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25.01.21 - 06:00
Aggiornamento: 07:27

Larry King, il microfono è spento

Morto per Covid a 87 anni. ‘Voglio fare questo mestiere fino alla fine’. Così è stato

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Larry King, 1933-2021 (Keystone)

“Tutto sommato, guardando indietro, posso dire di avere avuto una splendida vita“, dichiarava in una delle sue ultime interviste. “Che io ricordi, ho sempre voluto fare questo mestiere”, raccontava a People. “Sono fortunato perché posso continuare a fare il lavoro che più amo anche durante la crisi pandemica. E voglio lavorare fino alla fine”. Così è stato. Larry King, il più noto degli intervistatori del globo terracqueo, si è spento all’età di 87 anni in un ospedale di Los Angeles dov’era ricoverato dallo scorso 2 gennaio perché affetto da Coivd-19.

Così è stato – lavorare fino alla fine – da quando Lawrence Harvey Zeiger, classe 1933, viaggiò 20enne da Brooklyn alla Florida per fare la radio. Assunto da un'emittente di Miami, nel 1957, prima di andare ‘on air’, il manager della compagnia gl’impose un nome d’arte: “Ti serve qualcosa di meno etnico”, gli disse. “Su una pagina del Miami Herald che il capo teneva aperto – racconta King – c’era la pubblicità di King’s Liquor, un grossista di liquori...”. Anni di gavetta, poi nel 1978 la conduzione del mattiniero e più tardi pomeridiano ‘Larry King Show’, 90 radiofonici minuti d’intervista all’ospite più 90 di domande dai radioascoltatori, durati con timing diversi fino al 1994. Molto prima, il 16 giugno del 1985, era iniziato il televisivo Larry King Live sulla Cnn, il cui picco di ascolti, un giorno, avrebbe toccato il milione e 500mila spettatori. Il 16 dicembre 2010, data dell’ultima puntata, si concludeva lo show più duraturo mai condotto da una stessa persona e l’uomo di radio e tv, colonnista di Usa Today per 25 anni, si trasferiva a Ora Tv, canale on-demand che avrebbe prodotto i suoi ‘Larry King Now’ e ‘Politicking with Larry King’.

'Tra Dio e O.J. meglio O.J.'

Maniche arrotolate e bretelle, presentatore non giornalista, Larry King ha realizzato più di 30mila interviste per la Cnn. Presa la carriera per intero, le interviste salgono a 50mila. In carica o meno, davanti a lui sono sfilati tutti i presidenti degli Stati Uniti da Gerald Ford in avanti e tutte le personalità più o meno fondamentali della storia moderna, da Martin Luther King a Paris Hilton, dal Dalai Lama a O.J. Simpson, da Bill Gates a Mark David Chapman, il killer di John Lennon. Per dirla con il New York Times, questo ‘Breezy Interviewer of the Famous and Infamous’ (disinvolto intervistatore di famosi e famigerati), ha intervistato “presidenti e paragnosti, stelle del cinema e malfattori e innumerevoli schiere di gente al telefono, idiosincratica e insonne”. In poche parole, “chiunque avesse una storia da raccontare”. Non sono mancati, infatti, ufologi complottisti, medium e sensitivi, capitoli di tv del dolore come il calvario di Tammy Fay Messner, cantante ed evangelista, ospite fisso dello show fino al giorno prima di morire di cancro, a mostrare i 30 chili di peso e la voce ridotta a un rantolo.

A proposito di O.J. Simpson: “Se ci fosse stato un accordo già firmato con Dio e O.J. fosse stato disponibile, avremmo spostato l’intervista con Dio”, avrebbe detto King il 5 ottobre del 1995, commentando la telefonata dell’ex stella del football americano e del cinema al suo programma il giorno prima, poco dopo la sentenza di assoluzione dall'accusa di uxoricidio. In quella che non sembra esattamente un’intervista, ma più un microfono aperto, Simpson ringraziava King — “I miei amici hanno detto che sei stato corretto, riportando sempre entrambi i punti di vista” – parlando ininterrottamente per 2 minuti e 30 secondi. A margine della trasmissione, il Washington Post scriverà: “Era come stare sul banco dei testimoni senza dover subire un controinterrogatorio”.

Domanda breve, risposta buona

Ora Tv, nel post che annuncia la sua morte, la pensa diversamente. “Mentre il suo nome appariva nei titoli, Larry King continuava a vedersi come un mero e imparziale tramite tra l’ospite e il pubblico”. Perché “che si trattasse di presidenti, leader stranieri, celebrità, personaggi scandalistici, gente comune, Larry credeva che una domanda concisa portasse le migliori risposte”. Un concetto caro al presentatore che alla Bbc, nel 2015, spiegava: “Se io arretro, se faccio buone domande, se ascolto le risposte e mi prendo cura degli ospiti, la telecamera sembra scomparire”. In quell’occasione, King ci andò pesante sul successore Piers Morgan, omologo britannico la cui permanenza al ‘Piers Morgan Tonight’ della Cnn, versione ‘british’ del medesimo format, durò solo tre anni: “Era uno show che si vendeva al pubblico televisivo americano. Era troppo per lui”, commentò King; su Twitter, Morgan cinguettò: “In quel programma mi sono battuto per il controllo delle armi e per salvare vite. Tu hai solo – tradotto alla lettera – soffiato fumo sul sedere delle celebrità”, espressione colorita per definire l’approccio da amichevole inquisitore, perfetto per gli sciacquatori di panni in famiglia allargata (la tv).

Uomo da un milione di voti

Parere degli economisti del 2007, l’intervista a Oprah Winfrey spostò un milione di voti verso Barack Obama; nel 1998, Frank Sinatra lo scelse per una delle sue rare interviste di fine carriera, durante la quale definì “magnaccia e puttane” gli autori delle biografie scandalistiche non autorizzate. In quello stesso anno, Larry King spostava le telecamere dello show nel braccio della morte di un carcere texano per parlare con Karla Faye Tucker, detenuta prossima alla pena capitale. Nel 1994, un Marlon Brando sfatto e a piedi nudi lo baciò sulla bocca; l’intervista a Paul McCartney del 2001, dal lungo passaggio sulla morte di Lennon, gli valse una candidatura all’Emmy Award. Comprensivo con Margaret Thatcher, affettuoso con Vladimir Putin, autoironico con Lady Gaga (in bretelle a fargli il verso), difensore degli scientologisti, generoso con i cardiopatici meno abbienti, appassionato di criogenesi (avrebbe espresso desideri di congelamento post mortem), Larry King è stato radio, tv, libri, apparizioni televisive e cinematografiche – è se stesso nel primo ‘Ghostbusters’ (1984) – e pure doppiaggio (vari ‘Shrek’, ‘Bee Movie’).

Non meno scoppiettante è stata la vita privata: l’arresto per frode nel 1971, il gioco d’azzardo cronico da cui i due fallimenti e i matrimoni, più numerosi degli gli attacchi di cuore, meno degli interventi chirurgici, incluso quello per un tumore scoperto nel 2017 e sconfitto. Sposato otto volte con sette donne, padre di cinque figli generanti nove nipoti, nel 2020 King aveva dovuto piangere la figlia 51enne Chaia morta per un cancro ai polmoni e il figlio 65enne Andy colpito da un attacco di cuore fatale. “Mi sento fuori servizio”, scriveva sull’account LarryKingNow. “Nessun genitore dovrebbe mai seppellire i propri bimbi”. Quanto alla morte, quella del padre perso all’età di nove anni lo aveva col tempo reso agnostico, e più tardi un “ateo agnostico”. Parole sue. Come quelle che seguono: “La mia più grande paura è la morte, perché non credo che andrò da qualche parte. E dal momento che penso questo, ho sposato qualcuno che è convinto di andarci”.

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