per la detenzione di oltre un milione di uiguri in campi di internamento. Sono previste anche discussioni sui figli dei jihadisti in Siria o sull’ecocidio.

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