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Musica
17.07.21 - 14:14

È in partenza Ticino Musica (ferma anche a Lugano)

Appendice il 22 luglio in stazione con Il Barbiere di Siviglia. Si parte domenica 18 luglio ed è il 25esimo. A colloquio con Gabor Meszaros, direttore artistico.

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Gabor Meszaros, direttore artistico

Itinerante come sempre, Ticino Musica festeggia i suoi 25 anni di vita dal 18 al 31 luglio, forte degli oltre 70 appuntamenti e dei luoghi di grande fascino nei quali ascoltare musica. Compresa la stazione di Lugano, dove i viaggiatori potranno fermarsi per una delle repliche del Barbiere di Siviglia, l’Opera studio di quest’anno, diretta da Daniele Piscopo. Pescando da www.ticinomusica.com, e cioè dal ricco programma ivi disponibile, gli eventi vanno dal ‘Concerto al tramonto’ alla Chiesa di San Bernardo al Curzútt (Monte Carasso) del quartetto d’archi in residence Animato Kwartet, al concerto di chitarra nella Chiesa di San Rocco a Morcote, fino ai tradizionali ‘Pranzi in musica’ al Boschetto Parco Ciani o al Lac. Tre gli appuntamenti speciali: il 22, 23 e 24 luglio, rispettivamente nella Chiesa del Collegio Papio di Ascona, nel Museo Vela di Ligornetto e nell’Aula Magna del Conservatorio della Svizzera italiana, i nonetti di Nino Rota, Bohuslav Martinu e Louis Spohr eseguiti da un ensemble di valore formato da Marco Rizzi, Yuval Gotlibovich, Giovanni Gnocchi, Andrea Oliva, Ivan Podyomov, Calogero Palermo, Gabor Meszaros, Jacques Deleplancque e Jonas Villegas Sciara.

Gabor Meszaros, il congedo del direttore artistico da Ticino Musica 2020 fu questo: ‘Un’edizione sorprendente, valorizzata dal solo fatto di esserci’. Sue parole.

Sono stato la persona più sorpresa della completezza del festival dello scorso anno. Siamo partiti con l’idea di riuscire a fare un concerto al giorno, laddove fossero garantite le condizioni di sicurezza. Lentamente, si sono aggiunte le idee dei docenti rimasti, quelli degli archi, della chitarra e della composizione, dovendo rinunciare ai fiati. Si è deciso, per esempio, di trasferire la composizione interamente in streaming e nonostante il mio essere contro l’assenza di contatto fisico riconosco che la soluzione si è rivelata decisiva, consentendoci di accedere a un pubblico molto più ampio del solito. La situazione mi ha spinto ad andare oltre le sale, uscendo nei parchi e nelle piazze, a partire dall’apertura con il Trio Bellevue in Piazza Manzoni. L’idea era quella d’iniziare a trattare la musica classica come si trattano il jazz e il rock, rinforzati da microfoni grazie ai quali ‘combattere’ i rumori della città. Il risultato ci ha sorpresi.

E i concerti sono stati molti più di uno al dì...

Quasi cinquanta, con tutte le mille attenzioni anti-Covid. Quest’anno vedo un incremento di programmazione di musica classica nelle località in cui siamo stati lo scorso anno, cosa che mi rende assai felice per l’essere stati un po’ pionieri. ‘Complice’ la pandemia, naturalmente: il detto “Non tutti i mali vengono per nuocere”, in un certo senso, è sempre valido. Il nostro mestiere, che dipende dalla presenza del pubblico, ci ha spinti a reinventarci e non penso che tutto questo svanirà con lo svanire della pandemia. Un concerto di classica nel parco sarà bello anche quando tutti saranno sani, senza più attenzioni.

Ticino Musica festeggia i suoi 25 anni di vita e, al tempo stesso, i 12 della sua direzione: posso chiederle un bilancio?

Non posso che essere fiero di ciò che siamo riusciti a fare. All’inizio è stato difficile, perché quando si porta un festival in un luogo nuovo devi necessariamente vincere un certo scetticismo. Il lavoro duro lo ha fatto naturalmente mio padre, in collaborazione con il nuovo conservatorio appena creato. Ci siamo stabiliti dapprima tra Ascona e Locarno, e poi il centro è diventato Lugano, nel Conservatorio della Svizzera italiana, anche se non da subito perché la struttura non consentiva ancora il pieno accentramento. Quando, logisticamente, tutto è stato riunito in un unico punto, si è potuta migliorare la rete tra partecipanti e docenti, è stato possibile aumentare l’intensità della collaborazione tra masterclass.

Quanto ai suoi 12 anni, nello specifico?

Nell’aprile del 2009, quando mio padre è venuto a mancare, ho rilevato la guida in un momento di crisi anche finanziaria. Avevamo circa venti masterclass, un grande numero. La nostra specialità, da sempre, è stata quella di garantirne la simultaneità, cosa che non si verifica sempre nei festival. Mi piace definirla una zuppa con tutti gli ingredienti che servono, sopra un fuoco che è l’incredibile energia che brucia dal primo all’ultimo giorno, dall’alba sino alla mezzanotte, con i ‘grandi maestri’ in azione non soltanto ‘predicando’, ma anche agendo. La mia, la nostra filosofia, d’altra parte, è che la preparazione di un brano musicale non finisce nell’aula di studio, ma confrontandosi con il pubblico, e questi nomi che arrivano da oltre quaranta nazioni, ogni anno, sono già musicisti bravissimi, diplomati in conservatori del mondo, che vengono qui per il cosiddetto ‘Corso di alto perfezionamento’ con la possibilità di suonare in prima persona. Non a caso, circa quaranta dei nostri concerti vedono protagonisti i ‘giovani maestri’, senza contare quelli che vedranno all’opera insieme ‘grandi maestri’ e i migliori ‘giovani’, novità di quest’anno che trascende la masterclass.

Non posso non chiederle del Barbiere di Siviglia in stazione, ambientazione decisamente insolita per un’opera lirica.

Tutto è nato dalla semplice constatazione di quanto bene suonasse uno di quei dodici pianoforti posti per alcune settimane nelle stazioni di tutta la Svizzera, a disposizione dei viaggiatori. Nel 2019 ve n’era uno a Lugano, nei pressi delle scale mobili, il suo suono era nitido, chiaro. L’architetto che ha curato l’ultima ristrutturazione della stazione di Lugano, Lorenzo Felder, appassionato flautista amatoriale e da sempre vicino alla musica classica, mi ha poi detto di come volesse che nella hall ci fosse una buona acustica, capace di armonizzare i rumori della città con quelli della stazione; io gli ho parlato della mia esperienza a Zurigo, quando in stazione fu allestita una Carmen, dicendogli che vedevo assai bene l’opera in quella di Lugano, visto che il nostro modo di affrontare il genere è molto flessibile, dall’Aula magna del Conservatorio al Palacongressi. Ho dunque parlato con tutti gli elementi coinvolti, inclusi i rappresentanti della stazione, e l’idea è caduta su di un terreno fertile.

Quali sono le sue, le vostre aspettative di fronte a un allestimento così particolare?

Non sarà un flashmob, perché sarà programmato, ma potrebbe avvicinarvisi per l’estrema libertà di movimento assicurata al pubblico. Sarà interessante vedere la relazione tra un’opera di Rossini con tutte le sue splendide arie e i rumori della stazione e della città, e quelli di un pubblico eterogeneo, di addetti ai lavori, fan dichiarati della musica classica e passanti che non hanno mai ascoltato una sola nota di musica classica. Se la cosa si rivelerà ripetibile, e indimenticabile come io credo, la stazione potrà diventare una delle tappe annuali dell’Opera studio.

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