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Papà John (James Norton) e il piccolo Michael (Daniel Lamont)
Cinema
04.11.21 - 11:41

Piccola, dolorosa poesia chiamata ‘Nowhere special’

Un padre malato terminale cerca la famiglia che si prenda cura del suo bimbo. Il film di Uberto Pasolini, premiato a Venezia 77, è nelle sale ticinesi

È tutta una carrellata di gente dietro ai vetri, all’inizio. Vetrine come quelle di Edward Hopper, ma di giorno, a Belfast, e alla maniera di Ken Loach. Carrellata non casuale, perché il quasi 34enne John (James Norton, ‘Mr Jones’, ‘Piccole donne’, ‘Rush’) di mestiere fa il lavavetri. John è anche padre di Michael (Daniel Lamont, 4 anni come il personaggio che interpreta, con sorprendente naturalezza), in una normalità fatta di pidocchi presi a scuola, di favole da raccontare due volte e di preghiere prima di andare dormire; e in una crudeltà dell’avere, John, pochi mesi di vita davanti a sé. Con una madre biologica dileguatasi pochi mesi dopo avere messo al mondo Michael, senza una famiglia propria alla quale rivolgersi, John porta avanti due compiti paralleli: da una parte, proteggere il bimbo dalla realtà delle cose (“Cosa dovrei dirgli, che andrò in paradiso, seduto di fianco a Dio, lo stesso Dio che gli ha fatto tutto questo?”); dall’altra, trovare la miglior famiglia in circolazione alla quale affidarlo. Guidato di casa in casa dai servizi sociali, che hanno la comprensione di Shona (Eileen O’Higgins), John testa le capacità genitoriali di coppie, famiglie, famiglie allargate e aspiranti mamme single dal doloroso passato, alla comprensibile ricerca di un inesistente Mulino Bianco.

´Nowhere Special, al recente Zürich Film Festival, già Premio per la migliore regia nella sezione Orizzonti a Venezia 77, arriva oggi nelle sale ticinesi e ha bisogno di poche parole. Perché semplice nella costruzione, tecnicamente essenziale, affidato alle capacità attoriali di tutti, bimbo compreso, a suo agio in uno smarrimento che a un certo punto pare quasi reale. “Volevo evitare il più possibile il sentimentalismo e il melodramma”, ha dichiarato il regista, che riesce nel suo intento lasciando poche inquadrature alla malattia in quanto tale, mostrando invece il quotidiano di un rapporto padre-figlio fatto d’amore, conoscenza reciproca, fiducia reciproca, alla fine ben riposta.

La carrellata di potenziali famiglie adottive è uno spaccato sufficientemente reale di buoni propositi e sane imperfezioni, con una finestra che quasi sfiora la black comedy negli aspiranti genitori Trevor e Lorraine dall’inarrivabile cinismo. Il finale è un piccolo, positivo, forse non necessario ma gradito risarcimento, oltre che una concessione al personaggio più bello del film; nemmeno la musica sarebbe necessaria e al netto di entrambi, di musica e finale, Pasolini fa che ognuno versi da sé le lacrime che crede, se crede. Un segno di rispetto, il suo, calatosi sulla vera storia di un padre malato terminale con il medesimo problema di John.

Retto da un credibile Norton – “Felice di dedicare, ben prima dell’inizio delle riprese, intere giornate alla creazione di un legame con il bambino e di sostenere e guidare Daniel attraverso quella che per qualunque bambino sarebbe stata un’esperienza intensa e a tratti sconcertante” (Pasolini) – per discrezione e rispetto verso il tema trattato, ‘Nowhere Special’ è una dichiarazione di non ingerenza cinematografica nell’Ineluttabile che non ha bisogno di concessioni, in quanto ineluttabile di suo.

Cosa funziona: Uberto Pasolini ha diretto ‘Still Life’ e con la morte ha una certa dimestichezza, grottesca o terribilmente reale che sia

Perché vedere questo film: perché c’è il pericolo che la storia finisca sui tavoli di Hollywood, che ne farebbe un remake con Nicolas Cage (ringiovanito per l’occasione)

Perché non vedere questo film: per puro masochismo

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